Karl Liebknecht – LA POLITICA ESTERA DEL SOCIALISMO

Riproponiamo, per il suo interesse, una nota di Karl Liebknecht dell’aprile 1918, apparsa nelle Politische Aufzeichnungen e riportata nel volume Karl Liebknecht, Scritti politici, Feltrinelli, Milano, 1971, pp. 315-317 (trascrizione di Riddx). La nota che presentiamo è importante per diversi aspetti, non ultimo la riaffermazione del compito specifico della “politica socialista”, ovvero quello che, nelle circostanze di una guerra imperialista come quella che oggi sta dilaniando l’Ucraina – e quindi in primis il proletariato ucraino – obbliga ogni rivoluzionario conseguentemente internazionalista non tanto ad “augurarsi” semplicemente il collasso di un fronte imperialistico piuttosto che un altro o anche quello di tutti i fronti imperialistici coinvolti – gli “auguri”, più che ad una concezione materialistica della politica internazionale e di classe, attengono all’aruspicina e ad altre arti propiziatrici – quanto invece a “mettere in opera tutte le forze e tutti gli impulsi di cui è capace per se stesso e in rapporto agli altri” nel lavoro per trasformare le guerre imperialiste in guerre rivoluzionarie del proletariato internazionale contro la borghesia di ciascun Paese. Nei limiti delle nostre forze, facciamo pienamente nostra questa esortazione di Karl Liebknecht, insieme alla fondamentale riaffermazione di una “politica estera socialista”. E’ importante ribadirlo in un momento in cui i fumi delle opposte propagande di guerra, con le loro menzogne, le loro epopee a buon mercato sulla pelle dei proletari, i loro bavagli e le loro simmetriche “fake news”, ma soprattutto i loro cannoni, razzi e fucili, stanno alimentando il Moloch della rivalsa e dell’odio nazionale, mai sazio della divisione di una classe operaia internazionale che è invece unita da un interesse comune del quale non possiede ancora la consapevolezza.


Il socialismo internazionale non può assolutamente conoscere e tollerare, per la sua natura socialista e per la sua natura internazionale (ossia quale socialismo e internazionalismo), una contraddizione tra la sua politica interna ed estera. Omogeneità e continuità della sua politica interna ed estera sono per esso postulati indispensabili. Da entrambi trae eguale spirito socialista, internazionale, rivoluzionario.

Compito della politica socialista condotta da un proletariato che ha coscienza di classe è: promuovere lo sviluppo sociale in direzione dell’ordine socialista ecc. attraverso il movimento di classe proletario che nel momento della svolta decisiva assumerà il carattere di rivoluzione sociale in senso stretto. La rivoluzione sociale è possibile soltanto quando una parte determinante dell’umanità sia matura per l’ordine socialista della società. Questa maturazione è nondimeno la decomposizione dell’ordine capitalistico della società, il termine del suo compito di sviluppo sociale.

Ne consegue forse, come superficiali schematici talvolta ritengono, che la politica socialista dovrebbe promuovere lo sviluppo capitalistico per accelerare in tal modo il sorgere delle premesse della rivoluzione sociale?

La maturità della società non rappresenta una misura assoluta, ma relativa, e questo anche sotto il profilo tecnico-economico. Il problema di quando la società è matura per l’ordine socialista dipende non solo dal grado del suo progresso economico, ma dal suo sviluppo sociale complessivo nel senso più ampio, soprattutto anche dal grado raggiunto dalla coscienza, dall’intelligenza, dalla volontà, dalla forza di decisione e d’azione del proletariato, dallo stadio spirituale, morale, psichico delle masse lavoratrici.

Tanto poco questo fattore – psichico – può essere prodotto dal nulla, bensì venire condizionato dalle condizioni di vita complessive delle masse esistenti di volta in volta, tanto poco rappresenta di volta in volta una misura fissa, fermamente determinata da potenze extraumane o anche soltanto al di fuori della società. Nelle forze psichiche dell’uomo rientra anche la capacità di autonomia psichica in determinati limiti, la capacità di aumentare in questi limiti con un’azione sistematica le forze psichiche esistenti. Ciò vale per la società come per l’individuo: vedi l’educazione. E per quanto anche questa capacità sia in loro per così dire oggettivamente condizionata e determinata, gli uomini non sono per questo impediti dall’esercitarla nei limiti considerati. Se la libertà di prova, di decisione e di azione che il singolo uomo e i diversi gruppi di uomini intendono mettere in azione a tale scopo, considerata dal punto di vista della psicologia della società è immaginaria (irreale), anche soltanto quando la libertà di volere individuale considerata dal punto di vista del singolo, a causa dell’autocoscienza e di tutti i caratteri specifici, spirituali dell’uomo, per lo sviluppo delle facoltà psichiche ancorché oggettivamente costrette nel senso più ampio, non resta altra via se non quella del concorso, del raffronto, dell’avvicendamento dei diversi individui e gruppi che si credono indipendenti. In questo processo tortuoso, formicolante di illusioni, in cui si sviluppa la psicologia di tutta la società e da questa la partecipazione attiva materiale della società, ognuno deve mettere in opera tutte le forze e tutti gli impulsi di cui è capace per se stesso e in rapporto agli altri; egli contribuisce così per la sua parte alla realizzazione del processo vitale obiettivamente condizionato e determinato dall’intera società.

Rafforzare quel fattore psichico così da accelerare l’eventualità della società socialista, ecco il compito specifico della politica socialista: il suo compito rivoluzionario. Assolvendo questo compito essa aiuta a creare le premesse, a sviluppare i germi e le condizioni della società socialista all’interno dell’ordine sociale capitalistico, soprattutto sotto il profilo politico ed economico. Essa agisce dialetticamente avvicinando il più possibile il momento della maturità della società.

Quanto si dice del capitalismo: quanto più trionfa, quanto più affossa se stesso, questo giusto perno della “teoria delle catastrofi” è esatto soltanto grazie alla reazione che aumenta in proporzione non soltanto eguale ma ancora più rapida. Nostro compito, compito del proletariato combattente non è sostenere questo trionfo capitalistico o fargli da corifeo alla Lensch,[1] ma questa reazione.

Nei confronti dello sviluppo del capitalismo, della sua natura capitalistica, l’atteggiamento della politica socialista è assolutamente critico. Ma anche questa critica è creativa in quanto elabora e coltiva le forze ancora dominate, utilizzabili per il movimento socialista, gli elementi ancora latenti di sviluppo socialista. La politica estera del socialismo non è soltanto il proseguimento della sua politica interna oltre i confini del paese, fortuiti dal punto di vista socialista. Più di qualsiasi altro principio sociale essa è identica nei concetti e nella pratica alla sua politica interna. La sua politica estera come quella interna hanno un’eguale radice nei contrasti sociali internazionali, negli interessi di classe del proletariato internazionale, del quale il proletariato nazionale è soltanto un frammento non indipendente, nella lotta di classe internazionale, della quale la lotta di classe nazionale è soltanto un avvenimento parziale non indipendente; sono soltanto applicazioni speciali dei principi per loro natura internazionali del socialismo alle forme concrete che i contrasti di classe, nel caso particolare e in generale, localmente o dappertutto, assumono, alle condizioni concrete per la lotta di classe che si manifestano in modo particolare all’interno dei singoli stati o generalmente al di là dei confini dello stato.

Dal primato del punto di vista internazionale su quello nazionale deriva di massima anche il primato della politica estera su quella interna. La politica interna del socialismo costituisce così soltanto un caso particolare della sua politica estera. E ciò che l’imperialismo con significato opposto dice di sé, vale incondizionatamente per il socialismo: “Vincere all’interno e vincere all’esterno si condizionano reciprocamente.”

Gli obiettivi della politica estera del socialismo devono essere socialisti; e così i suoi mezzi. Essa persegue la promozione dello sviluppo sociale in direzione dell’ordine socialista della società, che deve essere internazionale. Si ottiene questa promozione spiegando tutte le forze sociali adeguate, in senso socialista: le forze sociali della classe lavoratrice che sono ancora contrapposte al capitalismo sul terreno della società capitalistica. La si ottiene però anche influendo sullo sviluppo della potenza del capitalismo stesso: in quanto il movimento socialista calcola diversamente il tipo e l’energia del potere che di volta in volta controbatte, a seconda della misura del potere imperialistico che gli sta di fronte e del grado di pericolosità antisocialista di questo, per garantire così anche la maturazione possibilmente contemporanea dei più importanti settori capitalistici ai fini della trasformazione socialista. I mezzi della politica estera del socialismo sono le diverse forme e metodi della lotta di classe rivoluzionaria.

Come per la politica interna, così per la politica estera del socialismo non vi è mezzo socialista che possa prescindere dalla lotta di classe.


NOTE

[1] Paul Lensch (1873 – 1926), deputato socialdemocratico al Reichstag, già esponente della sinistra passato, dopo lo scoppio della guerra mondiale, a posizioni socialscioviniste.

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