Robert Cantwell – LE COLLINE INTORNO A CENTRALIA

Hills around Centralia, pubblicato originariamente nell’antologia Proletarian Literature in the United States, International Publishers, New York, 1935, pp. 39-57. Traduzione di Rostrum (dicembre 2025), pubblicata nel n. 127 di Prospettiva Marxista, gennaio 2026. Le note al testo sono redazionali.


Nel pubblicare per la prima volta in italiano questo potente racconto di Robert Cantwell[1], incentrato sulle tragiche vicende del massacro antiproletario di Centralia dell’11 novembre 1919, non possiamo fare a meno di riflettere su alcune questioni di fondamentale importanza per l’attuale e futura militanza rivoluzionaria. Il racconto esordisce descrivendo con immagini di grande efficacia quella “militarizzazione della società” troppo spesso relegata in via esclusiva oltre i confini dei capitalismi democratici e ritualmente denunciata anche da una certa “sinistra radicale” come realtà pienamente operante alla prima camionetta dell’esercito piazzata all’angolo di una stazione ferroviaria. Cantwell ci mostra una società totalmente inquadrata, dal preside di un istituto scolastico passando per l’intero corpo docente fino ai bambini delle elementari; ci mostra ragazzini mobilitati in associazioni scoutistiche militarizzate per dare la caccia agli “elementi antinazionali, ai “radicali” – ovviamente in sediziosa intesa con il “nemico straniero” –; e ci mostra tutto questo non in un regime “autoritario”, ma anche nella “patria della democrazia” in determinate e ricorrenti contingenze storiche. Lo scritto di Cantwell è per noi un documento prezioso soprattutto quando si sofferma su alcune caratteristiche specifiche del nazionalismo americano, sempre meno peculiari al giorno d’oggi, nell’epoca dell’avanzata maturazione imperialistica del capitalismo a livello mondiale e pienamente assorbite dalle varie forme di populismo imperialista in ascesa a livello internazionale. L’identità nazionale, nell’epoca dell’imperialismo, non è un fatto meramente etnico, è in primis un dato sociale ed ideologico. L’appartenenza alla comunità nazionale è certificata dalla piena e convinta adesione al modello sociale promosso dalla classe dominante e dai suoi cantori, è determinata dalla provenienza di classe e dall’esistenza o meno presso ogni elemento della classe dominata – nativo o migrante – dell’ambizione ad inserirsi nelle file delle varie declinazioni della classe dominante, a riconoscersi nella comunità proprietaria; dalla disponibilità ad accontentarsi dei putridi avanzi del sovraprofitto imperialistico eventualmente elargiti dal capitale; dalla volontà o meno di immolarsi in guerra per i dividendi della borghesia; in sintesi dall’esistenza o meno di una coscienza classista. È solo attraverso questo caratteristico processo di “nazionalizzazione” che un Warren Grimm ed un Ben Cassagranda, giovani membri dell’American Legion morti nell’atto di perpetrare un pogrom antisindacale – e i cui cognomi in altre circostanze li farebbero bollare come “Krauts” e “Dago” –,  possono diventare “eroi nazionali”, mentre il veterano Wesley Everest – quand’anche un suo trisavolo fosse approdato in America sul Mayflower e suo nonno avesse combattuto a Gettysburg – nella sua ostilità al regime del capitale ed ai suoi valori, nella sua qualità di “radicale”, di “wobbly”, di “rosso”, assurge a straniero, ad alieno, a “filotedesco”. L’espulsione delle componenti rivoluzionariamente critiche del regime del capitale dalla “comunità nazionale” populisticamente intesa è uno spartito che ad un secolo di distanza le diverse centrali dell’imperialismo stanno imparando a suonare con sempre maggiore maestria. Compito dei comunisti internazionalisti di ogni paese non è certamente quello di rivendicare l’appartenenza a questa comunità, ma di riconoscere le note del motivo dominante per meglio prepararsi ad assolvere al proprio ruolo, nella dinamica di crescente isolamento delle avanguardie di classe che la borghesia mondiale sta accelerando per rendere sempre più arduo al proletariato il processo di riappropriazione della propria consapevolezza, di riconoscimento della propria identità sociale e politica, di costruzione della propria unità internazionale.

Robert Cantwell

L’intera comunità era in preda al panico. I viaggiatori venivano feriti per non essersi fermati immediatamente all’intimazione dei pattugliatori. Un membro di una squadra fu ucciso dai suoi compagni… In tutto lo Stato, nei primi giorni dopo la tragedia, oltre un migliaio di uomini furono arrestati senza mandato, nel tentativo di soffocare la diffusione delle notizie e impedire un’adeguata difesa.

Was it Murder? The Truth about Centralia

Non appena entrarono nella scuola, Kelly capì che era successo qualcosa di serio e per i quattro giorni successivi, fino a quando incontrarono i wobblies nel bosco, fino a quando bruciarono i volantini e corsero per salvarsi la vita sotto la pioggia, visse con un senso di pericolo ed eccitazione che lo confondeva e che accelerava la sua vita. Le cose accaddero all’improvviso ed in modo inaspettato, e tutto cambiò. Le persone divennero diverse e la città e i boschi erano strani. Aspettava che i wobblies sparassero, ma loro distribuirono solo volantini. Diede la caccia ad un esercito di wobblies, ma c’erano solo un vecchio pazzo ed un boscaiolo in fuga. E la prima mattina, non appena entrarono a scuola e la signorina Greer dimenticò di fare l’appello, capì che era una cosa seria. I ragazzini lo sapevano. Cominciarono a bisbigliare; anche le ragazze bisbigliavano. Paul Collins gli diede un pugno tra le scapole e disse: «Di nuovo i filotedeschi». Prima che potesse chiedere a Paul come lo sapesse, suonò la campanella dell’assemblea, forte ed improvvisa.

La signorina Greer disse: «Alzatevi. In piedi. Marciate». Fin dalla guerra avevano marciato dentro e fuori dalla classe. Il grande fonografo suonava The Stars and Stripes Forever March. Mentre Kelly entrava nell’aula delle assemblee, marcando il passo mentre la fila girava, poteva vedere i bambini piccoli al loro fianco che marcavano il passo in modo irregolare, e mentre la musica diventava più forte e le classi si riversavano insieme nei corridoi, in lui l’eccitazione cresceva e tremava. Marcava il tempo accanto al suo posto; The Stars and Stripes Forever continuava a suonare; i bambini battevano forte i piedi sul pavimento oliato; le finestre tremavano. Paul Collins gli gridò: «Di nuovo i filotedeschi! Che ti avevo detto?». Sul palco il preside alzò lentamente il braccio, abbassandolo come segnale di smettere di marciare proprio quando la musica si interruppe.

Poi l’eccitazione iniziò e non si placò… Il preside si voltò verso la bandiera appesa al muro e allungò il braccio verso di essa. La sua testa era reclinata con orgoglio all’indietro. Sotto il palco, gli insegnanti alzarono le braccia verso la bandiera. Per molto tempo, finché la sala non tornò silenziosa, rimasero immobili. Nel silenzio Kelly poteva sentire il tamburellare costante della segheria e, a volte, il fischio acuto dei motori delle macchine per il legname nel bosco. Intorno a lui le mani erano rivolte verso la bandiera appesa senza vita alla parete e le stelle e strisce che marciano per sempre si ripetevano nella sua memoria, si ripetevano fino a fargli venire i brividi lungo la schiena, e le parole solenni, mormorate obbedientemente, si gonfiavano come il rullo dei tamburi in una marcia. Giuro fedeltà alla mia bandiera, dissero gli insegnanti, e i bambini mormorarono in risposta: Giuro fedeltà alla mia bandiera.

Ed alla Repubblica che essa rappresenta.

Ed alla Repubblica che essa rappresenta.

