Eugene V. Debs – DISCORSO CONTRO LA GUERRA PRONUNCIATO A CANTON, OHIO

Trascrizione del comizio tenuto da Eugene Debs il 16 giugno 1918 edita originariamente sul giornale socialista americano The Call. Traduzione di Rostrum dalla versione presente nella sezione in inglese del Marxists Internet Archive, pubblicata nel n. 130 di Prospettiva Marxista, luglio 2026. Le note sono redazionali.


Presentiamo il testo di quello che in America è considerato a giusto merito il più celebre comizio di Eugene Debs. Si tratta di un testo potente, infiammato e coraggioso che valse al suo autore, sessantaduenne e debilitato dalle fatiche di una vita dedicata al movimento operaio, l’arresto per sedizione e ostruzione alla leva militare e la condanna a 10 anni di prigione (ne sconterà quasi 3 prima di essere liberato nel 1921). Quando Debs salì sul palco eretto nel Nimisilla Park, a Canton, davanti a più di mille ascoltatori – tra i quali il Procuratore degli Stati Uniti per l’Ohio del Nord, sollecito nello stenografare ogni parola udita dal palco e nell’inviare la trascrizione al Dipartimento di Giustizia di Washington per procedere con un’incriminazione – era perfettamente consapevole delle implicazioni derivanti dalla sua indefettibile presa di posizione, nondimeno andò incontro alle previste conseguenze a testa alta, come le parole che aveva pronunciato pubblicamente imporrebbero a chiunque rivendichi totale coerenza tra predicazione e costume.

È innegabile che vi siano elementi di debolezza nel bagaglio politico di Debs: una certa mistica fiducia nella “base”, che può tuttavia esprimere la propria volontà solo se organizzata, e che dunque in un partito lacerato è sempre campo di battaglia tra opposte tendenze che è necessario assumersi la responsabilità di “dirigere”; una concezione della rivoluzione sociale come progressiva conquista da parte della classe operaia di un “potere industriale” – inteso come organizzazione “economica” del proletariato in ogni settore produttivo, ancorché nel quadro dei rapporti capitalistici di produzione – che si sarebbe poi tradotto politicamente in una “sanzione” elettorale (concezione peraltro non molto diversa, nelle sue grandi linee, da quella di Daniel De Leon, per quanto sia quest’ultimo sia Debs respingessero l’elettoralesco commercio di princìpi dei “vote-catchers” pur presenti nel Socialist Party of America); infine una visione lassalliana del socialismo inteso come restituzione all’operaio del “frutto integrale del suo lavoro” (già analiticamente smantellata da Marx nella sua Critica del Programma di Gotha). D’altronde, come troppo spesso testimoniato dalla storia del movimento operaio, la vasta e persino profonda conoscenza di un corpus teorico nulla garantisce se non ci si ritiene vincolati alle sue risultanti. La “conoscenza” al limite dell’esegesi del materialismo storico e della teoria economica marxista non impedì ai vari Kautsky, ai vari Plechanov, posti di fronte allo storico banco di prova dell’imperialismo e della guerra, di circoscrivere, condizionare e tradire quel fondamentale principio internazionalista a cui Debs, con tutti i suoi limiti e le sue inadeguatezze, seppe rimanere saldamente fedele. Ieri come oggi, in tempi in cui sedicenti ed incensati esperti de Il Capitale si dividono tra partigiani dell’uno o dell’altro schieramento imperialistico sotteso a tutti i conflitti in corso, dall’Ucraina a Gaza, dal Venezuela all’Iran, l’adesione non formale a quel principio segna l’invalicabile soglia che divide i marxisti dai “marxologi” dalla più o meno estesa erudizione.

Nelle parole di Debs non risuona dunque soltanto il sincero afflato dell’onesto militante socialista “tutto cuore” e scarsa comprensione teorica. È arduo negare che nelle trascinanti parole del “patriota internazionale” dell’Indiana[*] – infaticabile agitatore operaio formatosi in quello studio la cui necessità è sempre imposta dalle esigenze della lotta e comprensibilmente avverso alla corporazione degli “intellettuali” piccolo-borghesi avvicinatisi al movimento operaio per “turismo” e sempre pronti ad abbandonarlo attratti da nuove mete di villeggiatura “spirituale” – le specificità del linguaggio politico americano vengano efficacemente rielaborate nel rivolgersi alla classe operaia statunitense, veicolando contenuti autenticamente rivoluzionari e indiscutibilmente internazionalisti. Per quanto attiene alla natura della prima guerra imperialistica mondiale ed alla necessaria opposizione socialista ad essa, difficilmente il discorso di Debs potrebbe essere posto su un piano di “inferiorità dottrinale” rispetto alle coeve concezioni dei massimi esponenti dell’ala massimalista del Partito Socialista Italiano, per tacere del tutto della sua ala riformista. Il discorso di Canton, l’orgogliosa rivendicazione del “tradimento” ad opera del socialismo rivoluzionario nei confronti della classe padronale e delle sue “patrie” inteso come massima lealtà alla classe operaia ed alla solidarietà internazionale; l’omaggio reso alla rivoluzione bolscevica nel pieno di una feroce repressione antiradicale in America, costellata di arresti, pestaggi, deportazioni e linciaggi, di cui la paura rossa non sarà che la prosecuzione; l’indicazione della scelta di una vita di lotta come esistenza piena di senso che gratifica l’individuo solo attraverso la sua dimensione collettiva; l’esortazione alla conquista attraverso la militanza della dignità e del rispetto di sé da parte di proletari, uomini e donne, di ogni etnia, nazionalità e credo, non sfigurano affatto accanto alle eroiche dichiarazioni contro la guerra imperialista pronunciate da un Karl Liebknecht, e persino il prezzo pagato da Debs, il carcere e la privazione dei diritti civili, accomuna in una certa misura questi due prodi combattenti nella «guerra santa della classe operaia del mondo contro la classe dominante e sfruttatrice del mondo». Motivi più che sufficienti per rivendicare queste vigorose parole e ribadire un reciso “giù le mani!” contro i tentativi di appropriazione indebita da parte degli esponenti “radicali” di uno dei due massimi partiti borghesi americani, quelli che Debs definiva «i gemelli politici della classe dominante». Il rivoluzionario, il combattente contro la guerra imperialista Eugene Debs, non ha posto nel sontuoso pantheon dei “liberal” di un partito le cui amministrazioni hanno dichiarato quasi tutte le guerre americane del ventesimo secolo.


Compagni, amici e compagni di lavoro, per questo saluto così cordiale, per questa accoglienza così calorosa, vi ringrazio tutti con il più vivo apprezzamento del vostro interesse e della vostra devozione alla causa per la quale vi parlerò questo pomeriggio.

Parlare a nome del Lavoro, perorare la causa degli uomini, delle donne e dei bambini che lavorano, servire la classe operaia, è sempre stato per me un grande privilegio, un dovere d’amore.

Sono appena tornato da una visita laggiù[1], dove tre dei nostri più leali compagni stanno scontando la pena per la loro devozione alla causa della classe operaia. Essi hanno realizzato, come molti di noi, che è estremamente pericoloso esercitare il diritto costituzionale alla libertà di parola in un Paese che lotta per rendere sicura la democrazia nel mondo.

