LA SOLIDARIETA’ DI CLASSE NON VERIFICA IL “PASS” SINDACALE

Nella giornata di ieri a Prato, nel corso dello sciopero generale indetto da varie sigle del sindacalismo di base (al quale abbiamo partecipato a Roma), una decina di picchiatori presumibilmente assoldati dalla proprietà dell’azienda del settore tessile Dreamland, approfittando della scarsità numerica del picchetto dovuta al confluire di molti operai alla manifestazione di Firenze, hanno aggredito a colpi di mazze da baseball il presidio permanente di lavoratori in vertenza con l’azienda provocando cinque feriti, di cui uno in gravi condizioni. Il tutto è avvenuto davanti al vigile e inoperoso sguardo delle forze del cosiddetto ordine, che non hanno ritenuto opportuno intervenire. Nessuna meraviglia, anzi, è persino più sorprendente che non siano intervenute in ausilio degli aggressori. Solo un paio di giorni prima, la sede centrale della Cgil è stata presa d’assalto da una cinquantina di centoneri, mentre l’esile cordone poliziesco si squagliava con liquida rapidità. Tutto si tiene, nell’attacco del capitale alle condizioni di esistenza del proletariato che dovrà pagare i conti della ristrutturazione post-pandemica. Ovviamente, se nella sede del sindacato istituzionale fosse stato in corso un convegno dei suoi dirigenti nazionali, non avremmo dubbi sul fatto che la gendarmeria avrebbe profuso un maggiore impegno difensivo. Lo Stato borghese sa difendere i propri esponenti. Ma a Corso d’Italia non c’era praticamente nessuno, e il simbolo, la sede sindacale, poteva essere tranquillamente violato e calpestato. Non ci sentiamo di dire a centinaia di migliaia di lavoratori iscritti ad un sindacato, qualunque sindacato esso sia, di qualunque politica filo-padronale la sua dirigenza si macchi o si sia macchiata, che, di fronte ad un’aggressione da parte di elementi fascisti piccolo-borghesi, non facciamo nessuna differenza tra loro, gli iscritti, e i loro dirigenti; che non facciamo nessuna differenza tra una contestazione operaia, per violenta che sia, contro una burocrazia opportunista e collaborazionista e un attacco al sindacato in quanto tale perpetrato da bottegai, mezze classi inferocite e perdigiorno palestrati. E non è certo in nome dell’antifascismo che prendiamo posizione. Gran parte della borghesia è antifascista, persino qualche fascista è antifascista, quando è più opportuno. Tutta la borghesia, democratico o fascista che sia il colore del suo piumaggio, è rapacemente anti-operaia. Allora è nel nome della difesa di classe del proletariato, è nel nome dell’abbattimento dello sfruttamento capitalistico che esprimiamo la nostra solidarietà ai lavoratori iscritti al SI. Cobas, aggrediti e percossi a Prato, come ai lavoratori iscritti alla Cgil. Ai nostri compagni di classe di Prato poi ricordiamo, se ce ne fosse bisogno, che lottando per la fondamentale rivendicazione di 8 ore di lavoro al giorno per 5 giorni lavorativi a settimana, a fronte di 12 ore su 7 giorni attuali, stanno mettendo in discussione il fondamento sul quale si basa la prosperità e la permanenza sul mercato di molte aziende del distretto tessile: lo sfruttamento più brutale rappresentato dall’aumento del plusvalore assoluto estorto agli operai. Una borghesia che è ancora oggi in grado di procedere indisturbata con queste modalità è una borghesia che non è attrezzata alla concertazione e tantomeno al dialogo, che è pronta a difendere con la violenza esercitata in proprio i suoi interessi e che trova piena collaborazione nelle istituzioni territoriali e nazionali. Ingaggiare una battaglia su rivendicazioni di classe così dirimenti in un simile contesto, oltre che doveroso, è esemplare, è coraggioso, e non è semplice. Non lasciamo gli operai di Prato da soli! Non lasciamoli soli e senza la forza di sostenere, sotto ogni punto di vista, il livello di scontro che devono affrontare!

Circolo internazionalista “coalizione operaia

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