GLI ANNI DELL’EMARGINAZIONE POLITICA E LA SCOMPARSA DI LOUIS FRAINA

Decima parte del saggio biografico Louis C. Fraina e la nascita del movimento comunista negli Stati Uniti d’America, pubblicato in: Louis C. Fraina – Il Socialismo Rivoluzionario – e altri scritti 1911-1921, Movimento Reale, Roma, 2026.


Nonostante tre processi politici dai quali è risultato innocente delle accuse di provocazione, nonostante l’intervento diretto di Lenin, il governo americano è riuscito, attraverso i suoi agenti prezzolati, a minare la fiducia nei confronti di Louis Fraina da parte del movimento comunista americano, presso il quale, infondatamente ma comprensibilmente, permane un dubbio strisciante nei suoi riguardi e la necessità di prendere pur minime misure cautelative.

Nel 1920, dopo il II Congresso dell’Internazionale Comunista, in previsione di un’ulteriore fusione di ciò che rimane del “vecchio” Communist Party of America con il neocostituito United Communist Party, John Reed tenta dapprima di assicurarsi che Fraina venga sospeso dal futuro nuovo partito a causa dei sospetti che lo hanno visto coinvolto e, in seguito al netto rifiuto oppostogli dall’Esecutivo del Comintern, propone che venga quantomeno relegato a ruoli di secondo piano. Alla fine Fraina viene incaricato di organizzare il movimento rivoluzionario in Messico e nell’America Latina e riceve dal Comintern 55.000 dollari da impiegare per la sua missione. Partito per gli Stati Uniti nel dicembre 1920 sotto le mentite spoglie di un distributore cinematografico, mentre è di passaggio a Berlino, dove è stato raggiunto dalla moglie, consegna 25.000 dollari al comunista britannico J. T. Murphy e altri 20.000 dollari ad un emissario per le operazioni negli Stati Uniti, trattenendo con sé solamente 10.000 dollari.

Ai primi del 1921, durante una breve sosta a New York, dove è rientrato illegalmente per cercare di promuovere l’unità, trova il movimento comunista ancor più dilaniato dalle lotte di fazione. Criticato per le posizioni assunte sulla questione sindacale dall’UCP di Ruthenberg e, sulla base di un malinteso, anche dal suo partito – il “vecchio” CPA – chiarisce sulla stampa di partito il proprio punto di vista favorevole sia alla creazione all’interno dei sindacati reazionari di gruppi comunisti di opposizione alla burocrazia dirigente, che alla concomitante formazione di nuove unioni industriali per organizzare la gran massa dei lavoratori esclusa dai sindacati tradizionali, nonché di organismi extra-sindacali di lotta sul tipo degli Shop-Stewards inglesi.

Nel maggio 1921, mentre Fraina si trova in Messico sotto il falso nome di Luis Carlos Fernandez, il “vecchio” CPA e l’UCP – al quale nel frattempo hanno aderito Earl Browder e uno dei massimi dirigenti dello Steel Strike, William Z. Foster – si fondono per formare infine il Communist Party of America, Section of the Communist International, anche detto Unified CPA. Il nuovo partito è strutturato in circa 1.700 “gruppi” che contano dai 5 ai 10 membri; 10 o più gruppi nella stessa città o località formano una “sezione”, non più di 10 sezioni formano un “sottodistretto”; in cima alle strutture locali sta il “distretto”, che in genere copre uno o più Stati, eccetto lo Stato di New York, i cui membri sono sufficienti per due distretti. Alla fine del 1921 i distretti territoriali del nuovo CPA sono 12 e il partito conta in tutto 19 organizzatori stipendiati; la quota d’iscrizione iniziale è di 1 dollaro, la quota mensile 60 centesimi.

Del tutto estraneo alla lingua ed ai problemi del Paese centroamericano, circondato da poche decine di giovani rivoluzionari di idee semianarchiche, separato dalla moglie rimasta in Germania e tagliato fuori dal lavoro politico per il movimento rivoluzionario negli Stati Uniti, a cui ha dedicato per anni le sue migliori energie, la sua missione in Messico si rivela estremamente scoraggiante, lasciandolo profondamente amareggiato.

In questo periodo continua comunque a produrre materiale rilevante sulla situazione economica e sociale americana per la stampa dell’Unified CPA:

La situazione negli Stati Uniti, in questo momento, è complicata nella sua stessa semplicità. C’è una grave crisi economica e un declino del commercio estero, ma il capitalismo americano non è scosso. Ci sono tra i quattro e i cinque milioni di disoccupati, ma questo fatto non produce alcuna energia o azione rivoluzionaria. È in corso un’enorme lotta tra il capitale e i sindacati, ma il capitale sta assumendo un atteggiamento offensivo, mentre i sindacati hanno definitivamente accettato la difensiva. C’è una reazione e una repressione nazionale molto forte, ma le masse non rispondono con un’azione più aggressiva.

[…] l’arrivo di una crisi nella situazione americana dipende quasi completamente dagli sviluppi della situazione mondiale.[1]

Fraina analizza l’emergere degli USA come potenza mondiale nel corso della guerra 1914-18:

Mentre distruggeva l’apparato industriale dell’Europa (ad eccezione dell’Inghilterra, dove però era indebolito), la guerra rivitalizzava, sviluppava, integrava l’apparato industriale degli Stati Uniti. Mentre esauriva la riserva di capitale dell’Europa, la guerra moltiplicava le riserve di capitale americane. Fu un rovesciamento di status economico senza precedenti. Con la conclusione dell’armistizio (novembre 1918) l’America divenne il più grande produttore di beni e possessore di capitali del mondo, con una capacità di sviluppo infinita, la potenza finanziaria e industriale dominante.

Il grande duello militare tra Gran Bretagna e Germania per il dominio del mondo era stato vinto dagli Stati Uniti.[2]

E prevede molto lucidamente le tensioni con il Giappone che porteranno alla Seconda guerra mondiale sul Pacifico, nonché la sostanziale rivalità imperialistica tra Stati Uniti e Gran Bretagna:

L’egemonia sulla Cina è indispensabile all’imperialismo giapponese; il Giappone imperialista deve espandersi o esplodere. Ma in una lotta strettamente industriale e finanziaria con l’America per il controllo della Cina, il Giappone è condannato, poiché l’America è infinitamente superiore in termini di risorse industriali e finanziarie. Gli Stati Uniti stanno preparando un’offensiva economica in Cina, contro la quale il Giappone si sta preparando febbrilmente, consolidando il proprio potere politico in Cina e aumentando gli armamenti.

Non c’è alcuna possibilità di una soluzione pacifica di questa lotta per la Cina, poiché, indispensabile com’è ora per il Giappone, la Cina dovrà presto diventare altrettanto indispensabile per i capitali e i prodotti in ferro dell’America, quando altri mercati raggiungeranno il punto di saturazione.

Una lotta per la Cina tra America e Giappone diventa inevitabilmente una lotta per il dominio del Pacifico. Ma se questa lotta dovesse diventare una guerra, si tratterebbe piuttosto di una lotta per il potere mondiale, nella quale la Gran Bretagna sarebbe fatalmente coinvolta (a causa della rivalità tra America e Gran Bretagna considerata più avanti) […]. Per la Gran Bretagna si tratta di una lotta per il proprio destino. La sconfitta significa regresso e quindi crollo. Ma una nazione potente non cede la supremazia imperialistica senza ricorrere all’arbitrio della spada. Il ricorso alla spada significa un’altra guerra mondiale, con Gran Bretagna, America e Giappone come protagonisti.[3]

Nel dicembre 1921 l’Unified CPA, dilaniato dallo scontro tra i sostenitori dell’illegalità “per scelta” (ancora una volta perlopiù i membri delle federazioni di lingua straniera) e coloro – tra cui Ruthenberg e James P. Cannon – che ritengono la clandestinità una condizione ormai non più necessaria e persino controproducente nel nuovo clima liberale instauratosi negli Stati Uniti, invece di dotarsi di un apposito ufficio per le necessità del lavoro extra-legale, si sdoppia formalmente in due organizzazioni: una clandestina, che mantiene la denominazione di Communist Party of America, e una ufficiale: il Workers Party, i cui membri e i cui dirigenti sono intercambiabili. Nel gennaio 1922, dopo soli 8 mesi di “unità”, una parte del partito “illegale” si scinde denominandosi, a sua volta e per l’ennesima volta, Communist Party. In quest’inizio 1922 negli Stati uniti esistono due partiti comunisti illegali (per scelta) più il “clone” legale di uno dei due.

Nel mentre, alla fine del 1921, dopo sei mesi in Messico, esasperato dalla convinzione dell’inutilità del suo lavoro in quello che considera un vero e proprio esilio, Fraina abbandona di sua iniziativa l’incarico di partito per raggiungere a Berlino la moglie Esther, del tutto disinteressata se non ostile all’impegno politico del marito. Arrivato a Francoforte all’inizio del 1922, pur continuando a considerarsi un marxista ortodosso, ritiene di non poter più lavorare nel movimento comunista e in autunno invia una lettera di dimissioni al Comintern – e in copia al partito (il CPA legato al Workers Party) – allegando un dettagliato rapporto finanziario nel quale rende noto che, avendo deciso di stabilirsi momentaneamente in Messico a causa delle difficoltà di ritornare e stabilirsi legalmente negli Stati Uniti e non disponendo di altri mezzi, trattiene per il viaggio e per le prime necessità ciò che rimane dei 4.200 dollari di fondi messi a sua disposizione.

Nell’agosto del 1922 il Communist Party of America (legato al Workers Party) tiene una Convention clandestina nei pressi del villaggio di Bridgman, tra colline e boschi che digradano sul Lago Michigan. Nonostante i partecipanti posizionino sentinelle sulle colline e nel villaggio ed adottino una serie di rigide norme cospirative come non parlare con gli sconosciuti, non prendere appunti scritti, non tenere sulla propria persona documenti o lettere di partito, il Bureau of Investigation, informato preventivamente dalla spia Francis A. Morrow, un segretario distrettuale del partito, riesce a trovare il luogo del convegno, ad arrestare tutti i membri che non sono riusciti a fuggire e, grazie alla chiave fornita dall’informatore, a decifrare i documenti crittografati del partito sequestrati nella retata.

Tornato frattanto in Messico, Fraina vive in ristrettezze in un piccolo appartamento con la moglie e la figlia appena nata, Olga, senza riuscire a trovare un impiego. Nel maggio 1923 torna negli Stati Uniti senza i suoi famigliari – non avendo ancora abbastanza denaro per portarli con sé – usando il falso nome di Joseph Charles Skala e un passaporto cecoslovacco. Stabilitosi a New York, ottiene lavori saltuari vivendo con venti centesimi al giorno. Alla fine dell’anno, dopo aver trovato impiego come commesso in un negozio di articoli domestici per 12 dollari alla settimana e integrando il magro salario con altri lavori occasionali, riesce a farsi raggiungere dalla moglie e dalla bambina e a trasferirsi con loro in una casa popolare nei bassifondi dell’East Side.

Mentre la moglie lavora in una fabbrica di profumi, Fraina riesce a farsi assumere prima come correttore di bozze sostitutivo presso il New York Times e in seguito come correttore di bozze fisso presso l’editore Street & Smith. Indignato per il caso di Sacco e Vanzetti, cerca di mantenere un contatto con il movimento operaio e nel 1925 fa pervenire a James P. Cannon una lettera in cui chiede di poter tornare a lavorare nel partito offrendosi di saldare a rate il suo debito. Comunicata da Cannon la missiva al Comitato Politico, il partito liquida la sua richiesta indirizzandolo direttamente al Comintern, a cui la somma era dovuta.

Continua…


NOTE

[1] L. C. Fraina, L’America come potenza mondiale, agosto 1921.

[2] Ibidem.

[3] Ibidem.


BIBLIOGRAFIA

  • Paul M. Buhle, A Dreamer’s Paradise Lost. Louis C. Fraina/Lewis Corey (1892-1953) and the Decline of Radicalism in the United States, Humanities Press, Atlantic Highlands, NJ, 1995.
  • Serena Tait, Alle origini del movimento comunista negli Stati Uniti: Louis Fraina teorico della azione di massa, in Primo Maggio, n. 1, giugno-settembre 1973, pp. 17-39.
  • Theodore Draper, The Roots of American Communism, Transaction Publishers, New Brunswick, 2003.
  • Esther Corey, Lewis Corey (Louis C. Fraina), 1892-1953: A Bibliography with Autobiographical Notes, articolo pubblicato su Labor History, vol. 4 (primavera 1963), pp. 103-131.
  • James P. Cannon, I primi dieci anni del Partito Comunista Americano, Jaca Book, Milano, 1977.
  • James P. Cannon, The History of American Trotskysm, 1928-1938, Pathfinder Press, Canada, 2002
  • Jacob Zumoff, The Communist International and US Communism, 1919-1929, Brill, Boston, 2014.
  • Tony Cliff, L’internazionalismo rivoluzionario in Palestina, 1937-1946, coalizioneoperaia.com

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