Mi rendo conto che, parlando a voi questo pomeriggio, ci sono alcune limitazioni poste al diritto di libertà di parola. Devo essere estremamente attento, prudente, a ciò che dico e ancora più attento e prudente a come lo dico. Forse non potrò dire tutto quello che penso, ma non dirò nulla che non penso. Preferirei mille volte essere un’anima libera in prigione piuttosto che essere un sicofante ed un codardo per le strade. Possono mettere quei ragazzi in prigione – e anche alcuni di quelli che restano di noi – ma non possono mettere in prigione il movimento socialista. Le sbarre della prigione separano i loro corpi dai nostri, ma le loro anime sono qui questo pomeriggio. Stanno semplicemente scontando la pena che tutti gli uomini hanno scontato in tutte le epoche della storia per aver mantenuto la schiena dritta e per aver cercato di aprire la strada a condizioni migliori per l’umanità.

Se non fosse stato per gli uomini e le donne che, in passato, hanno avuto il coraggio morale di andare in prigione, saremmo ancora nelle giungle.

Questa assemblea è estremamente bella da vedere. Vorrei che fosse possibile dare a voi quello che voi state dando a me questo pomeriggio. Ciò che dico qui è poca cosa, ciò che vedo qui è molto importante. Voi lavoratori dell’Ohio, arruolati nella più grande causa mai organizzata nell’interesse della vostra classe, state facendo la storia oggi, di fronte ad ogni tipo di minacciosa opposizione, una storia che verrà letta con profondo interesse dalle generazioni future.

C’è soltanto una cosa di cui dovete preoccuparvi, ossia di rimanere in perfetta sintonia con i princìpi del movimento socialista internazionale. È solamente quando si comincia a scendere a compromessi che iniziano i problemi. Per quanto mi riguarda, non importa ciò che gli altri possono dire, pensare o fare, purché io sia sicuro di essere nel giusto con me stesso e con la causa. Tanti sono coloro che cercano rifugio nel lato popolare di una grande questione. Come socialista, ho imparato da tempo a rimanere da solo. Nell’ultimo mese ho viaggiato per l’Hoosier State[2] e, permettetemi di dirvi che, da quando faccio parte del movimento socialista, non ho mai assistito a riunioni simili, ad un simile entusiasmo, a una simile unità di intenti; non ho mai visto una prospettiva tanto promettente come quella che c’è oggi, nonostante la dichiarazione ripetutamente pubblicata che i nostri leader ci hanno abbandonato. Per quanto mi riguarda, non ho mai avuto molta fiducia nei leader. Sono disposto ad essere accusato di quasi tutto, piuttosto che essere accusato di essere un leader. Diffido dei leader, soprattutto di quelli intellettuali. Datemi la base tutti i giorni della settimana. Se andate a Washington ed esaminate le pagine dell’annuario del Congresso, vi accorgerete che quasi tutti gli avvocati delle corporation ed i politici vigliacchi, membri del Congresso e falsi rappresentanti delle masse, vi accorgerete che quasi tutti affermano, in termini entusiastici, di essere saliti dai ranghi a posti di rilievo e distinzione. Sono molto lieto di non poter fare questa affermazione per quanto riguarda me stesso. Mi vergognerei di ammettere di essere salito dai ranghi. Quando salirò sarà con i ranghi, non dai ranghi.

Quando sono venuto via dall’Indiana, i compagni mi hanno detto: «Quando attraverserai la linea e arriverai nel Buckeye State[3], dì ai compagni che siamo al servizio e che stiamo facendo il nostro dovere. Salutali da parte nostra e dì loro che quest’autunno faremo un record che sarà visto in tutto il mondo».

I socialisti dell’Ohio, a quanto pare, sono molto vivi quest’anno. Il partito è stato ucciso di recente, il che spiega senza dubbio la sua straordinaria attività. Non c’è nulla che aiuti il Partito Socialista quanto ricevere un occasionale colpo di grazia. Più spesso viene ucciso, più diventa attivo, energico, potente.

Chi ha letto i giornali capitalisti si rende conto della loro capacità di mentire. Li abbiamo letti ultimamente. Sanno tutto del Partito Socialista, del movimento socialista, tranne ciò che è vero. Solo l’altro giorno hanno preso un articolo che avevo scritto – e la maggior parte di voi lo ha letto – la maggior parte di voi membri del partito, almeno – e hanno fatto credere che avessi subìto una meravigliosa trasformazione. Ero improvvisamente cambiato, ero rinsavito; avevo smesso di essere un socialista malvagio ed ero diventato un socialista rispettabile, un socialista patriottico, come se fossi mai stato altro.

Qual era lo scopo di questo deliberato travisamento? È così evidente che si suggerisce da solo. Lo scopo era quello di seminare il dissenso tra le nostre fila, di far credere che fossimo divisi tra di noi, che fossimo l’uno contro l’altro, con reciproca rovina. Ma i socialisti non sono nati ieri. Sanno leggere i giornali capitalisti e credere esattamente il contrario di ciò che leggono.

Perché un socialista dovrebbe scoraggiarsi alla vigilia del più grande trionfo di tutta la storia del movimento socialista? È vero che questi sono giorni d’ansia e di difficoltà per tutti noi, giorni di prova per le donne e gli uomini che sostengono la bandiera del Lavoro nella lotta della classe operaia di tutto il mondo contro gli sfruttatori di tutto il mondo; un momento in cui i deboli ed i codardi vacilleranno, falliranno e diserteranno. Non possiedono la fibra per sopportare la prova rivoluzionaria, si allontanano, scompaiono come se non fossero mai esistiti. D’altro canto, coloro che sono animati dallo spirito invincibile della rivoluzione sociale, coloro che hanno il coraggio morale di tenere la schiena dritta e di affermare le proprie convinzioni, di sostenerle, di lottare per esse, di andare in prigione o all’inferno per esse – se necessario –, stanno scrivendo i loro nomi, in quest’ora cruciale, stanno scrivendo i loro nomi in lettere indelebili nella storia dell’umanità.

Quei ragazzi laggiù – quei nostri compagni – e quanto li amo! Sì, sono i miei fratelli minori; i loro nomi palpitano nel mio cuore, fremono nelle mie vene e si imprimono nella mia anima. Sono orgoglioso di loro; sono lì per noi e noi siamo qui per loro. Le loro labbra, sebbene temporaneamente mute, sono più eloquenti che mai; e la loro voce, sebbene silenziosa, è udita in tutto il mondo.

Se ci opponiamo al militarismo prussiano? Certo, lo combattiamo dal giorno in cui il movimento socialista è nato e continueremo a combatterlo, giorno e notte, finché non sarà cancellato dalla faccia della terra. Tra noi ed esso non c’è tregua, non c’è compromesso.

Ma, prima di procedere su questa linea, permettetemi di ricordare un po’ di storia, alla quale credo siamo tutti interessati.