Le parole diventavano più forti, più sicure e più commoventi. Una nazione. Una nazione! gridò, alzando il braccio più in alto, Indivisibile! Con libertà – con libertà! – e giustizia — e giustizia!

Per tutti.

Cantavano. Ora sapevano che era una cosa seria. Gli insegnanti erano pallidi. Impressionati ed allarmati, i bambini trovavano sollievo nel canto. Quando arrivarono al punto più alto, le loro voci si levarono libere: Long may thy land be bright, with freedom’s holy light[2].

Alla canzone successiva, la strana e quasi dolorosa eccitazione che attanagliava Kelly si fece più forte, sollevandolo con un forte, esultante orgoglio. America! America! God rest His grace on thee! And crown thy good. With brotherhood. From sea to shining sea[3]. Dai mari splendenti e dalle città di alabastro si levarono parole coraggiose, e quando la canzone finì, una visione dei grandi e ricchi campi e foreste viveva e splendeva nella sua mente. Alabastro, alabastro, pensò, custodendo quella strana parola rara, una parola da chiesa che non potevi usare, che dovevi mettere insieme alle altre parole profonde – libertà e maestà e indipendenza – nel tesoro di parole preziose che potevano essere solo cantate.

Si sedettero e il preside li guardò con gravità. «Ragazzi e ragazze», disse, «non so come cominciare a raccontarvi la cosa terribile che devo dirvi. È successa una cosa terribile, qualcosa di quasi più terribile della guerra – So che capirete quanto sia terribile questo crimine e quando oggi lascerete questa scuola e tornerete a casa vostra, perché oggi non ci sarà scuola – So che andrete in silenzio e che non griderete né giocherete nel cortile della scuola. Perché questo non è un giorno di vacanza per voi. Voglio che ricordiate – spero che non lo dimenticherete mai – che oggi chiudiamo la nostra scuola in memoria di quattro uomini coraggiosi che sono morti, che sono stati uccisi, difendendo il loro Paese e tutto ciò che esso rappresenta. Questi quattro uomini sono morti e noi possiamo onorarli nell’unico modo possibile: lasciando il cortile della scuola in silenzio».

Guardò l’assemblea. La sua voce era grave e tremante. «Non so come dirvelo», ripeté. «Questi quattro uomini non sono morti combattendo un nemico di qualche paese straniero. Sono stati uccisi da traditori nel loro stesso paese… Ieri a Centralia stavano marciando in una parata per celebrare il ritorno della pace nel mondo[4]. Ricordatevelo. Non stavano marciando verso le trincee nemiche dove sapevano di andare incontro alla morte. No. Non stavano marciando verso la battaglia. Stavano marciando proprio come voi bambini avete marciato in questa assemblea, pacificamente, per onorare uomini coraggiosi, loro compagni d’armi, che erano morti in guerra. Alla loro testa c’era un giovane capitano di cui tutti conoscete il nome, un uomo molto coraggioso e molto giovane che aveva combattuto valorosamente in Siberia e aveva affrontato la morte mille volte senza paura. Il suo nome era Warren Grimm». Fece una pausa e i bambini si agitarono. «Improvvisamente, mentre la parata passava davanti ad una sala radicale, qualcuno ha sparato. Warren Grimm e altri tre sono stati uccisi».

Si interruppe di nuovo. Il suo volto tornò a mostrare un’espressione tesa. Cominciò a parlare e si interruppe bruscamente, attraversando il palco mentre cercava le parole giuste. Si udì un leggero fruscio proveniente dall’aula affollata. Kelly fece un respiro profondo, intimorito e allarmato perché il preside non era più come lo conosceva, non era più il vecchio che insegnava educazione civica e curiosava nei corridoi, era cambiato, era diventato grigio e sommesso. «Che ti avevo detto? sussurrò Paul, e Kelly pensò che fosse sbagliato sussurrare in un momento tanto solenne.

Il preside disse lentamente: «Non so cosa abbiate sentito voi ragazzi di un’organizzazione chiamata Industrial Workers of the World, gli IWW – può anche darsi che alcuni dei vostri padri simpatizzino per questa organizzazione – non lo so, e non spetta a me dirlo. Ma so che i membri di questa organizzazione, indipendentemente da ciò in cui affermano di credere e da quanti lavoratori innocenti ingannino, si sono resi colpevoli di un terribile crimine. So che hanno ucciso quattro giovani soldati che erano tornati sani e salvi dalla terribile carneficina della guerra. E sono sicuro che se solo i vostri genitori che simpatizzano per questa organizzazione potessero conoscere la verità su di essa, se potessero intravedere la sofferenza, l’angoscia e l’agonia che questa organizzazione ha causato, e vedere l’angoscia dei genitori di questi poveri ragazzi assassinati, so che non vorrebbero avere più nulla a che fare con essa, so che insulterebbero e maledirebbero chiunque venga da loro a predicare le sue dottrine traditrici e antiamericane».

La sua voce divenne rabbiosamente accusatoria. Kelly lo guardava con un senso di oppressione e paura. Pensò che il preside avesse guardato lui quando aveva detto i vostri padri. Si chiese se il preside sapesse che suo padre aveva detto: Questa è una guerra dei ricchi. «Assassini!» gridò il preside. «Sapete cosa significa? Riuscite a immaginare cosa significhi tendere un agguato, nascondersi e aspettare con l’omicidio e l’invidia nel cuore e poi sparare per uccidere, per uccidere uomini innocenti e ignari? Se siete stati a Centralia, capirete quanto sia facile per chiunque abbia l’omicidio nel cuore nascondersi a Seminary Hill e negli edifici di Main Street e sparare sulla folla per poi fuggire incolume. Questo è ciò che hanno fatto gli assassini che hanno ucciso Warren Grimm e Dale Hubbard. Warren Grimm è stato colpito all’addome ed è morto fra atroci sofferenze. Dale Hubbard è stato ucciso da un demonio che voleva un’ultima vittima prima di essere catturato: Wesley Everest[5], che ha pagato il suo crimine con la vita. Non voglio che pensiate a questi uomini assassinati come a semplici nomi che non significano nulla per voi. Dovete pensare a loro come a persone che conoscete e amate – a giovani americani, come i vostri fratelli; a ragazzi di pochi anni più grandi di voi, con madri e padri che ora piangono la loro perdita, proprio come i vostri genitori piangerebbero per voi se foste uccisi; a giovani con braccia e mani e occhi chiari e luminosi e sorrisi pronti, senza paura e amichevoli, uccisi alle spalle, che gridavano in una terribile agonia mentre morivano. Ricordatevi di loro! Ricordate, quando oggi ve ne andrete da qui, che abbiamo chiuso la scuola in memoria di quattro coraggiosi americani che sono morti per il loro Paese – che sono morti per voi – proprio come quattro uomini morti sul campo di battaglia. So che posso fidarmi di voi, che ricorderete e ve ne andrete in silenzio, senza gridare nel cortile della scuola. Ora voglio che vi alziate, in silenzio, e che restiate in piedi per un minuto intero in silenziosa preghiera mentre ripeto i nomi di questi quattro uomini che sono morti affinché l’America potesse vivere».

Si alzarono in silenzio. Con voce profonda ne lesse i nomi.

«Capitano Warren Grimm».

Chinarono il capo.

«Dale Hubbard,

Ben Cassagranda,

Alfred McAllresh,

promettiamo di non dimenticare mai che siete morti per noi».

