LOTTE SOCIALI IN COLOMBIA E ALCHIMIE RIFORMISTE IN ITALIA – Il marxismo e la “questione fiscale”

Da più di una settimana in Colombia sono in atto proteste e manifestazioni di massa, iniziate con un imponente sciopero generale contro la riforma fiscale varata dal governo conservatore del presidente Iván Duque e allargatesi alla gestione disastrosa della pandemia. Proteste fatte fin da subito oggetto di una feroce repressione da parte di vari reparti delle forze dell’ordine colombiane (tra le quali l’Esmad, la squadra mobile antidisordini) che hanno sparato sulla folla e si sono organizzate in ronde notturne per dare la caccia ai manifestanti. Ad oggi, sarebbero almeno 30 i morti, 89 i dispersi e centinaia i feriti e gli arrestati tra i manifestanti, a cui si aggiungono notizie di stupri e sevizie nelle carceri.
Mentre la coalizione di governo chiede al presidente di proclamare lo stato d’assedio per estendere i suoi poteri, i carri armati e gli elicotteri hanno già invaso le strade e i cieli di Bogotà, Cali, Medellin, Barranquilla e centinaia di altre città e cittadine colombiane in quella che sembra lo scenario di una sanguinosa guerra civile.
La riforma fiscale di Duque, prontamente ritirata in seguito alle proteste, prevedeva, oltre ad un abbassamento della soglia dell’imponibilità sul reddito di piccola borghesia e strati intermedi, anche e soprattutto la rimozione delle esenzioni sul pagamento delle imposte indirette su acqua, gas, elettricità, comunicazioni telefoniche, nonché su beni di prima necessità.
È perfino ovvio che l’elemento finora predominante nelle rivolte colombiane sia la lotta da parte di quella classe che maggiormente subisce nel proprio tenore di vita le conseguenze di un aumento del costo dei beni e dei servizi essenziali: il proletariato.
Ed è altrettanto ovvio che, come internazionalisti, non possiamo non essere pienamente solidali con la lotta che il proletariato colombiano sta esprimendo contro un attacco diretto alle sue condizioni di esistenza da parte della borghesia colombiana e contro la repressione operata dal suo Stato.
Che questa lotta per il pane abbia avuto il suo innesco su un terreno fiscale non ci sorprende, né ci prende in contropiede. Non siamo certamente noi a negare che la questione fiscale abbia una rilevanza per il movimento operaio. Anzi è proprio partendo da un doveroso interesse per la questione fiscale dal punto di vista proletario, che, nel nostro opuscolo su “Il marxismo e la questione fiscale”, abbiamo contestato tutto il traballante impianto argomentativo del pungolo rosso, infarcito di citazioni mal riportate e mal comprese di Marx, Engels, Lenin, Luxemburg, per dare dignità ad una proposta politicamente nefasta per il movimento operaio e totalmente irricevibile da qualunque marxista degno di questo nome.
Nell’opuscolo abbiamo chiarito che:

Da parte nostra non c’è nessuna indifferenza politica riguardo la questione fiscale e men che meno un’attitudine liquidatoria tendente ad evitare questo terreno. Al contrario, è proprio perché su questo terreno si schierano e si mobilitano diversi strati intermedi che devono alle imposte la loro stessa esistenza sociale, che non ci sogniamo di disertare il tema fiscale da un punto di vista di classe.

E abbiamo ribadito, in un altro passaggio:

Il fatto che sulla Neue Rheinische Zeitung la parola d’ordine sia: “no alle tasse e al pagamento delle tasse da parte delle classi lavoratrici” è un chiarissimo esempio di interesse del proletariato nei riguardi della questione fiscale. Un interesse chiaramente di classe dal momento che le tasse sui consumi colpiscono maggiormente la classe le cui spese riguardano prevalentemente i generi di consumo.

Quello che ci sorprende è che ci sia chi, di fronte ad avvenimenti di questa portata ed importanza, riesce a vedere solo l’occasione di provare a segnare un punto a suo favore nella riproposizione delle proprie formule politico-alchemiche.
Nonostante i numerosi segnali di mancanza di serietà, infatti, non ci saremmo aspettati che il pungolo rosso provasse a trasformare in farsa persino una tragedia in corso di svolgimento come quella che sta vivendo il proletariato colombiano.
In una delle sue ultime uscite il blog ha riprodotto un articolo del “laboratorio politico Iskra”, una delle componenti della cosiddetta Tendenza internazionalista rivoluzionaria (TIR), nel quale, illustrando gli avvenimenti colombiani, si rilancia la famigerata parola d’ordine della “million tax”.
Ciò che più rattrista, nel leggere il cappello introduttivo scritto dal pungolo rosso, non è tanto il riproporre, con tanto di insulti riferiti a chiunque non condivida le sue posizioni, una puerile arroganza da parte dell’autore – anche se ci eravamo illusi che i suoi collaboratori fossero riusciti a tenerlo a freno –, quanto l’uso strumentale di una circostanza tragica, ripetiamo, che andrebbe analizzata con rigore ed onestà intellettuale e non piegata a squallide esigenze di bassa polemica, attribuendo ad una lotta sociale innescata da una riforma fiscale il carattere di “conferma storica” della validità della sua proposta di una “patrimoniale” classista.
L’operazione truffaldina dell’autore (o degli autori, se preferisce/preferiscono) è basata su un sillogismo:

• la questione fiscale è un terreno della lotta di classe
• in Haiti, Sudan, Zimbabwe, Libano, Ecuador e ora Colombia delle lotte sociali sono state innescate da una riforma fiscale
• dunque la patrimoniale 10% sul 10% è una rivendicazione di classe

Per illustrare meglio il profondo ragionamento che è alla base dell’uso contundente delle lotte in Colombia da parte del pungolo rosso, riportiamo un sillogismo perfettamente sovrapponibile al primo:

• gli uccelli sono animali e volano
• l’asino è un animale
• dunque l’asino vola

Riconoscere che la questione fiscale possa essere rilevante nella lotta di classe e che possa innescare lotte sociali non implica ipso facto riconoscere la validità classista della rivendicazione della “million tax”.
In Colombia il proletariato, insieme ad altri strati sociali, la cui miseria è stata amplificata dalle conseguenze economiche della pandemia – uno dei lockdown più lunghi al mondo, la chiusura di oltre 500.000 attività, il 43% della popolazione che vive in povertà e 2,8 milioni di persone che vivono con meno di 32 euro al mese –, sta lottando contro un attacco diretto alle sue condizioni di esistenza; sta difendendo la propria immediata capacità di acquisto di generi e servizi di prima necessità contro un’offensiva partita dalla classe dominante; sta resistendo energicamente ad un violento e repentino aumento dei prezzi; non sta chiedendo allo Stato borghese di cessare di servire gli interessi borghesi tassando i patrimoni borghesi ma si sta scontrando con la sua violenza organizzata. Sarebbe interessante vedere come verrebbe accolta la rivendicazione della “million tax 10% sul 10%” da parte dei proletari colombiani in un momento in cui stanno prendendo d’asssalto e posti di polizia e requisendo generi alimentari nei negozi. Nel migliore dei casi, i “rivoluzionari” che provassero ad avanzarla sarebbero completamente ignorati, nel peggiore sarebbe consigliabile stipulare preventivamente una polizza contro gli infortuni. D’altro canto, siamo certi che qualora dovesse diventare questa la parola d’ordine delle masse colombiane, sarebbe il segno che la direzione della protesta è passata nelle mani della piccola borghesia e degli strati intermedi, con un conseguente arretramento politico della classe operaia.
Arretramento politico che, anche in Italia, non ci stanchiamo di indicare agli operai come il pericolo insito nell’adozione della rivendicazione della patrimoniale targata TIR, come di qualsiasi altra patrimoniale, per quanto aggettivata come “classista”, “radicale”, “anticapitalistica”.
Ci dispiace, ma neanche troppo, dover disilludere il pungolo rosso circa la validità del suo uso strumentale della crisi colombiana. Possiamo capire che, dopo aver subito tante pesanti nerbate sul piano teorico, e da più parti, abbia morso il freno alla ricerca spasmodica di qualche avvenimento che potesse apparentemente confortare le sue assurdità e che si sia ringalluzzito nel leggere la parola “fiscale” tra le motivazioni della protesta colombiana. Tuttavia, la realtà sta continuando a rovesciare addosso ai sostenitori italioti della patrimoniale una mole di smentite dalla quale nessun patetico sillogismo potrà tirarli fuori.
Per venire brevemente a questioni di forma, in un precedente articolo avevamo persino riconosciuto con una certa soddisfazione un cambio di registro comunicativo da parte della TIR. Sembra però che nella Tendenza non tutti assumano lo stesso contegno. Il lupo – anche se, essendo il lupo un animale notoriamente intelligente, sarebbe lecito dubitare dell’appropriatezza della metafora – perde il pelo ma non il vizio, ed ecco infatti come conclude il suo cappello il pungolo rosso:

chi non riesce a capire la crescente importanza politica della questione fiscale e il carattere classista della rivendicazione della “Million tax” qui rivendicata dai compagni di Iskra, è un caso disperato di fessaggine.

Premesso che preferiremmo aver torto da fessacchiotti rivoluzionari che aver ragione da riformisti interclassisti, notiamo che, probabilmente, chi ha prodotto queste righe livide di rabbia e di impotenza concettuale ha pensato di scimmiottare Amadeo Bordiga, non riuscendo a recepire dalla lettura degli scritti del rivoluzionario marxista altro che la virulenza del linguaggio. Che possiamo dire? Ciò che in un maestro è colore, negli epigoni non è che volgarità. Come dicevano gli antichi: quod licet Iovi non licet bovi, senza offesa… per il bue.
Per tornare alla sostanza, un’esortazione: cerchiamo di guardare agli avvenimenti colombiani con rigore di analisi e con partecipazione militante, la grandezza tragica di questi fatti non deve essere ridotta a occasione per millantare conferme dal respiro corto. Sforziamoci di trarre lezioni piuttosto che acqua al proprio mulino.

AL FIANCO DEL PROLETARIATO DELLA COLOMBIA IN LOTTA
CONTRO LA BORGHESIA COLOMBIANA E IL SUO STATO
CONTRO L’AUMENTO DELLE TASSE SUI CONSUMI PROLETARI
PER DELLE RIVENDICAZIONI DI CLASSE SU UN TERRENO DI CLASSE

Circolo internazionalista “coalizione operaia”

Una opinione su "LOTTE SOCIALI IN COLOMBIA E ALCHIMIE RIFORMISTE IN ITALIA – Il marxismo e la “questione fiscale”"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: