Nona parte del saggio biografico Louis C. Fraina e la nascita del movimento comunista negli Stati Uniti d’America, pubblicato in: Louis C. Fraina – Il Socialismo Rivoluzionario – e altri scritti 1911-1921, Movimento Reale, Roma, 2026.
Lo stesso mese della fondazione dei due partiti comunisti in America, nel settembre 1919, scoppia lo sciopero nazionale dell’acciaio che coinvolge circa 365.000 operai siderurgici. In questo periodo l’American Federation of Labor conta 3.260.068 iscritti, il più alto numero di adesioni in tutta la sua storia fino a quel momento. È in corso l’apice di un’annata di lotte a cui gli Stati Uniti non assisteranno prima di altri 15 anni e che vede partecipare agli scioperi oltre 4 milioni di operai, una cifra superiore alla somma di tutti i lavoratori iscritti ai sindacati. In questo contesto, il CPA e il CLP possono contare su pochissimi militanti che, oltre che trattarne da un punto di vista teorico, siano praticamente esperti di lavoro sindacale. Entrambi i partiti prestano scarsa attenzione all’agitazione dei siderurgici in quanto “meramente” rivendicativa, limitandosi a scrivere e diffondere proclami anti-AFL che, quando non pongono avventuristicamente ed irrealisticamente all’ordine del giorno l’insurrezione armata contro il governo e la dittatura del proletariato, si limitano a promuovere in astratto il “comunismo”[1].
Anche Louis Fraina, nonostante avesse previsto l’ondata di scioperi e il suo carattere non rivoluzionario, si limita a lamentarne la mancanza di carattere politico, che cerca di conferirgli meccanicamente – carente com’è il partito di militanti sindacali – mediante la proposta propagandistica di indirizzare gli scioperi verso l’obiettivo della liberazione dei prigionieri politici.
In ottobre, in qualità di Segretario Internazionale del partito, Fraina stila una relazione per la Terza internazionale in cui affronta criticamente il ruolo degli IWW:
Gli IWW si aggrappano ancora ai loro vecchi concetti di organizzazione industriale di tutti i lavoratori, del graduale crescere della nuova società “nel grembo” della vecchia come unico mezzo per realizzare la rivoluzione; una concezione tanto utopica quanto quella del socialista moderato, che propone di far “crescere” il socialismo trasformando lo Stato borghese. Il Partito Comunista sostiene gli IWW come movimento rivoluzionario di massa, pur criticandone le carenze teoriche.[2]
Nel novembre del 1919, il “Comitato Lusk” dà inizio ad una campagna di arresti contro i “rossi” nello Stato di New York che relega di fatto il Communist Party e il Communist Labor Party nell’illegalità. Tra gli arrestati figurano Ruthenberg, Gitlow e James Larkin, che verrà deportato in Irlanda. Fraina sfugge all’arresto ed entra in clandestinità. In questo periodo ha inizio il dramma che alla lunga distruggerà la sua vita politica.
Ricevuto l’incarico di rappresentare il CPA ad una Conferenza dei partiti comunisti prevista ad Amsterdam, poco prima di partire vede messa in dubbio la sua lealtà politica e morale. L’accusa proviene da Ferdinand Peterson, reclutato proprio dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti come agente speciale FF-22 con il compito di creare problemi all’interno del nascente movimento comunista. Peterson, rivelando al finlandese Santeri Nuorteva, un avversario politico di Fraina, membro del Comitato Esecutivo Nazionale del SPA nonché a capo dell’Ufficio informazioni russo, di essere stato reclutato come agente dal Dipartimento di Giustizia ma di aver accettato solo con l’intento di fare il “doppio gioco”, lo informa che anche Fraina starebbe lavorando come spia per il governo degli Stati Uniti, affermando di averlo visto entrare tre volte nella sede newyorkese del Dipartimento di Giustizia. Nuorteva, sollecito nel farsi convincere da una spia dichiarata, offre a Peterson 1.000 dollari per trovare delle prove e quest’ultimo, per ottenere la lauta ricompensa promessa non deve far altro che concordare queste “prove” con i suoi “datori di lavoro”. Sottoposto ad un “processo politico” in seguito alle pubbliche accuse di Nuorteva, Fraina viene difeso da Jay Lovestone e Alexander Bittelman che confermano la sua presenza a Chicago in due delle date indicate da Peterson. Completamente scagionato per l’assoluta inconsistenza e incongruenza delle accuse, nel gennaio 1920 Fraina può finalmente partire clandestinamente su una nave da carico per Amsterdam sotto la falsa identità di Ralph Snyder.
Dal 2 di gennaio del 1920 i “Palmer Raids” messi in atto dagli agenti del Bureau of Investigation di J. Edgar Hoover (che ha già schedato più di 60.000 sospetti “radicali”) si scatenano a livello nazionale prendendo di mira anche i quartier generali e le sedi locali dei due neocostituiti partiti comunisti. Più di 5.000 arresti di dirigenti e di militanti in tutti gli Stati Uniti spingono entrambi i partiti in una clandestinità che si protrarrà – almeno a partire dall’inizio del 1921 senza vera necessità – fino al 1922 inoltrato. A causa della repressione e del clima di paura, fra arresti, deportazioni e defezioni il numero di membri del CPA si ridurrà a 5.584.
Giunto nella capitale olandese Fraina elabora, insieme ad elementi dei partiti comunisti inglese ed olandese, delle tesi di “sinistra” sull’attività sindacale. L’improvviso scioglimento della Conferenza ad opera della polizia olandese fa sorgere in Fraina il sospetto che il suo assistente designato dal partito, Jacob Nosovitsky, che ha materialmente organizzato il viaggio e che lo accompagna costantemente, sia un informatore. Il sospetto si rivela fondato e Fraina riesce a far perdere le sue tracce e a dirigersi da solo verso la Russia sovietica. Il suo percorso lo porta a Berlino proprio nei giorni dello sciopero generale in risposta al Putsch reazionario di Kapp-Lüttwitz, nel marzo 1920. Di passaggio in Danimarca, Fraina viene arrestato e ricondotto in Germania.
Negli Stati Uniti intanto, in aprile, dopo le ripetute sollecitazioni dell’Internazionale per una fusione dei due partiti comunisti, il CPA subisce una prima scissione. C. E. Ruthenberg abbandona il partito con il grosso dei membri anglofoni – tra cui Isaac Ferguson e Jay Lovestone – e con la sezione di Chicago della Federazione Russa (insieme a gran parte dei fondi del partito) mantenendo il nome ufficiale dell’organizzazione. Per gli scissionisti il partito non può limitarsi ad un’astratta propaganda di princìpi in attesa che le “forze sociali” mutino miracolosamente l’attitudine delle masse operaie nei suoi confronti ma deve applicare questi princìpi in collegamento con le lotte reali della classe, che, in quel momento, non mancano. Dopo lunghe trattative, nel maggio seguente il gruppo di Ruthenberg si unisce al CLP per formare lo United Communist Party.
Un primo banco di prova per il nuovo partito viene posto dalle elezioni presidenziali del 1920, che vedono Eugene Debs concorrere per il SPA dalla prigione federale in cui è detenuto per la sua attività contro la guerra. Né il CPA, né il CLP, né la fazione di Ruthenberg si sono mai opposti per principio alla partecipazione alle elezioni; tuttavia, il nuovo UCP propende per le sole candidature legislative che consentano un impiego rivoluzionario delle tribune fornite dal Congresso, dalle legislature statali e dai consigli municipali (con il divieto di proporre qualsivoglia riforma), rifiutando di presentare candidature a funzioni esecutive nello Stato borghese (come se il loro ottenimento fosse stato realisticamente nel novero delle possibilità). Sul tema delle elezioni, Fraina da Berlino invia a Ruthenberg un articolo in cui, oltre a proporre per il CPA la candidatura alle presidenziali di quest’ultimo, con lo scopo di approfittare della campagna elettorale ai fini della propaganda e dell’agitazione comuniste, esprime un’impostazione molto affine a quella leniniana circa l’utilizzo della tribuna parlamentare:
Nelle condizioni attuali, l’utilizzo rivoluzionario del parlamentarismo diventa, per il Partito Comunista Americano, non l’utilizzo del parlamento (il Congresso, le legislature), ma l’utilizzo delle campagne politiche per scopi di agitazione rivoluzionaria. Le prospettive di elezione di rappresentanti sono nulle; le prospettive di agitazione nelle campagne elettorali sono eccellenti. Il partito deve agire di conseguenza. […] Non una singola opportunità di lotta deve essere scartata. Nessun mezzo d’azione in accordo con i nostri compiti e i nostri princìpi deve andare perso. Il banco di prova dell’integrità rivoluzionaria di un partito non è l’adesione formale e meccanica ad un programma, ma la capacità di utilizzare i programmi ai fini dell’azione rivoluzionaria.[3]
L’articolo è generalmente male accolto, sia dall’UCP, che alla fine, dopo una piccola scissione su questo tema, deciderà comunque di non partecipare alle elezioni del 1920, sia da ciò che rimane del CPA, anch’esso fautore del boicottaggio di queste elezioni.
Nel giugno 1920 anche il cospicuo gruppo anglofono del Michigan, che fino a quel momento non si è assunto nessuna responsabilità inerente al programma del partito ed ha rifiutato ogni sua singola presa di posizione, abbandona il CPA dando in seguito vita al Proletarian Party.
Nel frattempo, a Mosca, dove si prepara il II Congresso dell’Internazionale Comunista, le notizie sull’infamante accusa di essere un agente provocatore precedono Fraina e vengono raccolte da John Reed, che è arrivato in Russia da qualche mese ed è intenzionato a convincere l’Internazionale a concedere esclusivamente al CLP, di cui egli stesso è rappresentante, il riconoscimento come sua sezione ufficiale negli USA.
Ripartito per la Russia travestito da ex-prigioniero di guerra russo che fa ritorno in patria, nel maggio/giugno 1920 Fraina giunge finalmente a Mosca, dove, al suo arrivo, viene sottoposto ad un secondo processo, che conferma nuovamente la sua innocenza. Con il successivo ingresso in Russia del suo principale accusatore, Nuorteva, è Fraina stesso a richiedere un terzo procedimento, nel corso del quale viene definitivamente discolpato – anche per diretto interessamento di Lenin, il quale delibera che Nuorteva ritratti pubblicamente ogni accusa.
Nel corso della sua permanenza a Mosca Fraina intrattiene diversi colloqui con Lenin sulla questione dei sindacati, sull’opportunità di fondare un partito laburista negli Stati Uniti e su temi filosofici. In quei giorni lo Stato proletario è impegnato in una guerra rivoluzionaria con la Polonia, un’eventualità che lo stesso Fraina aveva accettato dal punto di vista teorico meno di due anni prima:
Lo sviluppo della rivoluzione proletaria scatena violenti antagonismi all’interno della nazione, e la vitalità di questi antagonismi influirà sulla rapidità dello sviluppo; la rivoluzione proletaria, inoltre, scatena altrettanto violenti antagonismi internazionali. Man mano che il proletariato rivoluzionario ricostruisce la società può trovarsi costretto a combattere contemporaneamente guerre civili e guerre rivoluzionarie.[4]
Alla fine dell’estate del 1920 il dirigente russo, favorevolmente impressionato dal lavoro svolto da Fraina nel raccogliere e tradurre il materiale per The Proletarian Revolution in Russia, e da un suo vecchio articolo del 1913 apparso su The New Review su Concentrazione, monopolio, concorrenza: un nuovo indirizzo nell’economia nazionale, gli propone di curare insieme a lui la pubblicazione in russo di Due pagine di storia romana di De Leon, occupandosi anche della prefazione e delle note al testo.
Ammesso al II Congresso dell’Internazionale (17 luglio – 7 agosto 1920) Fraina prende attivamente parte ai dibattiti e condivide le perplessità di Amadeo Bordiga sull’eventualità di un allargamento dell’affiliazione al Comintern ad elementi centristi. Intervenendo sulla questione nazionale e coloniale, affronta il tema dei lavoratori immigrati non qualificati negli Stati Uniti e più in generale delle masse sfruttate del continente americano:
… l’America Latina è la base coloniale dell’imperialismo degli Stati Uniti. Le condizioni economiche nel resto del mondo diventano sempre più instabili; l’imperialismo degli Stati Uniti si riprende aumentando lo sfruttamento e lo sviluppo dell’America Latina. È necessario colpire questo imperialismo sviluppando movimenti rivoluzionari in America Latina, proprio come è necessario colpire l’imperialismo britannico sviluppando movimenti rivoluzionari nelle sue colonie. […] Il movimento comunista negli Stati Uniti in particolare, e l’Internazionale Comunista in generale, devono intervenire attivamente nel movimento latinoamericano. Il movimento negli Stati Uniti e in America Latina deve essere considerato come un unico movimento, la strategia e la tattica di guerra devono essere concepite in termini di rivoluzione americana, che comprenda l’intero continente americano.[5]
Durante i lavori del Congresso, Fraina conosce Esther, un’ex collegiale di Pietrogrado impiegata come traduttrice presso l’apparato del Comintern, che sposerà dopo pochi mesi. Al ricevimento di nozze partecipano tra gli altri Michail Borodin, Lev Karakhan e la laburista inglese Ellen Wilkinson.
Scelto per rappresentare il movimento comunista americano nella commissione dell’Internazionale che elabora le tesi sul sindacalismo, è co-relatore insieme a Karl Radek nell’aprire la discussione su questo tema. In seguito alle osservazioni dirette fatte in Inghilterra ed in Germania e alle discussioni con Lenin – e contrariamente a John Reed – Fraina muta parzialmente la propria impostazione sul lavoro sindacale negli Stati Uniti e si persuade della possibilità aperta da una potente ondata di lotte rivendicative di rovesciare i rapporti di forza anche all’interno delle organizzazioni operaie guidate da elementi reazionari (i sindacati collaborazionisti):
Ho detto, per quanto riguarda gli Stati Uniti, che circa l’80% dei lavoratori non è organizzato; ma è tuttavia impossibile abbandonare i vecchi sindacati reazionari; se non altro, per un motivo particolare: la maggior parte dei lavoratori non organizzati sono stranieri, la maggior parte degli organizzati sono americani: dobbiamo prendere contatto con questi lavoratori americani, poiché essi assumeranno necessariamente la leadership nella Rivoluzione, non in teoria ma nell’azione rivoluzionaria.[6]
Fraina, inoltre, più che ad una struttura di partito impostata sulle cellule di fabbrica, propende per un’organizzazione distrettuale che tuttavia si adegui alla distribuzione geografica delle principali industrie di base raggruppando anche i disoccupati e gli altri sfruttati sul territorio:
Il Partito Comunista dovrebbe, laddove le condizioni lo permettano, costruire le sue organizzazioni distrettuali in base alla distribuzione geografica dell’industria, vale a dire che un’organizzazione distrettuale dovrebbe raggrupparsi intorno a una particolare industria di base (pur non trascurando un ampio e intenso contatto con la massa generale degli sfruttati). […] Ciò non significa che il partito diventa un’organizzazione industriale, ma che esso concentra la propria agitazione sul proletariato nelle industrie di base, la cui azione determina l’azione delle masse nel loro complesso.[7]
In questa fase della sua storia – precedente al processo di stalinizzazione – l’Internazionale non impone le sue scelte tattiche per mezzo di diktat inappellabili ma attraverso un incessante lavoro di persuasione, per mezzo di aspre ma interminabili discussioni intorno ai temi che maggiormente dividono le sezioni nazionali al loro stesso interno e nei confronti del Comitato Esecutivo. Non fa eccezione in questo senso il caso dei due partiti comunisti statunitensi e le proposte dell’Internazionale Comunista di riunificarsi, di non rinunciare al lavoro rivoluzionario nei sindacati reazionari, di limitare il ruolo delle federazioni di lingua alla propaganda presso le comunità etniche di riferimento e di combinare con efficienza lavoro legale ed extra-legale.
Se il ruolo giocato dal Comintern nello scagionarlo dalle pesanti accuse di slealtà può aver in parte contribuito, considerate le sue condizioni di svantaggio psicologico, a fargli riconsiderare alcune delle sue posizioni, il soggiorno russo, il contatto diretto con l’Internazionale Comunista e con Lenin, non fanno che rafforzare in Louis Fraina un ormai pluriennale tendenza a rielaborare da un punto di vista “bolscevico” il proprio background teorico per adeguarlo a suo avviso efficacemente ai compiti rivoluzionari posti dal contesto americano. Il parziale mutamento delle sue posizioni gli vale tuttavia – da parte dei suoi compagni di partito, dei rivali del CLP e anche da parte di più recenti storici del movimento – frequenti accuse di aver semplicemente e indecorosamente “capitolato” di fronte alle tesi russe, soprattutto in ambito sindacale. Anche queste recriminazioni di natura politica contribuiranno a minare la sua autorevolezza ed a marginalizzarlo.
Continua…
NOTE
[1] Nel nuovo Programma del CPA, adottato nel luglio 1920, si legge: «Ovunque siano i lavoratori, sia nell’AFL o in organizzazioni simili, sia negli IWW, lì il Partito Comunista deve fare costante agitazione, non per l’unionismo industriale, ma per il comunismo». Cit. in T. Draper, The Roots of American Communism, Transaction Publishers, New Brunswick, 2003, p. 224. Commenta Draper: «Le fazioni comuniste parlavano a loro stesse; non comunicavano con il mondo esterno».
[2] Relazione di Louis Fraina, Segretario Internazionale del Partito Comunista d’America, al Comitato Esecutivo dell’Internazionale Comunista, 18 ottobre 1919.
[3] L. C. Fraina, Le prossime elezioni, maggio 1920.
[4] L. C. Fraina, Il socialismo rivoluzionario, novembre 1918.
[5] L. C. Fraina, Sulla questione nazionale e coloniale, 1920.
[6] L. C. Fraina, L’Internazionale e l’unionismo, aprile 1921.
[7] Ibidem.
BIBLIOGRAFIA
- Paul M. Buhle, A Dreamer’s Paradise Lost. Louis C. Fraina/Lewis Corey (1892-1953) and the Decline of Radicalism in the United States, Humanities Press, Atlantic Highlands, NJ, 1995.
- Serena Tait, Alle origini del movimento comunista negli Stati Uniti: Louis Fraina teorico della azione di massa, in Primo Maggio, n. 1, giugno-settembre 1973, pp. 17-39.
- Theodore Draper, The Roots of American Communism, Transaction Publishers, New Brunswick, 2003.
- Esther Corey, Lewis Corey (Louis C. Fraina), 1892-1953: A Bibliography with Autobiographical Notes, articolo pubblicato su Labor History, vol. 4 (primavera 1963), pp. 103-131.
- James P. Cannon, I primi dieci anni del Partito Comunista Americano, Jaca Book, Milano, 1977.
- James P. Cannon, The History of American Trotskysm, 1928-1938, Pathfinder Press, Canada, 2002
- Jacob Zumoff, The Communist International and US Communism, 1919-1929, Brill, Boston, 2014.
- Tony Cliff, L’internazionalismo rivoluzionario in Palestina, 1937-1946, coalizioneoperaia.com