Non dimenticheremo mai! Uscirono dall’edificio in silenzio. Ma l’eccitazione, l’esaltazione e il senso di dolore e di lutto non scomparvero, ed al calar della notte erano successe così tante cose che Kelly pensò che la vita non sarebbe mai più tornata alla normalità. Andò con Paul Collins a vedere le armi che il padre di Paul aveva conservato nel suo armadio; vide i nuovi sorveglianti in piedi intorno al cancello della fabbrica e ai margini della città. Poi consegnò i suoi giornali e i boy-scout raccolsero i volantini filotedeschi che erano apparsi misteriosamente per le strade; ci fu una rissa e un boscaiolo fu cacciato dalla città. Poi suo padre gli impedì di uscire per strada e al mattino tutti i volantini che avevano bruciato erano di nuovo per strada e li bruciarono di nuovo. Poi andarono sulle colline a cercare i wobblies e trovarono solo il boscaiolo che era malato e un vecchio con il volto contuso. Ma soprattutto c’era la sensazione che i boschi non fossero più sicuri e nessuno sapeva cosa sarebbe successo.

Quando uscirono da scuola, Paul gli disse: i wobblies e i filotedeschi sarebbero stati uccisi. Il padre di Paul era il sovrintendente della città e lo sapeva. C’era un esercito di wobblies sulle colline e i wobblies volevano chiudere tutti i campi[6] e le segherie. Il padre di Paul aveva una cassa di fucili dell’esercito nel suo armadio, e il proiettile di un fucile dell’esercito poteva trapassare una traversina ferroviaria per tutta la sua lunghezza. I wobblies che erano fuggiti da Centralia stavano cercando di raggiungere i campi dei boscaioli sulle montagne, e i boschi ne erano pieni. Kelly sentì tutto questo e guardò verso i boschi che prima non gli erano mai sembrati così minacciosi. La giornata era nuvolosa. Ai piedi della collina disboscata, la segheria lavorava senza sosta; il treno del mattino era arrivato dal campo e i tronchi venivano scaricati nello stagno. Si sentivano i fischi dei motori dei macchinari nei boschi e, di tanto in tanto, i fischi acuti della segheria, con cui i segatori avvisavano i meccanici quando qualcosa andava storto. Tra la segheria e la scuola, le file di case della compagnia, tutte uguali, terminavano nello spazio sgombro davanti allo spaccio della compagnia, alla chiesa e alla sala da biliardo, dove la diligenza proveniente da Centralia faceva inversione. Oltre la città, la frangia di grandi alberi, lasciata come barriera contro i venti che spazzavano la valle, si estendeva fino al fiume; e oltre il fiume, le verdi colline ai piedi delle Cascades si ripetevano in catene che diventavano sempre più alte fino a terminare nella parete bianca delle vette. La neve era già caduta sulle catene più alte.

Ma ora era diverso. Nel profondo delle ombre, sotto i grandi alberi, al sicuro nel sottobosco, i perfidi antiamericani si muovevano senza fare rumore. Aveva sentito dire: “I boschi sono pieni di wobblies”. Prima significava soltanto che i boscaioli dei campi lontani, sempre in sciopero, erano fannulloni e piantagrane filotedeschi durante la guerra. Ora i verdi boschi sembravano affollati. I wobblies erano forti nei campi, ma non potevano entrare a Paradise perché il signor Collins e tutti i nuovi sorveglianti e i membri del Paradise Lumber Company Baseball Club minacciavano di frustarli e di sparargli a vista, di ricoprirli di pece e piume e cacciarli dalla città se solo avessero aperto bocca. Ora erano nei boschi. I boschi brulicavano di loro. Si muovevano con furtività antiamericana tra i fitti cespugli di salal[7] e si affollavano in silenzio filotedesco tra le macchie di bastoni del diavolo[8]. Per tutto il giorno Kelly guardò la verde parete di alberi e pensò alla grigia folla di assassini che vi si era nascosta.

Arrivò la diligenza della sera e lui consegnò i suoi giornali. C’erano venticinque copie in più del Tacoma Tribune e del Seattle Star, ma nessuna copia dell’Union Record. Vendette tutte le copie in più. Il vecchio boscaiolo che comprava sempre l’Union Record gli chiese: «Perché non vendi un giornale dei lavoratori?», e Kelly rispose con orgoglio: «Io vendo giornali americani». Il vecchio boscaiolo lo guardò con disgusto e disse: «Tu vendi ——, vuoi dire». I giornali dicevano che uno dei wobblies, Wesley Everest, era già stato linciato. Ce n’erano altri otto in prigione. Sarebbero stati tutti uccisi. Se lo meritavano. I giornali dicevano che Centralia era in tensione, così come le comunità vicine, e che si temevano nuovi scontri. Dicevano che il governatore Hart era pronto. In tutti i giornali il governatore Hart era pronto, e Kelly si chiedeva cosa facesse un governatore quando era sempre pronto.

Ma di notte, durante il film, i disordini ricominciarono. La sirena di emergenza suonò alla segheria. Gli uomini corsero fuori dal cinema. Un’auto aveva attraversato la città e nella luce fioca i volantini giacevano sparsi come foglie sui marciapiedi di legno e nei cortili delle case. I sorveglianti vicino al cartello di divieto di accesso avevano sparato all’auto mentre passava. La folla si radunò davanti al cinema e la gente cominciò a parlare. All’ombra dei lampioni fiochi, sommessi ed eccitati, gli uomini si passavano i volantini. Kelly ne lesse uno in fretta: Il governatore Hart, lo strumento volontario dei proprietari delle fabbriche, lesse. Poi, a grandi lettere: È stato un omicidio? La verità su Centralia. Erano volantini filotedeschi e sapeva che era sbagliato leggerli. Wesley Everest, linciato e mutilato per aver difeso una sala della classe operaia… Lavoratori, difendete le vittime della montatura di Centralia.

I boy-scout cominciarono a raccogliere i volantini e a bruciarli. Il capo scout prese il volantino di Kelly e lo gettò nel fuoco. «Da questa parte, Kelly», disse bruscamente. Trascinò Kelly dove gli altri membri della Black Eagle Patrol erano allineati in formazione militare. A Kelly non piaceva il capo scout. Si chiamava Froggy Anderson, era l’insegnante di educazione fisica a scuola ed aveva una laurea, ma i ragazzi lo prendevano in giro perché parlava troppo. Ogni volta che andavano a fare un’escursione, Froggy Anderson spiegava loro i diversi alberi, le loro foglie e i loro segni distintivi, e spiegava che c’erano alberi maschi e femmine proprio come c’erano persone maschi e femmine. Gli scout dicevano che ogni volta che Froggy Anderson si intrufolava nel bosco, si avvicinava furtivamente ad un bell’abete femmina. Faceva sempre sedere i bambini piccoli sulle sue ginocchia ogni volta che raccontava storie intorno al fuoco o raccontava storie di scout dopo le riunioni.

Ora era brusco e determinato. «Va bene, ragazzi», disse. «Raccogliete tutti i volantini che riuscite a trovare e portatemeli. Non fermatevi a discutere, raccoglietene il più possibile. Daremo dei crediti alla pattuglia che ne raccoglierà di più».

Corsero per le strade fino a mezzanotte, raccogliendo i volantini e portandoli al fuoco. Paul Collins disse che suo padre avrebbe comprato a tutti loro delle uniformi nuove per aver bruciato i volantini.

A un certo punto della notte ci fu una rissa nella baracca e un boscaiolo fu cacciato dalla città dai sorveglianti. Una folla si radunò sulla strada e qualcuno cercò di fare un discorso, ma il macchinista portò il treno fuori dalla rimessa e legò il cavo del fischietto in modo che nessuno potesse sentire ciò che l’uomo stava dicendo. Kelly stava ancora raccogliendo i volantini quando suo padre lo trovò. Suo padre lo stava cercando da quando era suonata la sirena. Lo costrinse a gettare i volantini e a tornare a casa. In casa scosse Kelly e gli disse con voce tremante di rabbia: «Stanne fuori, figliolo. Mi hai capito? Se ti sorprendo a fare di nuovo una cosa del genere, ti picchio a sangue». Kelly andò a letto, mezzo malato per l’eccitazione e la vergogna, mentre gli altri ragazzini continuavano a correre per le strade e la gente continuava a parlare agli angoli, con la mente che gli turbinava per i pensieri dei wobblies nei boschi, delle città di alabastro scintillanti e libere, e dei soldati che giacevano morti per strada come i quattro boscaioli che erano stati uccisi quando era crollata la segheria, e i cui corpi erano stati portati in città, distesi sul pavimento del deposito merci fino all’arrivo del carro funebre che li avrebbe portati via.

Al mattino i volantini erano di nuovo lì, e gli scout furono esonerati dalla scuola per raccoglierli. Durante la notte qualcuno aveva scritto sulla cisterna: Difendete i ragazzi di Centralia. C’erano più sorveglianti intorno alla segheria e una folla di uomini con le armi del signor Collins lungo la strada. I volantini erano gli stessi che avevano bruciato prima, ma ora ce n’erano di più ed era faticoso raccoglierli di nuovo e bruciarli di nuovo dopo averli già bruciati una volta… A mezzogiorno si incamminarono verso il bosco della compagnia sul lato est di Paradise, e Kelly e Paul Collins trovarono i due wobblies che erano fuggiti.

Froggy Anderson andò con loro. Di solito lo prendevano in giro durante le escursioni e correvano avanti, ma ora era serio e militaresco e loro erano impressionati dal modo in cui assumeva il comando. Cominciò a piovere. Attraversarono il Newakiaum e salirono sulle colline pedemontane, seguendo il torrente della segheria, separandosi in coppie alla prima cresta dove un alto ostacolo costituiva un punto di riferimento visibile a chilometri di distanza. Kelly e Paul risalirono il torrente mentre gli altri si sparpagliarono a ventaglio sulle colline. Nel bosco fitto, ombroso e rumoroso per la pioggia, si affrettarono a percorrere le tre miglia e tornare prima che facesse buio. Non avevano fatto molta strada quando incontrarono i wobblies. Andò così: Paul voleva tornare indietro; era stanco, aveva i piedi bagnati e pensava che avessero già camminato abbastanza. Kelly voleva affrettarsi perché doveva tornare in città prima dell’arrivo dei giornali della sera, ma pensava che sarebbe stato disobbedire alla legge degli scout se avessero detto di aver percorso tre miglia quando ne avevano percorse solo due. Stavano litigando quando arrivarono in uno stretto passaggio lungo il torrente, e Kelly rispose: «Che diavolo. Baby!» proprio mentre da un tronco mezzo affondato nel torrente saltava a riva, proprio mentre alzava lo sguardo e in uno spasmo di paura vide qualcuno, un boscaiolo, un vagabondo, un fantasma, nascosto nel bosco proprio accanto a lui.

***

Bert e il vecchio soapboxer[9] avevano lasciato Centralia la notte in cui Wesley era stato ucciso. Si diressero verso Klaber e Cougar Flat, ma quando trovarono i contadini spaventati e ostili, tornarono indietro verso le colline per cercare di raggiungere i campi lontani dove i wobblies erano forti. Non avevano cibo. Il vecchio era stato picchiato duramente l’ultima notte in città e dopo il primo giorno iniziò ad agitarsi tra i ceppi e gli alberi. Il secondo giorno riusciva ad andare avanti solo per pochi minuti alla volta. Il secondo giorno Bert cominciò a temere qualcos’altro – una sagoma, un’ombra che si muoveva nel bosco davanti a loro. Poi, il terzo giorno, lo vide chiaramente – un vicesceriffo che scivolava nel bosco con la rapidità e la silenziosità di una trota che scivola tra i rami di un albero sommerso.

Bert poteva vederlo chiaramente, non come un’ombra, non come un movimento, ma come un uomo – un uomo vestito con una giacca impermeabile marrone da boscaiolo, il viso pallido e sorridente, una pistola che oscillava pigramente al suo fianco, senza cappello eppure asciutto nel bosco fradicio, un uomo grande eppure così leggero sui piedi che sembrava danzare silenziosamente sulla vegetazione tenera. Bert lo vide chiaramente e sollevò il fucile. Il vicesceriffo scomparve. Bert poteva vedere l’albero sul quale era in piedi poco prima. Accanto ad esso, i cespugli ondeggiavano e si piegavano sotto la pioggia. Bert puntò il fucile verso il punto in cui l’uomo poteva essersi nascosto, dove poteva riapparire, ma non c’era nessun altro movimento e nessun suono se non il fruscio infinito e senza luogo della pioggia tra gli alberi, un debole sibilo simile al rumore degli insetti in una notte d’estate.

La paura lo sopraffece. Si gettò a terra e strisciò all’indietro, goffamente, spasmodicamente, nella boscaglia da cui era uscito. Sentiva il sudore gonfiarsi sulla pelle sotto i vestiti bagnati. Attese un colpo, un rumore o un segno di vita; non c’era un posto in cui tutto il suo corpo potesse essere coperto dalla boscaglia. Dietro di lui sentì l’oratore farsi strada rumorosamente e senza paura, lo sentì tossire mentre si spingeva verso il sottobosco ingombro di foglie. Poi il vecchio gridò alla pioggia: Attenzione, attenzione! Oh, voi uomini che lavorate in questi campi e in queste piccole città di segherie. Chi sono i vostri amici! Sono vostri amici i capi e i ratti delle compagnie? Hanno rischiato la prigione per voi? Hanno combattuto il massacro della guerra?

Nessuno gli rispose.

Con disprezzo, il vecchio gridò: La Legione Leale! Sì, la Legione Leale dei Boscaioli e dei Taglialegna![10] Con un generale come segretario del vostro sindacato! E un proprietario di segheria come organizzatore! E un ladro come tesoriere! E i poliziotti come sergenti d’armi! La Legione Leale!

Bert strisciò indietro verso di lui. Gridò: «Sta’ zitto», ma il vecchio non poteva sentirlo.

Non aveva visto nulla. I suoi occhi lo avevano tradito. Nulla si era mosso. Sì, disse il vecchio. La “Four L”[11] è un sindacato sicuro e patriottico, un sindacato a cui vi lasceranno iscrivere. E io dico che non c’è mai stato un sindacato che abbia lottato per i lavoratori che i padroni non abbiano odiato, combattuto e cercato di distruggere. Ed essi non possono distruggerlo.

Bert sentiva il vecchio tossire e il crepitio dei cespugli cessare mentre il vecchio soffocava e riprendeva fiato.

L’oratore era appoggiato ad un albero, ansimava perché aveva tossito, guardava con occhi infossati e spenti, ora stanchi ma normali, come se la tosse e il dolore lo avessero riportato sulla terra. «Resta vicino a me», disse Bert.

«Mi è sembrato di vedere qualcuno». Cercò di sussurrare, ma la sua voce era rauca e forte. Il vecchio annuì. «Abbassati», disse Bert. Il vecchio si abbassò obbediente. Le gocce più pesanti gli caddero addosso dalle foglie mentre si immergeva nella boscaglia. Aspettarono. Bert poteva sentire il respiro del vecchio e il fruscio dei suoi vestiti impermeabili quando si muoveva. Bert si sollevò lentamente fino a poter vedere la collina e la macchia di cespugli ombrosi che aveva lasciato. Poteva vedere le foglie fradice, i tronchi scuri e luccicanti degli abeti e degli abeti rossi. Nulla si muoveva.

Oltre la collina, la luce del giorno filtrava tra gli alberi. Erano vicini a una città, oppure c’era una radura o un tratto disboscato da qualche parte più avanti. A volte gli sembrava di sentire il debole e ingannevole ronzio di una segheria, indistinguibile dal rumore della pioggia. Il vecchio giaceva disteso sul terreno fangoso, a faccia in giù, con la fronte appoggiata sul braccio. Le suole dei suoi stivali da boscaiolo erano strappate e i tacchetti stracciati e contorti. I pantaloni e il pesante cappotto bagnato erano color fango; una piccola pozza di acqua fangosa si era formata laddove un minuscolo ruscello in discesa era arginato dal suo corpo.

Mentre guardava le gambe del vecchio irrigidirsi spasmodicamente, come quelle di un cane che dorme e sogna di correre, Bert gli tirò la spalla. «Dai, nonno», disse. «È meglio andare». In pochi istanti il vecchio si alzò in piedi, barcollando, stordito e ubriaco di stanchezza.

Sul suo viso grigio, i lividi e le ferite infette erano scuri e ingrossati. Si sforzò di mantenere una sorta di lucidità intorpidita e Bert disse silenziosamente: «Bravo vecchio bastardo», chiedendosi per quanti chilometri il vecchio sarebbe stato in grado di camminare. Il vecchio chiese: «Dove siamo?».

«Siamo nella foresta della Paradise Lumber Company. C’era un cartello laggiù. Vicino a Paradise o a una delle città della Paradise Company. Paradise, credo».

L’oratore barcollò sui suoi piedi. «È pieno di corruzione», disse.

«Dobbiamo andarci».

Il vecchio ricominciò. I suoi occhi si velarono e iniziò a parlare ad alta voce. «Corruzione», ripeté. «Città aziendale dimenticata da Dio. Attrezzatura dimenticata da Dio». Poi iniziò a tossire e Bert lo zittì.

Il vecchio cercò di sussurrare: «Conosco quella città. Doppio affitto per quelle case gocciolanti. Ho lavorato lì. Un posto dimenticato da Dio».

«Lo so», disse Bert. «Calmati».

«I soldi della compagnia», disse il vecchio. «Gesù Cristo. Quei maledetti soldi che dovevi spendere nel loro spaccio».

Bert annuì. «Dovremo provarci», disse.

Il vecchio lo guardò, sforzandosi di mantenere la mente lucida e concentrata sull’argomento, mentre il suo corpo si afflosciava per la stanchezza. «Se vai lì ti uccideranno», disse.

«Andiamo».

«Ti uccideranno».

Bert chiese: «Vuoi affogare? Vuoi morire di fame?».

Ci fu un lungo silenzio. Il vecchio si sforzò di pensare con lucidità e di non arrendersi o dimenticare di nuovo. «Ti uccideranno», disse.

«Vuoi restare qui e affogare?»

Il vecchio si strinse intorno alle spalle il cappotto bagnato fradicio. «Non solo ti uccideranno», disse. «Ti faranno a pezzi. Hai visto che hanno fatto a Wesley? Vuoi che ti taglino le palle?»

Bert si voltò dall’altra parte e guardò oltre i cespugli. Le colline e gli alberi ondeggiavano mentre i suoi occhi si incupivano. «Wesley ha mostrato loro come fare», disse il vecchio. «Ora sanno cosa fare. E anche se non fosse successo nulla, ti avrebbero cacciato dalla città».

Era vero. E ora doveva essere peggio. O meglio. Cosa ci sarebbe voluto per risvegliare la gente e farle aprire gli occhi? Ma le fabbriche continuavano a funzionare e gli uomini non avevano posato gli attrezzi.

Il vecchio disse: «Ci stanno spazzando via, Bert. È così che fanno. Accendono gli animi della gente e la confondono. È così che fanno».

Sapeva che era vero. Ma disse ostinatamente: «Ci deve pur essere qualcuno in quelle piccole città. E noi non possiamo arrivare al campo».

«Come li troverai?».

«Troverò qualcuno. Qualcuno sarà amichevole».

Il vecchio disse: «La gente non lo sa, Bert. Come potrebbero saperlo? Chi glielo dirà? Sono lenti, lenti, e lì c’è molto bestiame. Ti uccideranno. Non ti chiederanno chi sei. Non ti daranno la possibilità di scappare».

«Vuoi morire di fame? Vuoi aspettare qui e morire di fame?»

Il volto del vecchio si contorse; sembrò che le forze lo abbandonassero di nuovo. Dopo molto tempo disse lentamente: «Stanno stringendo la morsa e prima o poi qualcuno è destinato a reagire. Forse a Centralia o Everett o Butte… non fa differenza, perché questo darà loro una scusa per mettere la gente contro di noi. Ci stanno spazzando via e ora non si fermeranno. È così che fanno. È la loro occasione. È ciò che volevano».

Bert disse: «Non possono creare queste città aziendali senza rendere la gente amichevole con noi. Non possono farli vivere in quelle case senza renderli amichevoli. Non possono far loro pagare il doppio per tutto senza renderli amichevoli. Non importa quanti sorveglianti mettano intorno alla gente, saranno amichevoli. Non faranno nulla o saranno amichevoli».

«Amichevoli», disse il vecchio. «Amichevoli con Warren Grimm». La sua voce si incrinò; i discorsi ricominciarono. Barcollò e allargò le braccia in ampi gesti teatrali mentre gridava verso la boscaglia. «Poveri bastardi fuorviati! Schiavi nella mente e nel corpo!».

Bert si voltò e iniziò a scendere la collina, chiudendo le orecchie alle parole angosciate e aprendosi un varco tra i cespugli senza prestare attenzione. Chi sono i vostri amici? Sono vostri amici i capi e i ratti delle compagnie, voi troncatori e abbattitori, voi posatori di cavi[12] e cimatori, voi caricatori e segnalatori? Sono vostri amici, voi segatori e bordatori, voi trasportatori e sollevatori e impilatori sotto la pioggia? Sono vostri amici? Lavorano come voi? Condividono gli stessi rischi? Si riparano sotto gli abeti quando i creatori di vedove[13], i rami fradici e i tronchi più grossi cadono dal freddo ponte? Cosa avete in comune con loro? Quando il prezzo dell’abete rosso è salito da venti a centomila, l’aumento è andato a voi? Il vostro salario è aumentato, se non dove vi abbiamo guidato e li abbiamo costretti ad aumentarlo? I vostri amici? Chi sono i vostri amici? Sono vostri amici gli uomini che ci odiano e vi sfruttano?

Si staccò dalla voce e dall’avvertimento del vecchio. E se il vecchio avesse ragione? Se nelle piccole città i lavoratori fossero dalla parte della Legione e dei vice, dalla parte di Hubbard e Warren Grimm, impassibili, inerti e contenti che Wesley fosse morto? Chi sono i vostri amici? chiese il vecchio, e lui gridò in risposta: Chi sono i nostri? Sentì sé stesso strappare freneticamente i cespugli perché non riusciva a sopportare i pensieri che lo inondavano quando si fermava. Ai piedi della collina il sottobosco era più fitto. Il groviglio di salal e bastoni del diavolo gli arrivava alle spalle. C’era un torrente ai piedi della collina, che aveva tracimato. Il terreno scuro, macchiato di muschio e legno marcio, era solcato da centinaia di ruscelli formatisi il giorno prima. Non c’era terreno sgombro. Si spinse nel groviglio di cespugli, troppo rigido e freddo per cercare un passaggio, e il pensiero del calore, anche quello della prigione, lo attirava come il ricordo di un momento felice prima che la sua vita si fosse oscurata e i suoi amici fossero stati uccisi. A volte, quando si sforzava di attraversare i cespugli, una foschia rossa gli accecava gli occhi, e a volte gli sembrava di sentire il ronzio confuso di un’officina sopra la pioggia e il suono smorzato del torrente, ma non poteva più fidarsi dei suoi occhi, delle sue orecchie o del suo corpo, e non sapeva se quello che sentiva fosse il fischio di un’officina in lontananza o soltanto un ronzio più forte nelle sue orecchie.

