IL CATTIVO SEME – Per un Primo Maggio operaio, di lotta internazionalista

Oggi, come novanta anni fa, il Primo Maggio 1931 nel Witwatersrand, il capitalismo impugna divisioni nazionali, religiose e culturali per dividere la classe operaia. Uno dei suoi frutti più ripugnanti è il marciume dell’ideologia razzista moderna, che la borghesia di ogni paese è in grado di dosare e alternare sapientemente con un antirazzismo sentimentale e sostanzialmente innocuo. Innocuo, se il superamento dei pregiudizi razziali non si porta sul terreno della lotta di classe, l’unico terreno in grado di spaventare sul serio la classe dominante, l’unico in grado di unire gli sfruttati di ogni nazionalità, religione e pigmentazione della pelle nella lotta per il superamento di un sistema sociale arrivato al suo capolinea storico. Oggi, Primo Maggio, in Italia, come novanta anni fa, gli internazionalisti si schierano fermamente, inequivocabilmente a fianco dei lavoratori di ogni paese, perché le conquiste dei lavoratori immigrati sono l’attuale linea di difesa dei lavoratori italiani e il punto di partenza per ogni assalto futuro di una classe operaia unita.

Il circolo internazionalista “coalizione operaia” questo Primo Maggio scende in piazza alle 16:30 con i lavoratori immigrati di Tor Pignattara, a Roma, insieme ai lavoratori del S.I. Cobas e ad altre organizzazioni internazionaliste per celebrare come si conviene una giornata di lotta internazionalista, unendosi alla rivendicazione di “documenti e libertà di movimento per tutti“.

Cogliamo l’occasione per riprodurre due brani che rievocano la manifestazione e gli scontri del Primo Maggio 1931 nel Witwatersrand, in Sudafrica, tratti da “A Political Biography of Sidney Percival Bunting” di Edward Roux [www.sahistory.org.za/pages/people/bunting-sp.htm, e da “La memoria del Primo Maggio”, Marsilio Editori, 1988, p. 211, di Andrea Panaccione.

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Il primo maggio 1931, per la prima volta nella storia del Witwatersrand, fu organizzata una dimostrazione che vedeva sfilare insieme lavoratori bianchi e neri. C’erano circa 3000 bantu e 1500 europei nella piazza Newtown che, entusiasti, si mossero fianco a fianco in un corteo unitario. Con forti grida di disapprovazione, sfilarono accanto al Native Affairs Department, alla sede centrale della polizia e a Corner House, il quartier generale dei proprietari delle miniere.

Poi si diressero verso il centro della città dove era stato allestito un grande palco per il comizio conclusivo. Quello che stava accadendo non era una novità. Lo era certamente la composizione della folla. Quando il corteo arrivò vicino al raduno organizzato dal United May Day Committee, costituito dai rappresentanti del Labour Party, dalle organizzazioni sindacali e riservato ai soli operai bianchi, i manifestanti innalzarono e sventolarono le bandiere rosse, chiedendo a gran voce che quell’assembramento reazionario fosse sciolto e gli operai presenti si unissero a loro.

Dopo, la folla formata da disoccupati, nativi e un ampio numero di operai bianchi si avviò verso il Carlton Hotel, guidati da Issy Diamond, gridando “vogliamo il pane”. Improvvisamente i manifestanti tentarono di entrare nella hall dell’albergo ma i poliziotti repentinamente chiusero ogni ingresso. Allora si diressero verso l’antico e molto conosciuto Rand Club [circolo al quale erano iscritti tutti i grandi proprietari di miniere e altri capitalisti] e fecero un analogo tentativo. La polizia respinse i lavoratori e iniziò una violenta e gigantesca rissa. I lavoratori neri e bianchi retrocessero combattendo, si difesero e inflissero una dura punizione agli sgherri di Pirow [il ministro di Polizia].

Gli africani che portavano gli stendardi e le bandiere rosse combatterono strenuamente per mantenerli in bella vista: uno di loro fu picchiato fino a perdere i sensi.

In seguito a questi avvenimenti otto lavoratori, sei bianchi e due neri furono arrestati e accusati di “violenza pubblica”. I due di colore furono multati di due sterline mentre due bianchi, De Villiers e Jones, (disoccupati e con precedenti penali), furono condannati a diciotto mesi di lavori forzati e Diamond, “per incitamento alla violenza” fu condannato a dodici mesi di prigione.

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Ecco come il Rand Daily Mail descrisse il corteo dei disoccupati:

“[…] una sfilata vergognosa nella quale indigeni dall’aria spregevole della classe più povera marciavano spalla a spalla con gli europei, molti dei quali di sentimenti ovviamente volgari.”

Comprendendo quanto fosse importante per i padroni la divisione razziale tra i lavoratori, il giornale continuava:

“La rottura della barriera sociale tra i neri e i bianchi è uno sviluppo pericoloso, che non può essere considerato con leggerezza. Il movimento comunista si rivolge adesso ampiamente verso la creazione di una coscienza di classe tra gli indigeni. E il cattivo seme cade su un terreno particolarmente fertile … Il bolscevismo bianco è già un male. Quello nero è inammissibile.”

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