István Angyal – «UNA GRANDE PIETRA GREZZA» Ungheria 1956 – La testimonianza di un combattente operaio della rivoluzione dei consigli

A cura del Circolo internazionalista «coalizione operaia»


«Che il ricordo della plebe senza nome – da cui siamo nati, con cui siamo stati una cosa sola e a cui insieme ritorniamo – non sia altro che una grande pietra grezza.»

«…in questo appello annunciavamo che il 7 novembre – anniversario della Rivoluzione d’Ottobre del 1917 – in via Tűzoltó e nella zona circostante, difesa dai rivoluzionari, avremmo issato la bandiera rossa della rivoluzione accanto ai colori nazionali e ai drappi a lutto, poiché siamo eredi non soltanto dei rivoluzionari ungheresi del 1848 e del 1919, ma anche dei rivoluzionari russi del 1917.»

I. Angyal

Il memoriale di István Angyal, una voce interna agli avvenimenti soffocata dal cappio stalinista e troppo a lungo rimasta inascoltata, restituisce “carne e sangue” allo scheletro dell’analisi marxista della rivoluzione ungherese dei consigli operai.

Il fatto che la mobilitazione proletaria ungherese sia riuscita a imprimere il segno di classe rivoluzionario agli sviluppi della lotta offre una ennesima attestazione storica di quanta forza, di quale potente significato rivesta l’azione della classe sfruttata quando si mette in moto, percependo, cogliendo, rifiutando, sulla base della propria esperienza diretta interpretata con gli strumenti concettuali disponibili, gli elementi sostanziali di quegli ingranaggi, di quelle forze sociali che presiedono al proprio sfruttamento. Allo stesso tempo però la parabola della rivoluzione ungherese deve costituire una grande lezione per le leve rivoluzionarie del presente e del futuro su quanto pesi, nella storia della lotta di classe e dei suoi esiti, lo spazio rimasto vuoto, il mancato nesso tra questa necessaria e imprescindibile spinta primaria e una soggettività politica che possa integrare la forza complessiva della classe con l’apporto determinante di un bagaglio di esperienze storiche rielaborate, acquisite, trasmissibili e assimilabili come teoria, guida per l’azione.


István Angyal (Magyarbánhegyes, 1928 – Budapest, 1958)

Nato in una famiglia ebraica di modeste condizioni, a sedici anni fu deportato ad Auschwitz, dove furono uccise la madre e una sorella. Tornato in Ungheria dopo la liberazione, aderì al marxismo senza iscriversi formalmente al partito del regime stalinista di Mátyás Rákosi (l’MDP, il Partito dei Lavoratori Ungheresi). Studente di storia e letteratura, nel 1949 venne espulso dall’università di Budapest per aver difeso György Lukács dagli attacchi stalinisti. Divenuto operaio specializzato nel cemento armato, caposquadra e infine capocantiere, seppe conquistarsi la fiducia dei lavoratori con il rigore, la solidarietà e un intransigente senso di giustizia. Nell’ottobre 1956 fu tra i protagonisti della rivoluzione ungherese. Divenuto guida naturale degli insorti di via Tűzoltó, organizzò la difesa del quartiere, il soccorso ai feriti, l’approvvigionamento delle famiglie e la protezione dei prigionieri. Combatté sia contro il capitalismo di Stato sia contro un ritorno al capitalismo “privato”, senza rinunciare all’idea di un socialismo autentico, e di una dittatura del proletariato fondata sui consigli operai. Dopo l’intervento sovietico del 4 novembre continuò la resistenza, quindi organizzò la stampa e la diffusione di volantini per uno sciopero generale. Arrestato il 16 novembre, in prigione, mentre la rivoluzione veniva soffocata, affidò alla carta il memoriale che qui pubblichiamo per la prima volta in italiano: una testimonianza coraggiosa e lucida, scritta in attesa del processo per chiarire ai suoi carcerieri il senso politico delle sue azioni. Condannato a morte, rifiutò di chiedere la grazia e il 1° dicembre 1958, a trent’anni, si avviò con dignità al patibolo.

NOTA EDITORIALE

Il testo di István Angyal che pubblichiamo per la prima volta in lingua italiana non è né un diario né un memoir composto a posteriori, ma un’autodichiarazione (önvallomás) redatta in custodia cautelare, durante l’istruttoria. Arrestato il 16 novembre 1956 nell’ospedale di via Péterfy, dove aveva trovato rifugio dopo la fine dei combattimenti, Angyal fu condotto nella prigione di via Fő. Già il giorno seguente un provvedimento del procuratore dichiarò ingiustificata la sua detenzione e ne dispose la scarcerazione. Ciononostante, nel pomeriggio, invece di essere rilasciato venne trasferito in carcere. Nei giorni successivi fu interrogato ripetutamente e scrisse le pagine del memoriale, che il poscritto data al 25 novembre 1956. Egli stesso precisa di averle scritte dedicandovi cinque o sei ore al giorno, oltre agli interrogatori e al sonno.

Angyal scrisse senza costrizione e con totale franchezza, convinto di aver agito legittimamente e di rendere conto di una rivoluzione, non di un reato. Rivendicò apertamente il proprio ruolo di comandante del gruppo di via Tűzoltó, giudicando fatti e persone «dalla prospettiva della rivoluzione» e dichiarando il proprio testo «fortemente, dichiaratamente di parte». Chiese che le pagine gli fossero restituite al momento del rilascio o, se trascritte, che gliene fosse consegnata una copia; in caso contrario, che fossero inviate all’ex moglie perché le conservasse per loro figlio.

Il documento seguì invece un altro destino. Gli inquirenti lo utilizzarono come prova, e la sua stessa sincerità fornì all’accusa il materiale per la qualificazione più grave. Incriminato in un primo tempo per incitamento contro l’ordine statale e, nel processo del maggio 1957, per istigazione all’odio contro lo Stato popolare, Angyal vide il proprio caso separato da quello di altri imputati il 14 maggio 1957. Un’inchiesta suppletiva trasformò l’accusa in quella di aver promosso e diretto una cospirazione per rovesciare l’ordine statale. Condannato a morte nel 1958 dal collegio presieduto da Gusztáv Tutsek, e con sentenza confermata in appello, fu giustiziato il 1° dicembre 1958.


Indice del volume

Novembre 2026, Serie rossa, 340 pagine, brossura.

Contributo politico consigliato 15 euro più spese di spedizione

ISBN 979-12-210-9408-4

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