Nel 1869 quel grande vecchio guerriero della rivoluzione sociale, il vecchio Liebknecht, fu arrestato e condannato al carcere per tre mesi, a causa della sua guerra, come socialista, contro il Kaiser e gli Junker che governano la Germania. Nel frattempo scoppia la guerra franco-prussiana. Liebknecht e Bebel erano i membri socialisti del Reichstag. Furono gli unici due ad avere il coraggio di protestare contro la sottrazione dell’Alsazia-Lorena alla Francia e la sua annessione alla Germania. E per questo furono condannati a due anni di carcere con l’accusa di alto tradimento; perché, anche in quel lontano giorno, quasi cinquant’anni fa, questi leader, questi precursori del movimento socialista internazionale combattevano il Kaiser e gli Junker tedeschi. Hanno continuato a combatterli da quel giorno a oggi. Molte migliaia di socialisti hanno languito nelle carceri tedesche a causa della loro eroica lotta contro la dispotica classe dominante di quel Paese.

Scendiamo un po’ più in qua nel tempo. Ricordate che, alla fine del secondo mandato presidenziale di Theodore Roosevelt, egli si recò in Africa per fare la guerra ad alcuni dei suoi antenati[4]. Ricordate che, al termine della sua spedizione, visitò le capitali d’Europa; e che fu invitato a pranzo e cena, con dignità e gloria, da tutti i Kaiser, gli Zar e gli Imperatori del Vecchio Mondo. Visitò Potsdam mentre il Kaiser era lì; e, secondo i resoconti pubblicati dai giornali americani, lui e il Kaiser furono presto in rapporti di grande familiarità. Erano spassosamente intimi l’uno con l’altro e si davano pacche sulle spalle. Dopo aver passato in rassegna le truppe del Kaiser, secondo gli stessi resoconti, Roosevelt si entusiasmò per le legioni del Kaiser e disse: «Se avessi un esercito del genere, potrei conquistare il mondo». Conosceva il Kaiser allora come lo conosce oggi. Sapeva che egli era il Kaiser, la Bestia di Berlino. Eppure, permise a sé stesso di farsi intrattenere da quella Bestia di Berlino; aveva i piedi sotto il tavolo della Bestia di Berlino; era faccia a faccia con la Bestia di Berlino. E, mentre Roosevelt veniva intrattenuto in modo regale dal Kaiser tedesco, quello stesso Kaiser metteva in prigione i leader del Partito Socialista per aver combattuto il Kaiser e gli Junker tedeschi. Roosevelt era l’ospite d’onore nella Casa Bianca del Kaiser, mentre i socialisti erano nelle carceri del Kaiser per aver combattuto il Kaiser. Chi combatteva allora per la democrazia? Roosevelt? Roosevelt, che era stato onorato dal Kaiser, o i socialisti che erano in prigione per ordine del Kaiser?

“Gli uccelli dello stesso piumaggio si accoppiano”.

Quando i giornali hanno riportato che il Kaiser Guglielmo e l’ex Presidente Theodore si sono riconosciuti a prima vista, sono stati perfettamente intimi al primo contatto, hanno fatto un’ammissione fatale per la pretesa di Theodore Roosevelt di essere l’amico della gente comune e il campione della democrazia; hanno ammesso che erano parenti e affini, che erano molto simili, che le loro idee e i loro ideali erano più o meno gli stessi. Se Theodore Roosevelt è il grande campione della democrazia, l’acerrimo nemico dell’autocrazia, che ci faceva come ospite d’onore del Kaiser prussiano? E quando incontrò il Kaiser e gli rese onore, nei termini che gli erano stati imposti, non si trattò forse di una prova schiacciante del fatto che lui stesso era un Kaiser nel cuore? Ora, dopo essere stato ospite dell’Imperatore Guglielmo, la Bestia di Berlino, torna in questo Paese e vuole che voi mandiate dieci milioni di uomini ad uccidere il Kaiser, ad uccidere il suo ex amico e compare. Piuttosto strano, non è vero? Eppure, lui è il patriota e noi siamo i traditori. Vi sfido a trovare un socialista sulla faccia della terra che sia mai stato ospite della Bestia di Berlino, se non come detenuto delle sue prigioni: come il vecchio Liebknecht e il giovane Liebknecht, l’eroico figlio del suo immortale padre.

Ancora un po’ di storia sulla stessa linea. Nel 1902 il principe Enrico visitò questo Paese. Ve lo ricordate? Sì, molto bene. Il Principe Enrico è il fratello dell’Imperatore Guglielmo. Il principe Enrico è un’altra bestia di Berlino, un autocrate, un aristocratico, uno Junker degli Junker, molto disprezzato dai patrioti americani. Venne qui nel 1902 come rappresentante del Kaiser Guglielmo; fu ricevuto dal Congresso e da diverse legislature statali, tra cui quella del Massachusetts, allora in sessione. Era stato invitato dai capitani capitalisti di quel cosiddetto Commonwealth. Quando il principe Enrico arrivò, ci fu un membro di quel consesso che mantenne il proprio rispetto per sé stesso, si mise il cappello e, quando Enrico, il principe, entrò, quel membro del consesso uscì. Si trattava di James F. Carey, il membro socialista di quel consesso. Tutti gli altri, tutti gli altri rappresentanti della legislatura del Massachusetts, tutti, tutti loro, si sono uniti nel rendere onore, nello spirito più servile, all’alto rappresentante dell’autocrazia europea. E l’unico uomo che ha lasciato quel consesso era un socialista. Eppure, eppure hanno l’ardire di affermare che loro stanno combattendo l’autocrazia e che noi siamo al servizio del governo tedesco.

Ancora un po’ di storia sulla stessa linea. Ne ho un ricordo preciso. È successo quindici anni fa, quando il principe Enrico è venuto qui. Tutta la nostra plutocrazia, tutti i ricchi rappresentanti che vivono lungo la Quinta Avenue – tutti, tutti loro – spalancarono le porte dei loro palazzi e accolsero il principe Enrico a braccia aperte. Ma non si accontentarono di questo: si abbassarono e si prostrarono nella polvere ai suoi piedi. La nostra plutocrazia – donne e uomini – ha fatto a gara per leccare gli stivali del principe Enrico, fratello e rappresentante della “Bestia di Berlino”. E ancora la nostra plutocrazia, i nostri Junker, vorrebbero farci credere che tutti gli Junker sono confinati in Germania. È proprio perché ci rifiutiamo di crederlo che ci bollano come sleali. Vogliono che i nostri occhi si concentrino sugli Junker di Berlino, in modo da non vedere quelli all’interno dei nostri confini.

Io odio, detesto, disprezzo gli Junker e il mondo degli Junker. Non trovo alcuna utilità terrena per gli Junker della Germania, e nemmeno una particella in più per gli Junker degli Stati Uniti.

Ci dicono che viviamo in una grande libera repubblica, che le nostre istituzioni sono democratiche, che siamo un popolo libero e autogovernato. Questo è troppo, anche per una battuta. Ma non è un argomento che si presta alla leggerezza; è una questione estremamente seria.

Con chi sposano le loro figlie gli Junker di Wall Street nel nostro Paese? Dopo aver spremuto i loro innumerevoli milioni dal vostro sudore, dalla vostra agonia e dal sangue della vostra vita, in tempo di guerra come in tempo di pace, investono questi milioni incalcolabili nell’acquisto di titoli di aristocratici decaduti, come principi, duchi, conti e altri parassiti e nullatenenti. Si accontenterebbero di far sposare le loro figlie con onesti lavoratori? Con veri democratici? Oh, no! Si mettono a setacciare i mercati europei alla ricerca di vampiri che abbiano un titolo e nient’altro. E scambiano i loro milioni con questi titoli, in modo che il matrimonio con essi diventi letteralmente una questione di soldi.

Questa è la nobiltà che oggi è avvolta nella bandiera americana, coloro che gridano dai tetti di essere gli unici patrioti e che hanno in mano la lente d’ingrandimento per scrutare il Paese alla ricerca di prove di slealtà, desiderosi di applicare il marchio del tradimento agli uomini che osano anche solo sussurrare la loro opposizione al governo Junker negli Stati Uniti. Non c’è da stupirsi che Sam Johnson abbia dichiarato che «il patriottismo è l’ultimo rifugio delle canaglie». Deve aver avuto in mente questa nobiltà di Wall Street, o almeno i suoi prototipi, perché in ogni epoca è stato il tiranno, l’oppressore e lo sfruttatore ad avvolgersi nel mantello del patriottismo, o della religione, o di entrambi, per ingannare e sopraffare il popolo.

Vorrebbero farvi credere che il Partito Socialista sia composto principalmente da slealisti e traditori. È vero, in un senso che non va affatto a loro discredito. Ammettiamo francamente di essere sleali e traditori nei confronti dei veri traditori di questa nazione; della banda che sulla costa del Pacifico sta cercando di impiccare Tom Mooney e Warren Billings nonostante la loro nota innocenza e la protesta di praticamente tutto il mondo civile.

Conosco Tom Mooney intimamente, come se fosse mio fratello. È un uomo assolutamente onesto. Non ha nulla a che fare con il crimine di cui è stato accusato e per il quale è stato condannato, non più di quanto ne abbia io. E se lui deve andare al patibolo, lo devo anch’io. Se lui è colpevole, lo è anche ogni uomo che appartiene ad un’organizzazione operaia o al Partito Socialista.

Di cosa è colpevole Tom Mooney? Ve lo dico io. Conosco bene il suo curriculum. Per anni ha combattuto con coraggio e senza compromessi le battaglie della classe operaia sulla costa del Pacifico. Si è rifiutato di farsi corrompere e non si è fatto intimidire. Nonostante tutti i tentativi di intimidazione, ha continuato a essere lealmente al servizio dei lavoratori organizzati, e per questo è diventato un uomo segnato. Gli scagnozzi delle potenti e corrotte corporation, concludendo che non poteva essere comprato, corrotto o intimidito, decisero che doveva essere ucciso. Ecco perché Tom Mooney è oggi un ergastolano e perché sarebbe stato impiccato come criminale molto tempo fa, se non fosse stato per la protesta mondiale della classe operaia.

Ripercorriamo un altro pezzo di storia. Ricordate Francis J. Heney, investigatore speciale dello Stato della California, che fu ucciso a sangue freddo nell’aula del tribunale di San Francisco? Vi ricordate di quello scellerato crimine, vero? Le Ferrovie Unite, composte da un gruppo di plutocrati e di magnati rappresentati dalla Camera di Commercio, controllano totalmente la città di San Francisco. La città era ed è una loro riserva privata. La loro volontà è la legge suprema. Se vi opponete a loro e mettete in discussione la loro autorità, siete spacciati. Non esitano un attimo a pianificare un omicidio o qualsiasi altro crimine per perpetuare il loro regime corrotto e schiavizzante. Tom Mooney era il principale rappresentante della classe operaia che non potevano controllare. Possiedono le ferrovie, controllano le grandi industrie, sono i padroni dell’industria e i dominatori politici del popolo. Alle loro decisioni non c’è appello. Sono gli autocrati della costa del Pacifico, crudeli e infami come quelli che hanno governato in Germania o in qualsiasi altro paese del vecchio mondo. Quando il loro governo è diventato talmente corrotto che alla fine un gran giurì li ha incriminati e sono stati messi sotto processo, e Francis J. Heney è stato scelto per testimoniare nel loro processo, questa banda, rappresentata dalla Camera di Commercio; questa banda di plutocrati, autocrati e politicanti corrotti, ha assoldato un assassino per uccidere Heney in aula. Heney, tuttavia, è sopravvissuto. Ma non per merito loro. La stessa identica banda che ha ingaggiato l’assassino per uccidere Heney ha anche ingaggiato dei falsi testimoni per spergiurare e far condannare a morte Tom Mooney e, una volta sventato il piano, lo ha tenuto da allora in un immondo buco di prigione.

Ognuno di questi aristocratici cospiratori e aspiranti assassini sostiene di essere un arcipatriota; ognuno di loro insiste che la guerra viene condotta per rendere il mondo sicuro per la democrazia. Che idiozia! Che marciume! Che falsa pretesa! Questi autocrati, questi tiranni, questi ladri e assassini in flagranza di reato, sono “patrioti”, mentre gli uomini che hanno il coraggio di ergersi faccia a faccia contro di loro, di affermare la verità e di lottare per le loro vittime sfruttate, sono gli sleali e i traditori. Se questo è vero, voglio prendere il mio posto a fianco dei traditori in questa lotta.

L’altro giorno hanno condannato Kate Richards O’Hare al penitenziario per cinque anni. Pensate, condannare una donna al penitenziario solo per aver parlato. Gli Stati Uniti, sotto il governo plutocratico, sono l’unico Paese che manderebbe una donna in prigione per cinque anni per aver esercitato il diritto alla libertà di parola. Se questo è tradimento, che buon pro gli faccia.

Permettetemi di ripercorrere un po’ di storia in relazione a questo caso. Conosco intimamente Kate Richards O’Hare da vent’anni. Conosco bene i suoi trascorsi pubblici. Personalmente la conosco come se fosse mia sorella. Tutti coloro che conoscono la signora O’Hare sanno che è una donna di indiscussa integrità. E sanno anche che è una donna di ineccepibile lealtà al movimento socialista. Quando si è recata nel Nord Dakota per tenere il suo discorso, seguita da uomini in borghese al servizio del governo intenzionati ad arrestarla e ad assicurarsi il suo processo e la sua condanna, è stato con la piena consapevolezza da parte sua che prima o poi questi detective avrebbero raggiunto il loro scopo. Ha fatto il suo discorso e quel discorso è stato deliberatamente travisato allo scopo di ottenere la sua condanna. L’unica testimonianza contro di lei è stata quella di un testimone a pagamento. E quando i coltivatori, gli uomini e le donne che facevano parte del pubblico a cui si era rivolta, si sono recati a Bismarck, dove si è tenuto il processo, per testimoniare in suo favore, per giurare che non aveva usato il linguaggio che era stata accusata di aver usato, il giudice ha rifiutato di farli salire sul banco dei testimoni. Questo mi sembrerebbe incredibile se non avessi avuto un’esperienza personale con i tribunali federali.

Chi nomina i nostri giudici federali? Il popolo? In tutta la storia del Paese, la classe operaia non ha mai nominato un giudice federale. Ci sono 121 giudici e ognuno di essi occupa la sua posizione, il suo mandato, grazie all’influenza e al potere del capitale delle corporation. Le corporation e i trust impongono la loro nomina. E quando salgono sullo scranno, non lo fanno per servire il popolo, ma per servire gli interessi che li hanno piazzati e mantenuti al loro posto.

L’altro giorno, con un voto di cinque contro quattro – una sorta di partita a craps, “vieni sette – vieni undici”[5] – hanno dichiarato incostituzionale la legge sul lavoro minorile, ottenuta dopo vent’anni di educazione e agitazione da parte di persone di ogni genere. Eppure, a maggioranza di uno, la Corte Suprema, un corpo di avvocati delle corporation, con una sola eccezione, ha cancellato quella legge dai libri statutari, e questo nella nostra cosiddetta democrazia, in modo da poter continuare a macinare la carne, il sangue e le ossa di piccoli e gracili bambini in profitti per gli Junker di Wall Street. E questo in un Paese che si vanta di lottare per rendere il mondo sicuro per la democrazia! La storia di questo Paese viene scritta nel sangue dell’infanzia che i signori dell’industria hanno ucciso[6].

Queste non sono verità appetibili per loro. Non amano sentirle; e soprattutto non vogliono che voi le sentiate. Per questo ci bollano come cittadini indesiderati, sleali e traditori. Se fossimo effettivamente traditori, traditori del popolo, del suo benessere e del suo progresso, saremmo considerati cittadini eminentemente rispettabili della Repubblica; ricopriremmo alte cariche, avremmo redditi principeschi e gireremmo in limousine; saremmo additati come gli eletti che hanno avuto successo nella vita perseguendo obiettivi onorevoli, e degni di essere emulati dai giovani del Paese. È proprio perché siamo sleali ai traditori che siamo leali al popolo di questa nazione.

Scott Nearing! Avete sentito parlare di Scott Nearing. È il più grande insegnante degli Stati Uniti. Era all’Università della Pennsylvania fino a quando il suo Consiglio di Amministrazione, composto da grandi capitalisti e capitani d’industria, ha scoperto che insegnava una sana economia agli studenti delle sue classi. Questo segnò il suo destino in quell’istituzione. Essi lo accusarono con scherno – proprio come gli stessi usurai, cambiavalute, farisei e ipocriti accusarono il falegname di Giudea circa venti secoli fa – di essere un falso maestro e che stava sobillando il popolo.

L’uomo di Galilea, il Falegname, l’operaio che divenne l’agitatore rivoluzionario del suo tempo si trovò presto ad essere un cittadino indesiderato agli occhi dei furfanti al potere, e lo fecero crocifiggere. E ora i loro discendenti dicono di Scott Nearing: “Sta predicando una falsa economia. Non possiamo crocifiggerlo come abbiamo fatto con suo fratello maggiore, ma possiamo privarlo del lavoro e quindi tagliargli il reddito e farlo morire di fame o costringerlo a sottomettersi. Non solo lo licenzieremo, ma inseriremo il suo nome nella lista nera e gli renderemo impossibile guadagnarsi da vivere. È un uomo pericoloso perché insegna la verità e apre gli occhi al popolo”. E la verità, oh, la verità è sempre stata sgradevole e intollerabile per la classe che vive del sudore e della miseria della classe operaia.

Max Eastman è stato incriminato e il suo giornale è stato soppresso, così come sono stati soppressi i giornali con cui io ho avuto rapporti. Che meraviglioso complimento ci fanno! Temono che possiamo fuorviarvi e contaminarvi. Voi siete i loro protetti, loro sono i vostri tutori e sanno cosa è meglio che leggiate, ascoltiate e conosciate. Sono tenuti a fare in modo che le nostre dottrine viziose non giungano alle vostre orecchie. E così nella nostra grande democrazia, sotto le nostre libere istituzioni, lusingano la nostra stampa sopprimendola; ed essi ignorantemente immaginano di aver messo a tacere la propaganda rivoluzionaria negli Stati Uniti. Che terribile errore commettono a nostro vantaggio! Per una questione di giustizia nei loro confronti, dovremmo rispondere con risoluzioni di ringraziamento e gratitudine. Migliaia di persone che prima non avevano mai sentito parlare dei nostri giornali ora li chiedono e insistono per leggerli. Sono riusciti solo a suscitare curiosità per la nostra letteratura e propaganda. E guai a chi legge la letteratura socialista per curiosità! È sicuramente un uomo finito. Ho conosciuto mille esperimenti, ma mai uno che sia fallito.

John M. Work! Conoscete John, ora nella redazione del Milwaukee Leader! Quando l’ho conosciuto era un avvocato nell’Iowa. I capitalisti di quello Stato si allarmarono per la rapida crescita del movimento socialista. Così dissero: “Dobbiamo trovare un uomo capace di combattere questa minaccia”. Giunsero alla conclusione che John Work fosse l’uomo giusto e gli dissero: “John, sei un giovane e brillante avvocato; hai un brillante futuro davanti a te. Vogliamo ingaggiarti per scoprire tutto ciò che puoi sul socialismo e poi procedere a contrastarne gli effetti nefasti e a controllarne l’ulteriore crescita”.

John si procurò subito della letteratura socialista e iniziò a studiare la minaccia rossa, con il risultato che dopo aver letto e digerito alcuni volumi era un socialista a tutti gli effetti e da allora si batte per il socialismo.

Quanto è stupida e miope la classe dominante! La cupidigia è cieca come una pietra. Non ha una visione. L’avido sfruttatore in cerca di profitto non vede oltre la punta del suo naso. Può vedere la possibilità di un’“occasione”[7]; è abbastanza astuto da sapere cos’è la concussione, dove la si trova e come può essere assicurata, ma non ha visione, nemmeno un po’. Non sa nulla del grande mondo pulsante che si estende in tutte le direzioni. Non ha capacità letterarie, non apprezza l’arte, non ha un’anima per la bellezza. Questa è la pena che i parassiti scontano per la violazione delle leggi della vita. I Rockefeller sono ciechi. Ogni mossa che fanno nel loro gioco di avidità non fa che accelerare la loro stessa fine. Ogni colpo che sferrano al movimento socialista si ripercuote su loro stessi. Ogni volta che ci colpiscono, colpiscono sé stessi. Non fallisce mai. Ogni volta che strangolano un giornale socialista, aggiungono mille voci che proclamano la verità dei princìpi del socialismo e degli ideali del movimento socialista. Ci aiutano loro malgrado.

Il socialismo è un’idea in crescita, una filosofia in espansione. Si sta diffondendo su tutta la faccia della terra: è vano resistere ad esso come lo sarebbe arrestare l’alba del giorno dopo. Sta arrivando, arrivando, arrivando lungo tutta la linea. Non lo vedete? Se non lo vedete, vi consiglio di consultare un oculista. C’è sicuramente qualcosa che non va nella vostra vista. È il movimento più potente della storia dell’umanità. Che privilegio servirlo! Ho rimpianto mille volte di poter fare così poco per il movimento che ha fatto così tanto per me. Il poco che sono, il poco che spero di essere, lo devo al movimento socialista. Mi ha dato le mie idee e i miei ideali, i miei princìpi e le mie convinzioni, e non ne cambierei nemmeno uno per tutti i dollari macchiati di sangue di Rockefeller. Mi ha insegnato a servire – una lezione di valore inestimabile. Mi ha insegnato l’estasi della stretta di mano di un compagno. Mi ha permesso di mantenere un’alta comunione con voi, e mi ha reso possibile prendere il mio posto al vostro fianco nella grande lotta per un giorno migliore; di moltiplicarmi ancora e ancora, di fremere con una virilità appena nata; di sentire che la vita vale veramente la pena d’esser vissuta; di aprire nuove strade di visione; di aprire panorami gloriosi; di sapere di essere apparentato a tutto ciò che pulsa; di essere cosciente della mia classe e di rendermi conto che, indipendentemente dalla nazionalità, dalla razza, dal credo, dal colore o dal sesso, ogni uomo, ogni donna che fatica, che rende un servizio utile, ogni membro della classe operaia senza eccezione, è mio compagno, mio fratello e sorella – e che servire loro e la loro causa è il più alto dovere della mia vita.

E al loro servizio posso sentire me stesso espandersi; posso elevarmi alla statura di un uomo e rivendicare il diritto ad un posto sulla terra – un posto dove posso stare e lottare per accelerare il giorno della libertà industriale e della giustizia sociale.

Sì, compagni, il mio cuore è in sintonia con il vostro. Sì, tutti i nostri cuori ora palpitano come un unico grande cuore che risponde al grido di battaglia della rivoluzione sociale. Qui, in questa assemblea attenta e stimolante, i nostri cuori sono con i bolscevichi di Russia. Quegli eroici uomini e donne, quei compagni invincibili, con il loro incomparabile valore e sacrificio hanno dato nuovo lustro alla fama del movimento internazionale. Questi nostri compagni russi hanno fatto sacrifici maggiori, hanno sofferto di più e hanno versato più sangue eroico di qualsiasi altro numero di uomini e donne in qualsiasi parte del mondo; hanno gettato le fondamenta della prima vera democrazia che abbia mai respirato in questo mondo. E il primo atto della trionfante Rivoluzione russa è stato quello di proclamare uno stato di pace con tutta l’umanità, accompagnato da un fervente appello morale, non ai re, non agli imperatori, ai governanti o ai diplomatici, ma ai popoli di tutte le nazioni. Qui c’è il respiro stesso della democrazia, la quintessenza della libertà nascente. La Rivoluzione russa ha proclamato il suo glorioso trionfo nel suo appello squillante e ispiratore ai popoli di tutta la terra. In uno spirito umano e fraterno, la nuova Russia, finalmente emancipata dalla maledizione dei secoli, ha invitato tutte le nazioni impegnate nella spaventosa guerra, le Potenze Centrali e gli Alleati, a inviare rappresentanti ad una conferenza per stabilire termini di pace giusti e duraturi. Questa era l’occasione suprema per sferrare il colpo che avrebbe reso il mondo sicuro per la democrazia. C’è stata una risposta a questo nobile appello che in un giorno a venire sarà scritto a lettere d’oro nella storia del mondo? C’è stata una risposta a quell’appello per la pace universale? No, le nazioni cristiane impegnate nel terribile massacro non vi prestarono la minima attenzione.

Si sono accusati Lenin e Trotsky e i leader della rivoluzione di essere stati dei traditori, di aver stipulato una pace traditrice con la Germania. Consideriamo brevemente questa affermazione. Al momento della rivoluzione la Russia era in guerra da tre anni. Sotto lo zar aveva perso più di quattro milioni di soldati malvestiti, male equipaggiati e mezzo affamati, uccisi sul campo di battaglia o resi invalidi. Era assolutamente in bancarotta. I suoi soldati erano per lo più senza armi. Questo era ciò che era stato lasciato in eredità alla rivoluzione dallo zar e dal suo regime; e di questa condizione Lenin e Trotsky non erano responsabili, né lo erano i bolscevichi. Di questo spaventoso stato di cose erano responsabili solo lo zar e la sua putrida burocrazia. Quando i bolscevichi presero il potere e frugarono negli archivi, trovarono ed esposero i trattati segreti, quelli stipulati tra lo zar e il governo francese, il governo britannico e il governo italiano, che proponevano, dopo la vittoria, di smembrare l’Impero tedesco e distruggere le Potenze centrali. Questi trattati non sono mai stati negati né ripudiati. La stampa americana ne ha parlato pochissimo. Ho una copia di questi trattati, che dimostrano che lo scopo degli Alleati è esattamente quello delle Potenze Centrali, ovvero la conquista e il saccheggio delle nazioni più deboli, che è sempre stato lo scopo della guerra.

Nel corso della storia le guerre sono state condotte per la conquista e il saccheggio. Nel Medioevo, quando i signori feudali che abitavano i castelli le cui torri sono ancora visibili lungo il Reno decisero di ampliare i loro domini, di aumentare il loro potere, il loro prestigio e la loro ricchezza, si dichiararono guerra l’un l’altro. Ma non andarono loro stessi in guerra, così come non vanno in guerra i moderni signori feudali, i baroni di Wall Street. I baroni feudali del Medioevo, i predecessori economici dei capitalisti dei nostri giorni, dichiaravano tutte le guerre. E i loro miseri servi della gleba combattevano tutte le battaglie. Ai poveri e ignoranti servi della gleba era stato insegnato a venerare i loro padroni; a credere che quando i loro padroni si dichiaravano guerra l’un l’altro, era loro dovere patriottico precipitarsi l’uno sull’altro e sgozzarsi a vicenda per il profitto e la gloria dei signori e dei baroni che li disprezzavano. Questa è la guerra in poche parole. La classe padronale ha sempre dichiarato le guerre; la classe dominata ha sempre combattuto le battaglie. La classe padronale ha avuto tutto da guadagnare e niente da perdere, mentre la classe dominata non ha avuto niente da guadagnare e tutto da perdere, soprattutto la propria vita.

Vi hanno sempre insegnato e addestrato a credere che fosse vostro dovere patriottico andare in guerra e farvi massacrare ai loro ordini. Ma in tutta la storia del mondo voi, il popolo, non avete mai avuto voce in capitolo nel dichiarare la guerra e, per quanto possa sembrare strano, nessuna guerra di nessuna nazione in nessuna epoca è mai stata dichiarata dal popolo.

E qui vorrei sottolineare il fatto – che non verrà mai troppo ripetuto – che la classe operaia che combatte tutte le battaglie, la classe operaia che compie i sacrifici supremi, la classe operaia che versa gratuitamente il proprio sangue e fornisce i cadaveri, non ha mai avuto voce in capitolo né nel dichiarare la guerra né nel fare la pace. È la classe dominante a fare invariabilmente entrambe le cose. Solo loro dichiarano la guerra e solo loro fanno la pace.