Poi, ad una curva del torrente, vide di nuovo il vice. Questa volta non c’era alcun dubbio. Era in piedi in mezzo ad un gruppo di ontani sulla riva, pallido e sorridente, senza cappello, asciutto nel bosco fradicio, con la pistola che gli penzolava ancora pigramente al fianco. Bert sollevò il fucile e sparò. Aveva le mani irrigidite e per un attimo fu sorpreso dal fatto che il grilletto fosse così pesante. Il rumore lo risvegliò. L’uomo era scomparso. Il suono rimbombò più forte tra le colline, amplificandosi con ogni eco fino a scuotere gli alberi con il suo fragore. Fissò il punto in cui aveva visto il vicesceriffo, ma non c’era nessuno, solo un segno scheggiato sull’albero dove era passato il suo proiettile. Un ontano ondeggiava a scatti mentre il torrente straripante lavava le sue radici.

L’oratore gridò: «Che cos’è?». Si affrettò attraverso i cespugli verso Bert, ansioso, sveglio, chiamandolo.

Bert disse con voce spenta: «Mi è sembrato di vedere qualcosa».

Il suono aleggiava, paralizzandoli. Poi corsero a valle, consumando la loro ora di forza dettata dal panico, la paura che schiariva loro la mente e li risvegliava, spingendoli lontano dal luogo maledetto dove gli echi ancora ruggivano e si ripetevano come una grande campana che richiamava i loro nemici. Il vecchio crollò e strisciò nel sottobosco, dove si distese soffocando e tossendo, i piedi che affondavano nel fango ogni volta che uno spasmo di tosse lo scuoteva. Bert si sedette con il fucile tra le ginocchia, tenendo la canna con entrambe le mani e appoggiando la testa sulle braccia. Non sapeva per quanto tempo aveva riposato. Quando alzò di nuovo lo sguardo, il bosco era più buio.

Riusciva a vedere un breve tratto del torrente. Di nuovo, nell’ombra piovosa, qualcuno si mosse dietro la cortina di cespugli. Sollevò di nuovo il fucile. Due ragazzi risalivano il torrente. Riusciva a vederli chiaramente. Quello davanti avanzava con fare indaffarato, sollevandosi sui tronchi caduti e camminando con passo sicuro sui tronchi che sporgevano sull’acqua. Era più giovane, biondo, con un’espressione vuota sul volto, vestito con una tuta blu strappata e il cappotto di qualche uniforme: il cappotto era troppo grande per lui e le spalle gli scendevano sulle braccia. I gambali dell’esercito erano avvolti in modo irregolare sulle gambe della tuta. Dietro di lui, il secondo ragazzo si muoveva più lentamente, con delicata goffaggine. Era più alto, indossava un lungo impermeabile e i suoi lineamenti, scuri, sottili e quasi femminili, si contorsero con disgusto quando appoggiò la mano sulla superficie bagnata di un tronco per sollevarsi e scavalcarlo. Il ragazzo più giovane gridò. Saltò da un tronco semisommerso alla riva dove si trovava Bert, atterrando con un grugnito di soddisfazione proprio mentre vedeva Bert e si irrigidiva per la paura. Il suo viso si spalancò e divenne insensato. Il secondo ragazzo alzò lo sguardo, rabbrividì e si piegò a metà, come se aspettasse di essere colpito.

***

Bert si mise tra loro. Guardò lungo il torrente per vedere se fossero seguiti. Dal cespuglio il vecchio chiese: «Che succede?».

«Solo un paio di ragazzini».

Nessuno li seguiva. Il vecchio si arrampicò sulla riva; i ragazzi lo fissarono e poi guardarono nel bosco per vedere se ne stessero arrivando altri. Il ragazzo più grande fece un movimento incompleto e convulso, come se avesse iniziato a correre e avesse trovato i piedi saldamente impantanati nel fango. Bert lo trattenne. «Dove credi di andare?» Il ragazzo non riuscì a rispondere. Il suo viso era teso in un’espressione idiota e priva di espressività. Bert lo scosse leggermente. «Cosa ci fate qui?»

Il ragazzo ansimò: «Lasciaci andare. Stiamo facendo un’escursione».

Il ragazzo più piccolo lo guardava a bocca aperta, sorpreso ma meno spaventato, aspettando che succedesse qualcosa. «Siamo boy-scout», disse. «Boy-scout».

Bert disse: «Avete qualcosa da mangiare?»

«No».

«Niente», disse Bert. «Niente panini».

Il ragazzo fece un respiro profondo e scosse la testa.

«Da dove venite?»

«Paradise».

«Dove si trova?»

Il ragazzo indicò con un cenno del capo dietro di sé. «A cinque o sei miglia», disse.

«Cosa ci fate quassù?»

Esitò. Bert vide che la paura del ragazzo andava leggermente attenuandosi, mentre cercava di pensare a cosa rispondere. Disse con tono audace e speranzoso: «Stiamo cercando i wobblies». Li fissò in faccia per vedere quale effetto avesse avuto la sua affermazione.

Il vecchio si sedette su un tronco e cominciò a tossire, piegandosi in avanti e soffocando. Quando si raddrizzò disse: «È una tosse da polmonite, Bert».

Bert lasciò andare il ragazzo più grande. Disse incredulo: «Ci hanno mandato dietro i ragazzini». Sentì il vecchio schiarirsi la gola e vide i ragazzi muoversi incerti. I ragazzini, pensò cupamente. Persino i ragazzini. Fissavano il vecchio, le ferite e le infezioni sul suo viso. «Mandarci dietro i ragazzini», disse Bert. «Guarda».

Il vecchio disse: «Sono contro di noi. Avevo detto che sarebbero stati contro di noi».

«I ragazzini», disse Bert cupamente. «Mandarci i ragazzini».

«Avevo detto che sarebbero stati contro di noi. Ti uccideranno laggiù. Te l’ho detto più volte». Sì, pensò Bert, i ragazzini. Si avvicinò nervosamente al ragazzo più giovane.

«Chi altro c’è con te, ragazzo? Quanti altri? Quanti uomini?».

Il ragazzo rispose: «Nessuno». La mano di Bert si strinse, nera e blu, sul suo braccio.

«Vuoi che ti butti nel torrente?»

«Nessuno! Solo i boy-scout! Solo la truppa!»

«Chi vi ha mandato?»

«Nessuno! Solo Froggy Anderson».

«Chi è?»

«Il capo scout».

«Dov’è?»

«Non lo so. Al campo, credo».

Bert disse: «Dovrei buttarti nel torrente». Il ragazzo più grande cominciò a piangere. Bert rimase vicino ai ragazzi per impedire loro di scappare, ascoltando la pioggia che scorreva tra gli alberi e tendendo l’orecchio per cogliere qualche altro suono. E se avessi sparato? pensò. Si sentiva stanco e impotente, sconfitto più di quanto lo fosse stato dalla pioggia, dalla stanchezza e dalla fame, più di quanto lo fosse stato quando aveva sparato alla cieca nel bosco. Lasciateli venire, disse la sua mente. Tutti i ragazzini piccoli. Tutti i ragazzini piccoli e tutti gli storpi e tutte le donne anziane e gli uomini anziani, mandateli nel bosco e lasciate che ci diano la caccia. Con voce spenta il vecchio chiese: «Dov’è la giustizia per i lavoratori?», e Bert pensò: «La gente è contro di noi. Pensavo che sarebbero stati amichevoli e invece ecco i ragazzini piccoli, i ragazzini piccoli».

I ragazzini piccoli, pensò, i piccoli diavoletti spaventati e infreddoliti. Il ragazzo più grande ben vestito e piangente, pallido come una ragazza; il ragazzino piccolo che guardava a bocca aperta mentre l’oratore improvvisato iniziava a farneticare. La gente deve essere pazza, pensò, e il vecchio oratore improvvisato mormorò: «La giustizia di chi? Giustizia per i proprietari delle fabbriche, sì. Giustizia per i Grimm e gli Hubbard e per il governatore Hart, loro volenteroso strumento». Perché? Perché i wobblies difendono i lavoratori comuni. Lottano per i lavoratori comuni. Muoiono per i lavoratori comuni. «Sta’ zitto!» gridò Bert. «Come posso pensare?»

«I ragazzini piccoli», si scusò il vecchio. «Non sanno nemmeno perché sono qui». Si portò delicatamente la mano sui punti dolenti del viso. «Le loro menti sono avvelenate», disse con dolore. «Come possono saperlo? Questo mi fa male, Bert». Ricominciò a tossire. «Dirò questo», disse. «Non ho una buona opinione della madre… Ragazzi! Perché non siete a scuola?»

«Hanno chiuso la scuola».

Hanno chiuso la scuola, pensò Bert. Hanno dichiarato festivo. Ora potete andare a casa, Wesley Everest è morto. Le campane della scuola suonano. Sì, e in tutto lo Stato e in tutto il Paese i ragazzini avrebbero avuto un giorno di vacanza e sarebbero corsi nei cortili delle scuole urlando e gridando, mentre il suo corpo galleggiava nel Chehalis e i cani correvano liberi per le strade. Ora potete andare a casa, pensò. I wobblies sono morti.

Gli alberi si asciugavano lentamente. Il ragazzo più grande aveva smesso di piangere; aveva ripreso un po’ di vita. Il vecchio si avvicinò a loro, appoggiandosi ad un tronco, e chiese: «Come ti chiami, figliolo?».

Il più giovane rispose: «Kelly Hanrahan».

«E tu?».

Il ragazzo mormorò in modo impercettibile. «È meglio che ci lasci in pace», disse. «Mio padre…». Guardò i suoi piedi e la sua voce si spense nel silenzio.

«Come ti chiami?

«Che lavoro fa tuo padre?

«È sovrintendente…». La voce del ragazzo era flebile e provocatoria. «È meglio che mi lasci andare!», disse. «Mio padre…».

Il vecchio mormorò: «Il ragazzo della zuppa…». Si rivolse a Kelly. «Tuo padre che lavoro fa?».

«È un posatore di cavi».

«Sa che sei qui fuori?».

Il ragazzo esitò. «A lui non importa cosa faccio».

Il bosco era quasi buio. Bert poteva sentire il respiro affannoso del ragazzo e vedere i muscoli che gli si contraevano nervosamente sulle guance. Era il figlio del sovrintendente, lontano da casa, in mezzo al bosco… All’improvviso la sua mente era lucida e vigile.

Il vecchio disse con voce stanca: «Voi ragazzi non sapete perché siete qui. Non sapete perché siete contro di noi. Non sapete cosa è successo.»

Loro non risposero.

Il vecchio disse dolcemente: «Ragazzi, ascoltatemi. Sentite dire cose su di noi. Sentite dire che abbiamo teso un agguato e che abbiamo sparato sulla loro parata e non potete contare tutte le bugie che raccontano su di noi. Ma questa è la verità. Questo è quello che è successo.»

Il ragazzo più giovane si strinse addosso il cappotto militare bagnato e guardò nervosamente Bert. I ragazzini, pensò Bert, perché li hanno lasciati uscire? Li avrebbero lasciati uscire se la gente fosse stata contro di noi e ci avesse dato la caccia sulle colline?

«Questa è la verità», disse il vecchio con voce sommessa. «Ascoltatemi ora».

«C’erano alcuni uomini a Centralia che hanno dato la vita per i lavoratori. Credevano che i lavoratori dovessero restare uniti per difendere i propri diritti. Credevano che i lavoratori dovessero ottenere il giusto compenso per il lavoro svolto. Non credevano nella guerra, non credevano che i lavoratori di un paese dovessero andare a uccidere i lavoratori di un altro paese, credevano che tutti i lavoratori dovessero restare uniti».

Parlava lentamente e con fatica, sforzandosi di mantenere la voce bassa. «Ora ascoltate. Tutte le persone che assumono uomini per lavorare per loro, tutti i proprietari delle fabbriche, i banchieri, gli uomini d’affari e i proprietari terrieri, odiavano questi uomini. Lo capite? Dissero che li avrebbero cacciati da Centralia. Dissero che erano filotedeschi, antiamericani e tutto il resto. Questo è ciò che fecero. Ascoltate. L’anno scorso c’è stata una parata a Centralia e quando la parata è passata davanti alla nostra sede, questi uomini, uomini d’affari, ex soldati e legionari, hanno fatto irruzione nella sede ed hanno distrutto tutto. Hanno distrutto i tavoli e le sedie, hanno strappato i libri e picchiato tutti quelli che erano lì. Hanno fatto questo. Gli uomini d’affari hanno fatto questo».

I ragazzi si agitarono mestamente. Gli alberi si oscurarono e si asciugarono; la pioggia era cessata. «Ascoltate», disse il vecchio. «Ascoltatemi. I wobblies sono tornati. Abbiamo sistemato di nuovo quel posto. E quest’anno, quando quegli uomini hanno fatto di nuovo irruzione, eravamo pronti ad accoglierli. Abbiamo aspettato. C’erano nove uomini dentro e tremila fuori. E i nove uomini hanno combattuto contro i tremila e li hanno respinti, finché hanno avuto munizioni. Lo sapevate? Ve l’hanno detto?»

Aspettò. I ragazzi non risposero. «Ve l’hanno detto?» Il ragazzo più giovane disse: «No», e il figlio del sovrintendente piagnucolò: «Lasciateci andare».

«Aspettate. C’era un ragazzo con i wobblies che non si arrese quando finirono le munizioni. Aveva una pistola e pochi proiettili rimasti, e corse fuori dal retro cercando di attraversare il Chehalis. Ora ascoltate. Aveva solo qualche anno più di voi, forse cinque o sei. Ed ecco cosa fece. Tenne a bada tutte quelle persone. Disse che si sarebbe arreso alla polizia, ma Dale Hubbard continuò ad avanzare e Wesley gli disse: «Fermati. Fermati o ti ammazzo». Hubbard continuò ad avanzare e Wesley lo uccise».

Nell’oscurità Bert sentì la sua mente risvegliarsi e il quadro generale di ciò che era successo si formò chiaro e distinto. C’erano stati dei problemi in città, altrimenti i ragazzi non sarebbero usciti. Avevano paura dei problemi, altrimenti non avrebbero lasciato uscire la scuola. La gente non era né amichevole né ostile, ma confusa e spaventata… Dovevano mettersi in marcia. Qualcuno sarebbe uscito a cercare quei ragazzi.

«Ecco cosa hanno fatto», disse il vecchio. «Hanno preso Wesley, un ragazzo un po’ più grande di voi, e l’hanno rinchiuso con gli altri. Prima l’hanno picchiato e gli hanno rotto i denti. E questo è quello che hanno fatto di notte. Hanno spento tutte le luci della città. Poi sono entrati nella prigione e l’hanno trascinato fuori. L’hanno messo in una macchina, gli hanno tagliato i testicoli e l’hanno riportato al fiume. Era un po’ più grande di voi, ragazzi, non molto più grande, e gli hanno fatto questo. Sono stati gli uomini d’affari a farlo. Lo hanno portato sul ponte, gli hanno messo una corda al collo e lo hanno buttato giù. Non è morto. Lo hanno tirato su di nuovo e lo hanno buttato giù di nuovo, ma lui non moriva. Allora gli hanno sparato, gli hanno sparato e lo hanno lasciato lì appeso».

Aspettarono. Bert si alzò. «Ve l’hanno detto?» chiese il vecchio. «Ve l’hanno detto quando vi hanno fatto uscire da scuola?»

I ragazzi tremavano per il freddo e la paura. Bert disse: «Andiamo. Qualcuno li starà cercando». Il vecchio si alzò in piedi. Bert disse bruscamente: «Ragazzi. Ci sono stati problemi in città?»

Il ragazzo più grande ricominciò a piagnucolare. L’altro disse con aria assente: «Problemi».

