Chi siamo

“Ciò che conta non è che cosa questo o quel proletario, o anche tutto il proletariato si rappresenta temporaneamente come fine. Ciò che conta è che cosa esso è e che cosa esso sarà costretto storicamente a fare in conformità a questo suo essere. Il suo fine e la sua azione storica sono indicati in modo chiaro, in modo irrevocabile, nella situazione della sua vita e in tutta l’organizzazione della società civile moderna.” K. Marx, F. Engels, La sacra famiglia, 1844.

Il circolo internazionalista “coalizione operaia” nasce nel novembre 2020 dall’incontro dei membri del circolo “Francesco Misiano” con altri compagni, attivisti del SI. Cobas di Roma. Questo contenitore vuole essere espressione del nostro lavoro collettivo di riflessione e di studio, inseparabile dalla pratica militante all’interno dei processi che interessano l’auto-attività storica della classe operaia. Una classe che rappresenta l’unica forza sociale in grado di cogliere oggettivamente e soggettivamente la contraddizione capitalistica fondamentale tra sviluppo delle forze produttive e rapporti sociali di produzione; in quanto unica classe ad instaurare un rapporto di antagonismo inconciliabile con il capitale nel suo processo di valorizzazione; in quanto unica classe a poter esprimere una prospettiva internazionale di rivoluzione sociale.

Convinti, con Marx ed Engels che

I comunisti si distinguono dagli altri partiti proletari solo per il fatto che da una parte essi mettono in rilievo e fanno valere gli interessi comuni, indipendenti dalla nazionalità, dell’intero proletariato, nelle varie lotte nazionali dei proletari; e dall’altra per il fatto che sostengono costantemente l’interesse del movimento complessivo, attraverso i vari stadi di sviluppo percorsi dalla lotta fra proletariato e borghesia

e che

Lo scopo immediato dei comunisti è lo stesso di tutti gli altri proletari: formazione del proletariato in classe, abbattimento del dominio della borghesia, conquista del potere politico da parte del proletariato

il nostro obiettivo è quello di dare il massimo contributo possibile dal punto di vista militante, inseparabile da quello dell’approfondimento teorico, alle battaglie che la classe operaia è e sarà chiamata a combattere contro la classe dominante e contro tutte le sue espressioni politiche, aperte o mascherate.

Siamo e saremo sempre al fianco della classe operaia, tutte le volte che questa dovrà far valere le proprie rivendicazioni – economiche e politiche – nei luoghi di lavoro, nelle piazze, ovunque.

Siamo intenzionati ad aggiungere la nostra piccola ma determinata presenza nelle lotte di oggi, ancora frammentate e parziali, e in quelle di domani, quando la spinta delle determinazioni materiali le generalizzerà, per cercare di favorirne uno sbocco che – se deve condurre al superamento del capitalismo – per noi non può che essere rivoluzionario.

Siamo comunisti, perché il nostro scopo è contribuire al superamento dell’attuale modo di produzione capitalistico – una società lacerata, contraddittoria e inefficiente, irrazionale e inumana – affinché possa realizzarsi una società che, dando piena soddisfazione ai bisogni materiali e intellettuali di ciascuno, sviluppi e valorizzi realmente le capacità e le potenzialità di ognuno, permettendo all’umanità di riconoscersi e di agire come tale. Questo è ciò che intendiamo per comunismo.

Siamo internazionalisti, perché consapevoli della fondamentale comunanza di condizione e di interesse dei lavoratori di tutto il mondo, al di sopra di tutte le divisioni nazionali, etniche, di confessione, di lingua di genere e quant’altro. Il nostro internazionalismo non è un sentimentale affratellamento di popoli e culture diverse, è piuttosto il riconoscersi come classe, come membri di una parte dell’umanità oggettivamente in guerra contro un’altra: la borghesia mondiale. Il nostro internazionalismo è il rifiuto dello sciovinismo e di ogni superstizione nazionale, usata dalle classi dominanti per dividere il proletariato, sfruttarlo meglio e scagliarlo contro se stesso nei vari carnai delle guerre imperialistiche. Il nostro internazionalismo è inseparabile dalla consapevolezza che il comunismo o è mondiale o non è. Il nostro internazionalismo è il riconoscimento di un debito teorico anche nei confronti delle minoranze rivoluzionarie che si sono caratterizzate con tale aggettivo.

Si tratta per noi, senza presunzioni, di cercare di salvaguardare il patrimonio comune di tutte queste esperienze, facendo tesoro degli elementi validi di quelle elaborazioni e provando a svincolarsi dai loro limiti, senza difenderne acriticamente le debolezze e liberi di apprezzarne il contributo fornito all’interpretazione di un corpus teorico stabilito centosettant’anni fa.