Non siete voi a dover ragionare sul perché.

Voi non dovete far altro che morire.

Questo è il loro motto e noi ci opponiamo da parte dei lavoratori di questa nazione che si stanno risvegliando.

Se la guerra è giusta, che sia dichiarata dal popolo. Voi che avete la vita da perdere, avete certamente più di tutti il diritto di decidere la questione epocale della guerra o della pace.

Rose Pastor Stokes! E quando pronuncio il suo nome mi tolgo il cappello. Ecco un’altra compagna eroica e ispiratrice. Aveva i suoi milioni di dollari a disposizione. La sua ricchezza l’ha forse frenata anche solo per un istante? Al contrario, la sua suprema devozione alla causa superava qualsiasi considerazione di natura finanziaria o sociale. Andò coraggiosamente a perorare la causa della classe operaia e il suo coraggio fu ricompensato con una condanna a dieci anni di penitenziario. Pensateci! Dieci anni! Quale atroce crimine aveva commesso? Quali cose spaventose aveva detto? Lasciatemi rispondere candidamente. Non ha detto nulla di più di quanto ho detto qui questo pomeriggio. Voglio ammettere – voglio ammettere senza riserve – che se Rose Pastor Stokes è colpevole di un crimine, lo sono anch’io. Se ella è colpevole per il ruolo coraggioso che ha assunto in questo periodo di prove per le anime umane, non sarò così vile da dichiarare la mia innocenza. E se lei deve essere mandata in penitenziario per dieci anni, lo devo anch’io, senza alcun dubbio.

Che cosa ha detto Rose Pastor Stokes? Ha detto che un governo non può servire contemporaneamente gli approfittatori e le vittime degli approfittatori. Non è forse vero? Certamente sì e nessuno può contestarlo con successo.

Roosevelt ha detto mille volte di più sul suo stesso giornale, il Kansas City Star. Roosevelt ha detto con vanto l’altro giorno che se fosse andato in prigione sarebbe stato ascoltato. Sa benissimo che non corre alcun rischio di andare in prigione. Sta astutamente preparando i suoi fili per la nomination repubblicana del 1920 ed è un esperto nel fare l’appello del demagogo. Farebbe di tutto per screditare l’amministrazione Wilson, per attribuire a sé stesso e al suo partito tutti i meriti. Questa è l’unica rivalità che esiste tra i due vecchi partiti capitalisti – il Partito Repubblicano e il Partito Democratico – i gemelli politici della classe dominante. Non ci saranno attriti tra loro quest’autunno. Sono tutti patrioti in questa campagna e si uniranno per impedire l’elezione di qualsiasi sleale socialista. Non ho mai sentito nessuno parlare di differenze tra questi corrotti partiti capitalisti. Voi ne conoscete? Io no di certo. La situazione è che uno è dentro e l’altro sta cercando di entrare, e questa è sostanzialmente l’unica differenza tra loro.

Rose Pastor Stokes non ha mai pronunciato una parola che non avesse il diritto legale e costituzionale di pronunciare. Ma il suo messaggio al popolo, il messaggio che ha smosso i loro pensieri e aperto gli occhi, deve essere soppresso; la sua voce deve essere messa a tacere. Così è stata prontamente sottoposta ad un processo farsa e condannata al penitenziario per dieci anni. La sua condanna era scontata. Il processo di un socialista in un tribunale capitalista è, nel migliore dei casi, una vicenda farsesca. Che possibilità aveva in un tribunale con una giuria confezionata e uno strumento delle corporation sullo scranno del giudice? Neanche una al mondo. E così va in penitenziario per dieci anni, se portano a termine il loro brutale e vergognoso programma caritatevole. Da parte mia non credo che lo faranno. Anzi, sono sicuro che non lo faranno. Se la guerra finisse domani, le porte delle prigioni si aprirebbero alla nostra gente. Vogliono semplicemente mettere a tacere la voce della protesta durante la guerra.

Che complimento per il movimento socialista essere così perseguitato per amore della verità! Solo la verità renderà il popolo libero. E per questo motivo non si deve permettere che la verità raggiunga il popolo. La verità è sempre stata pericolosa per il dominio dei disonesti, degli sfruttatori, dei predoni. Quindi la verità deve essere soppressa senza pietà. È per questo che stanno cercando di distruggere il movimento socialista; e ogni volta che sferrano un colpo aggiungono mille nuove voci alle schiere che proclamano che il socialismo è la speranza dell’umanità ed è venuto per emancipare il popolo dalla sua ultima forma di servitù.

Che buono questo sorso di acqua fresca dalla mano di un compagno! È rinfrescante come se si trovasse nel deserto. E com’è bello guardare i vostri volti raggianti questo pomeriggio! Mi sembrate davvero belli, ve lo assicuro. E sono felice che siate così tanti. La vostra tribù è aumentata incredibilmente da quando sono arrivato qui. Prima eravate così pochi e lontani. Qualche anno fa, quando entravi in una città, la prima cosa che dovevi fare era vedere se riuscivi a trovare un socialista; ed eri piuttosto fortunato se ne trovavi uno prima di lasciare la città. Se era l’unico ed era ancora in vita, era considerato un pioniere e un apripista; occupava un posto d’onore nella vostra stima ed aveva un posto nel cuore di tutti quelli che venivano dopo di lui. Oggi è molto diverso. È difficile lanciare un sasso nel buio senza colpire un socialista. Sono ovunque in numero crescente; e che meravigliosi cambiamenti stanno avvenendo nel popolo!

Alcuni anni fa dovevo parlare a Warren, in questo Stato. Si dava il caso che fosse il momento dell’assassinio del presidente McKinley. Come tutti gli altri, deplorai quel tragico evento. Non c’è un socialista che si sarebbe reso colpevole di quel crimine. Noi non attacchiamo gli individui. Non cerchiamo di vendicarci di chi si oppone alla nostra fede. Non siamo in lotta con gli individui in quanto tali. Siamo capaci di compatire coloro che ci odiano. Non li odiamo, li conosciamo meglio; daremmo loro liberamente una tazza d’acqua se ne avessero bisogno. Non c’è spazio nei nostri cuori per l’odio, se non per il sistema, il sistema sociale in cui è possibile per un uomo accumulare una fortuna strepitosa senza fare nulla, mentre milioni di altri soffrono e lottano e agonizzano e muoiono per le necessità dell’esistenza.

