Dopo una serie di agitazioni e di blocchi messi in atto nell’arco degli ultimi 23 mesi dai lavoratori portuali di Francia, Italia, Grecia e altri paesi, pochi giorni fa i camalli di Genova hanno minacciato uno sciopero che, oltre ad impedire la partenza dei container di armi diretti ad Israele, arresterebbe l’intero transito di merci che passa per le banchine dello scalo ligure, «bloccando l’Europa» nel caso in cui la spedizione umanitaria denominata Global Sumud Flotilla dovesse subire interventi di forza da parte della marina militare israeliana.
Più che la forma, il contenuto, gli interessi politici patrocinati dai promotori dell’iniziativa di volontariato assistenziale o le sue reali o supposte “contraddizioni”, ciò che interessa i rivoluzionari internazionalisti è l’eventuale azione del proletariato contro la guerra sul terreno di classe che a questa iniziativa si collegherebbe.
L’unica possibilità di fermare le atrocità che da quasi due anni la borghesia israeliana sta perpetrando a Gaza, con la complicità o il sostanziale beneplacito delle cancellerie imperialistiche di tutto il mondo, risiede infatti nella mobilitazione di classe internazionale. Non certo nel sostegno “incondizionato” alla fazione teocratica della borghesia palestinese, “vaso di coccio” nel confronto tra Stati e potenze, ma non meno feroce della classe dominante di Tel Aviv e di fatto complice, con i suoi cinici calcoli politici fatti sulla pelle dei proletari gazawi, del massacro indiscriminato e del ributtante affamamento di decine di migliaia di uomini e donne, di anziani e di bambini.
Certo, vorremmo vedere quest’azione intrapresa direttamente contro la barbarie imperialistica in Medio Oriente, a prescindere dal successo di un’iniziativa umanitaria. Vorremmo vedere questi lavoratori scendere in sciopero e bloccare i carichi di armi destinati alle guerre di TUTTE le potenze, di TUTTI gli Stati e di TUTTE le borghesie dell’imperialismo: dagli USA alla Cina, dalla Russia all’Ucraina, da Israele all’Iran, dall’Arabia Saudita all’Egitto, ecc., ecc. Vorremmo vederli lanciare un grido di solidarietà rivolto anche a quei proletari israeliani, sia civili che in divisa, che cominciano a prendere coscienza delle raccapriccianti responsabilità della propria borghesia e ad alzare la voce contro di esse – ancora pochi, ma non “inesistenti” come sono interessati a dare ad intendere coloro che fondono arbitrariamente le classi sociali nel calderone dei “popoli” per giustificare le loro simpatie e il loro odi “a servizio”.
Ma i marxisti non sono usi scambiare i propri desideri per realtà, non sono avvezzi a confondere gli sviluppi di un processo, che per realizzarsi ha bisogno anche del loro attivo contributo, con un suo eventuale, promettente inizio.
Non sarebbe realistico attendersi che il legittimo disgusto per quanto avviene a Gaza e la spontanea simpatia emotiva nei confronti di una popolazione oppressa e martoriata da parte dei lavoratori del porto siano scevri da pencolamenti ideologici, ma è sul terreno della lotta di classe e dei suoi specifici metodi che il proletariato può superare le infide e putride sabbie mobili del campismo a cui vorrebbero relegarlo e aggiogarlo forze politico-sindacali che è ormai forse persino un complimento definire opportuniste.
È questo l’autentico campo di battaglia del marxismo rivoluzionario e internazionalista, ciò che ci interessa, ci riguarda e ci sollecita. La battaglia per le teste e i cuori di quei proletari che la lotta può condurre sulla via della maturazione di una consapevolezza di classe. La battaglia per sottrarre gli elementi più sensibili di queste prime, sane e promettenti espressioni di lotta operaia contro la guerra all’influenza di coloro che vorrebbero infilarle all’occhiello della propria sudicia casacca socialnazionalista. La battaglia per contrastare nella classe l’influenza di coloro che approvano, blandiscono e circuiscono queste mobilitazioni affinché rimangano indirizzate esclusivamente contro alcune borghesie, contro alcuni Stati, contro alcune guerre.
È per condurre questa battaglia, difficile, aspra, di minoranza, che gli internazionalisti, incuranti ma non ignari – e sicuramente non dimentichi – delle infamie che gli autentici “luogotenenti operai” della classe capitalista rovesciano loro addosso con l’isteria della malafede, si schierano a fianco dei lavoratori portuali che sono già scesi o che dovessero scendere in lotta.
Circolo internazionalista «coalizione operaia» – Prospettiva Marxista