«C’è stata una rissa?»

«No».

«Niente?»

«No». Poi disse: «Solo dei volantini».

Il suo cuore fece un balzo. «Di cosa parlavano?».

Il ragazzo disse esitante: «Erano filotedeschi», e quello più grande disse: «Nessuno li ha letti».

«Perché no?».

«I boy-scout li hanno bruciati».

Disse al vecchio: «Qualcuno è rimasto», ma il vecchio non lo sentì. «Solo qualche anno più grande», disse il vecchio.

Bert si avvicinò al vecchio e lo tirò su. «Verranno a cercare questi ragazzi».

Il vecchio disse stancamente: «Lasciali cercare. Lasciali cercare».

«Sai cosa succederà se li rimandiamo indietro».

«Solo un po’ più grandi», disse il vecchio con angoscia. «Solo qualche anno. E questo è quello che hanno fatto».

«Verranno qui a cercarli. Se li rimandiamo indietro, cercheranno noi». Il vecchio barcollò. Bert lo tirò con forza. «Riprenditi», disse. Il vecchio allungò la mano e afferrò il ragazzo più grande per un braccio.

«Quanti anni hai?».

Il ragazzo rispose: «Quindici».

«Cinque anni più grande. Quattro o cinque». Non lo lasciò andare. «Gli hanno rotto i denti», disse. «Per prima cosa. Mi hai sentito? Sai come ci si sente? Sai cosa gli hanno fatto?» Il ragazzo iniziò a piangere.

Bert disse: «Ascolta. Calmati. Sai cosa faranno. Se li rimandiamo indietro, tutta la città ci darà la caccia. E se non tornano…».

Lentamente il vecchio capì. Lasciò andare il ragazzo. Bert cominciò a tremare. Non voleva dire cosa gli passava per la mente. Uno dei ragazzi si mosse e si avvicinò a loro. Il vecchio disse: «Forse… Potremmo trascinarli con noi?».

«Ci rallenterebbero».

Il vecchio disse: «Se gli succedesse qualcosa, darebbero la colpa a noi. Allora sarebbero contro di noi. L’intera città. L’intera maledetta classe operaia».

Bert disse: «Sarebbe diverso… se fossero caduti. O nel torrente».

Il vecchio non gli rispose. Bert sorrise nell’oscurità. «No», disse. «Ma è quello che farebbero loro». Il vecchio non disse nulla. «Pensa a quello che hanno fatto a Wesley». Bert prese il fucile e tirò il vecchio per una spalla. «Gli hanno rotto i denti», disse sottovoce. «Lo hanno fatto a pezzi prima di ucciderlo… E questo ci aiuterebbe e li terrebbe a bada».

Si addentrarono nella fitta boscaglia. Il vecchio disse: «Non dici sul serio».

«No. Ma è quello che fanno loro».

La boscaglia li circondava. Il vecchio iniziò a chiamare i ragazzi, ma Bert lo fermò. «Non sapranno se siamo partiti o meno. Aspetteranno un po’». Si allontanarono dal torrente, risalendo la ripida sponda, affondando i piedi nel terreno scivoloso. La pioggia aveva lasciato le foglie bagnate e appiattite, e ora che avevano iniziato a salire, la rigidità e la fatica erano tornate. La notte li avvolse, densa e pesante come la boscaglia stessa, finché non rimase nulla del mondo se non il groviglio umido di rampicanti e steli che li intrappolava e li tratteneva, il loro respiro affannoso, il rumore dei loro piedi sulle foglie e sul terreno umidi. Dopo che la pioggia cessò e salirono su un terreno più elevato, la temperatura si abbassò. Il sottobosco si diradò; i grandi alberi erano distanti tra loro.

In cima alla prima cresta si riposarono di nuovo. Il vecchio si distese sul terreno fangoso, a faccia in giù, con la fronte appoggiata sul braccio e le gambe contorte sotto di sé. Sotto la cresta, la valle era un abisso di oscurità senza confini, silenziosa, vuota e fredda, ma sopra di loro potevano vedere le montagne, linee di ombre più scure contro il cielo e la strana luce grigia della neve. Bert si sedette accanto al vecchio, tenendo il fucile tra le ginocchia, guardando la distesa di boschi della compagnia e la contea delle città della compagnia. Da qualche parte nell’oscurità i ragazzi stavano tornando a casa a tentoni, la gente li stava cercando, la folla si sarebbe radunata. Al mattino le colline sarebbero state affollate. Ora pensava a qualcuno che stava ancora lavorando nella città sorvegliata dalle guardie, distribuendo volantini e dicendo la verità. Il pensiero tornò mentre sonnecchiava. Era caldo e rassicurante. Tornava e poi svaniva; era come una luce nella finestra della casa di un amico, vista e poi persa di nuovo nel mezzo di una notte piovosa e miserabile.


NOTE

[1] Robert Emmett Cantwell (31 gennaio 1908 Little Falls (ora Vader), Washington – 8 dicembre 1978 New York City). Scrittore e critico letterario. Figlio di un ingegnere, frequentò l’Università di Washington (1924-1925) e poi trascorse i successivi quattro anni lavorando alla Harbor Plywood Co., (1925-1929) a Hoquiam, Washington. Nel 1919, il massacro di Centralia lo turbò profondamente e lasciò un’impressione duratura che trasfuse nei suoi scritti principali. Trasferitosi a New York City, ottenne un contratto editoriale con Farrar and Rinehart e iniziò a lavorare al suo primo romanzo, Laugh and Lie Down (1931). Durante la Grande Depressione scrisse un secondo romanzo, The Land of Plenty (1934), le cui vicende si svolgono attorno ad una segheria in una versione appena camuffata della sua città natale nello stato di Washington. Nel corso degli anni ’30, conobbe e frequentò scrittori ed editori newyorkesi come Edmund Wilson, Malcolm Cowley, Erskine Caldwell, James T. Farrell, John Dos Passos e Whittaker Chambers. Dal novembre 1932 fino alla sua chiusura nel 1935, lavorò come redattore letterario della rivista New Outlook. Scrisse anche per The New Masses sotto lo pseudonimo di “Robert Simmons”. Dopo gli anni Quaranta abbandonò gradualmente le simpatie radicali della sua gioventù.

[2] Possa la tua terra essere luminosa a lungo, con la sacra luce della libertà.

[3] America! America! Dio ponga la Sua grazia su di te! E ti incoroni del bene. Con fratellanza. Da mare a mare splendente.

[4] Il primo anniversario dell’Armistizio di Compiègne tra gli Alleati e la Germania, firmato l’11 novembre 1918.

[5] Nathan Wesley Everest (29 dicembre 1890, Newberg, Oregon – 11 novembre 1919, Centralia, Washington), membro degli Industrial Workers of the World fu arruolato nell’esercito americano nel novembre 1917 e mobilitato nella Spruce Production Division a Vancouver, Washington, che forniva legname per la costruzione di aeroplani, vagoni ferroviari e altre attrezzature belliche. Trascorse gran parte della sua ferma nella fortezza di Vancouver per essersi rifiutato di salutare la bandiera americana e per aver cercato di organizzare i suoi commilitoni.

[6] Gli accampamenti di lavoro dei boscaioli nelle aree da disboscare.

[7] Un arbusto sempreverde del Nord America.

[8] “Devil’s club”, un piccolo albero aromatico spinoso con foglie decidue.

[9] Gli oratori radicali che improvvisavano comizi nelle strade salendo su cassette di legno (soapbox, cassette del sapone).

[10] Loyal Legion of Loggers and Lumbermen.

[11] “Quattro L”, vedi nota precedente.

[12] Il posatore di cavi o “strozzatore” è un boscaiolo che collega dei cavi ai tronchi per il recupero.

[13] “Widowmakers”, tronchi pericolosi.

Una squadra di boscaioli nello Stato di Washington, 1919 ca.

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