APPELLO AI LAVORATORI ARABI ED EBREI IN PALESTINA E ISRAELE

Dimostrazione per il cessate il fuoco e per la coesistenza all’incrocio di Oranim a Gerusalemme Sud, il 13 maggio 2021 (Times of Israel)

Riceviamo, condividiamo e pubblichiamo questo appello lanciato dai compagni internazionalisti olandesi del blog Arbeidersstemmen (Le voci dei lavoratori).

Link al blog: https://leftdis.wordpress.com/2021/05/26/call-to-arab-and-jewish-workers-in-palestine-and-israel/

Dutch version: https://arbeidersstemmen.wordpress.com/2021/05/25/oproep-aan-arabische-en-joodse-arbeiders-in-palestina-en-israel/#more-13487.

Amsterdam, 25 maggio 2021

I lavoratori di tutto il mondo hanno accolto con speranza e aspettativa le notizie sulle manifestazioni congiunte di oratori arabi e israeliani sui ponti e sugli incroci delle città israeliane. Durante i reciproci bombardamenti e i pogrom, hanno protestato fianco a fianco, come vicini e compagni di lavoro, contro il terrore e la guerra. Dopo l’armistizio, hanno espresso con la loro partecipazione a manifestazioni pacifiche di massa il timore che le potenze su entrambi i lati dei confini parlino di pace mentre in realtà stanno già preparando la prossima guerra. Preparativi bellici che richiedono un’ulteriore intensificazione dello sfruttamento di tutti i lavoratori: manodopera frontaliera, scavo di gallerie, costruzione di missili, ulteriore lavoro per lo sviluppo e l’acquisto di sistemi d’arma. Tutto questo in aggiunta al far ricadere sui lavoratori e sui poveri i costi della guerra e della ricostruzione. Sia lo Stato di Israele che lo Stato dell’OLP in Cisgiordania e lo Stato di Hamas a Gaza si sentono rafforzati nei loro sforzi bellici dal massiccio sostegno delle “loro” popolazioni accecate dal nazionalismo. Senza eccezioni, questi tre stati continueranno a dirigere il terrore delle milizie e delle bande estremiste contro ogni resistenza ai preparativi di guerra e allo sfruttamento intensificato, anche se questa resistenza invoca la “pace” e il “diritto all’autodeterminazione” articolati dai leaders del movimento per la pace.

Quest’anno ricorre l’ottantesimo anniversario dello sciopero di massa dei lavoratori di Amsterdam contro la persecuzione dei loro compagni di lavoro, vicini di casa e parenti ebrei da parte degli occupanti fascisti tedeschi dei Paesi Bassi. È possibile che ora i lavoratori ebrei in Israele esprimano solidarietà agli israeliani di lingua araba, ai lavoratori frontalieri della Cisgiordania, ai proletari che soffrono nella prigione a cielo aperto chiamata Gaza? Dalla lontana Amsterdam è difficile vedere se questa sia una possibilità reale. Ciò che è chiaro, tuttavia, è che ciò invierebbe il segnale che le attuali divisioni della classe operaia per passaporto, lingua, religione, tipo di contratto di lavoro e via dicendo possono essere superate dalla lotta indipendente dei lavoratori. Costringerebbe anche la classe dominante e sfruttatrice di Israele, Cisgiordania e Gaza a fare un passo indietro dal sentiero di guerra e ad accettare le giuste richieste di migliori salari, condizioni di lavoro, servizi sociali e sanitari.

Gli ostacoli che si frappongono alla solidarietà tra lavoratori di lingua araba ed ebraica sono molti. Fra i più importanti:

• Le organizzazioni che pretendono di rappresentare i lavoratori, di fatto i sindacati statali, come l’Histadruth e la Nuova Federazione dei sindacati palestinesi, organizzano i lavoratori e gli scioperi per nazione, come nel caso dello sciopero “palestinese” indetto nel corso della guerra, che ha impedito ai lavoratori ebrei di parteciparvi.

• I partiti e i movimenti politici esistenti, compresi i vari gruppi che lottano per la “pace”, invocano il diritto degli Stati, come il diritto all’”autodifesa” e all’”autodeterminazione dei popoli”. Vediamo cosa significa questo attraverso le dichiarazioni rese dai leader del movimento per la pace al raduno di sabato 22 maggio a Tel Aviv.

David Grossman:

“Noi israeliani ci rifiutiamo ancora di renderci conto che è passato il tempo in cui il nostro potere può rafforzare una realtà che è conveniente per noi e solo per noi, per i nostri bisogni e interessi”. (Fonte: Haaretz)

Parlando di “noi israeliani”, Grossman riunisce operai, capitalisti e politici borghesi e separa i lavoratori israeliani dai loro compagni di classe con diverso passaporto o lingua. I lavoratori non detengono il potere dello Stato o sullo Stato, e quindi non hanno interesse a identificarsi con esso.

Ayman Odeh:

“Ho sentito politici e funzionari della sicurezza parlare di un nuovo ciclo di combattimenti tra pochi mesi o anni, mentre sono ciechi di fronte ai 7 milioni di palestinesi che vivono tra il fiume [Giordano] e il Marr [Mediterraneo]”, “Due popoli vivono qui ed entrambi meritano il diritto all’autodeterminazione”. (Fonte: Jerusalem Post).

La soluzione dei due stati sostenuta da Odeh, ora più che mai, se realizzata non farà che rafforzare la divisione della classe operaia in base allo stato e al “popolo”, così come la continuazione del lavoro frontaliero o, al contrario, l’importazione di nuovi migranti, eserciterà una maggiore pressione sui lavoratori israeliani, se questi non saranno capaci di costruire solidarietà lottando insieme ai “nuovi arrivati”. Come accennato, dalla lontana Amsterdam è difficile valutare la situazione in Medio Oriente. Spetta soprattutto ai lavoratori in Israele e nei territori occupati, indipendentemente dalla loro lingua madre, riflettere sulle minacce dell’attuale situazione di incertezza e sulle opportunità inerenti all’essere solidali in quanto lavoratori.

Ai proletari del Medio Oriente: In molteplici ondate di lotta proletaria, avete sfidato i vostri “propri” sfruttatori e oppressori in Libano, Siria, Iraq, Iran, Egitto, ecc. Ora esiste la possibilità di una tale lotta proletaria contro gli sfruttatori e gli oppressori nello stato di Israele, nello stato dell’OLP in Cisgiordania e nello stato di Hamas a Gaza. Ciò significa che le lotte operaie potrebbero mettere in moto un importante punto focale delle tensioni tra gli imperialismi regionali (Turchia, Iran, Arabia Saudita, ecc.), lotte operaie che attendono anche la vostra solidarietà.

Alla classe operaia mondiale: Il Medio Oriente con le sue ricche risorse energetiche è un importante punto focale nella lotta per la redistribuzione delle sfere di influenza imperialiste tra gli Stati Uniti da una parte e l’Asse Cina-Russia dall’altra. Ciò che accade in Israele, in Cisgiordania e a Gaza determina anche il tuo destino. O l’aggravamento della barbarie capitalista o l’ascesa della classe operaia mondiale e la costituzione di una società senza guerra e sfruttamento.

F.C. 25-5-2021

Arbeidersstemmen (Workers’ Voices)

leftdis.wordpress.com

Traduzione dall’inglese di Rostrum, 26 maggio 2021

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