Il presidente McKinley, come ho già detto, era stato assassinato. Fui il primo a parlare a Portsmouth, essendomi prenotato lì qualche tempo prima dell’assassinio. Immediatamente i ministri cristiani di Portsmouth si riunirono in seduta straordinaria e approvarono una risoluzione in cui si dichiarava che «Debs, più di ogni altra persona, era responsabile dell’assassinio del nostro amato Presidente». Secondo questi parroci patriottici, il crimine è stato commesso a causa della dottrina che Debs predicava, e così questa pia nobiltà, i seguaci del mite e umile Nazareno, hanno concluso che non mi doveva essere permesso di entrare in città. E fecero emettere al sindaco un’ordinanza in tal senso. Tuttavia, ci andai poco dopo. Dovevo parlare a Warren, dove il cugino del presidente McKinley era direttore delle poste. Andai lì e mi registrai. Subito dopo fui invitato a lasciare l’albergo. Quel giorno ero estremamente sgradito. Mi fu notificato che la sala non sarebbe stata aperta e che non mi sarebbe stato permesso di parlare. L’unico socialista rimasto in città – e vi è rimasto solo perché non sapevano che fosse lì – comunicò al sindaco che avrei parlato a Warren quella sera, come da programma, o che sarei partito in una cassa per il viaggio di ritorno.

Il Grande Esercito della Repubblica convocò una riunione speciale e poi marciò verso la sala in uniforme completa e occupò i posti davanti per farmi tacere se il mio discorso non fosse stato di loro gradimento. Tuttavia, mi recai nella sala, la trovai aperta e tenni il mio discorso. Non ci fu alcuna interruzione. Dissi al pubblico con franchezza chi era il responsabile dell’assassinio del Presidente. Dissi: «Finché ci sarà miseria causata dalla rapina alla base, ci sarà assassinio in cima». Gli dimostrai, con prove soddisfacenti, che il responsabile era il loro stesso sistema capitalistico, che aveva impoverito e brutalizzato gli antenati del povero ragazzo scriteriato che aveva assassinato il Presidente. Sì, quella sera feci il mio discorso e fu ben accolto, ma quando me ne andai ero ancora un “cittadino indesiderato”.

Alcuni anni dopo tornai a Warren. Sembrava che tutta la popolazione fosse in strada per l’occasione. Fui accolto a braccia aperte. Non ero più un demagogo, né un fanatico o un cittadino indesiderato. Ero diventato estremamente rispettabile semplicemente perché i socialisti erano aumentati di numero e il socialismo era cresciuto in influenza e potere. Se mai dovessi diventare del tutto rispettabile, sarò abbastanza sicuro di essere sopravvissuto a me stesso.

Sono le minoranze che hanno fatto la storia di questo mondo. Sono i pochi che hanno avuto il coraggio di prendere il loro posto sulla linea del fronte; che sono stati abbastanza sinceri con sé stessi da dire la verità che avevano dentro; che hanno osato opporsi all’ordine stabilito delle cose; che hanno sposato la causa dei poveri che soffrono e che lottano; che hanno sostenuto senza badare alle conseguenze personali la causa della libertà e della rettitudine. Sono loro, i pochi eroici e con spirito di sacrificio che hanno fatto la storia della razza e che hanno aperto la strada dalla barbarie alla civiltà. I molti preferiscono rimanere nel lato popolare. Non hanno il coraggio e la lungimiranza per unirsi ad una minoranza disprezzata che si batte per un principio; non hanno la fibra morale che resiste, sopporta e infine vince. Vanno compatiti e non trattati con disprezzo, perché non possono fare a meno della loro codardia. Ma, grazie a Dio, in ogni epoca e in ogni nazione ci sono stati i pochi e autonomi coraggiosi, e sono stati sufficienti al loro compito storico; e noi, che siamo qui oggi, siamo infinitamente in obbligo nei loro confronti perché hanno sofferto, si sono sacrificati, sono andati in prigione, si sono fatti spezzare le ossa sulla ruota, sono stati bruciati sul rogo e le loro ceneri sono state disperse al vento dalle mani dell’odio e della vendetta nella loro lotta per lasciare a noi un mondo migliore di quello che hanno trovato per loro stessi. Siamo eternamente in obbligo nei loro confronti a causa di ciò che hanno fatto e di ciò che hanno sofferto per noi e l’unico modo in cui possiamo adempiere a tale obbligo è fare del nostro meglio per coloro che verranno dopo di noi. Questo è l’alto scopo di ogni socialista sulla terra. Ovunque essi sono animati dagli stessi alti princìpi; ovunque hanno gli stessi nobili ideali; ovunque si stringono le mani al di là dei confini nazionali; ovunque si chiamano l’un l’altro Compagno, la parola benedetta che nasce dal cuore dell’unità e che sboccia come un fiore sulle labbra. Ogni giorno che passa essi si avvicinano sempre di più lungo tutta la linea di combattimento, conducendo la guerra santa della classe operaia del mondo contro la classe dominante e sfruttatrice del mondo. Commettono molti errori e da tutti traggono insegnamento. Incontrano numerose sconfitte e ne escono rafforzati. Non fanno mai un passo indietro.

Il cuore dell’Internazionale Socialista non batte mai in ritirata.

Essi avanzano, qui, là e ovunque, in tutte le zone che circondano il mondo. Ovunque questi lavoratori che si stanno risvegliando, questi proletari coscienti della loro classe, questi coraggiosi figli e figlie dell’onesta fatica stanno proclamando la lieta novella dell’imminente emancipazione, ovunque i loro cuori sono in sintonia con la causa più sacra che abbia mai sfidato uomini e donne all’azione in tutta la storia del mondo. Ovunque si muovono verso la democrazia e verso l’alba; marciano verso l’alba, con i volti illuminati dalla luce del giorno che verrà. Sono i socialisti, i crociati più zelanti ed entusiasti che il mondo abbia mai conosciuto. Stanno facendo la storia che illuminerà l’orizzonte delle generazioni future, perché la loro missione è l’emancipazione della razza umana. Sono stati disprezzati, ridicolizzati, perseguitati, imprigionati e hanno sofferto la morte, ma sono bastati a sé stessi e alla loro causa, e il loro trionfo finale è solo una questione di tempo.

Volete affrettare il giorno della vittoria? Unitevi al Partito Socialista! Non aspettate domani. Iscrivetevi ora! Iscrivete il vostro nome senza paura e prendete il vostro posto al quale appartenete. Non potete fare il vostro dovere per delega. Dovete farlo voi stessi e farlo in modo onesto e poi, quando vi guarderete in faccia, non avrete occasione di arrossire. Saprete cosa significa essere un vero uomo o una vera donna. Non perderete nulla e guadagnerete tutto. Non solo non perderete nulla, ma troverete qualcosa di infinito valore, e questo qualcosa sarete voi stessi. E questo è il vostro bisogno supremo: trovare voi stessi, conoscere davvero voi stessi e il vostro scopo nella vita.

In questo momento avete bisogno soprattutto di sapere che siete adatti a qualcosa di meglio della schiavitù e della carne da cannone. Avete bisogno di sapere che non siete stati creati per lavorare e produrre e impoverirvi per arricchire un ozioso sfruttatore. Dovete sapere che avete una mente da elevare, un’anima da sviluppare e una virilità da sostenere.

Dovete sapere che è vostro dovere elevarvi al di sopra del piano animale dell’esistenza. Dovete sapere che è vostro dovere conoscere la letteratura, la scienza e l’arte. Dovete sapere che vi trovate sull’orlo di un nuovo grande mondo. Dovete entrare in contatto con i vostri compagni e le vostre compagne di lavoro e prendere coscienza dei vostri interessi, dei vostri poteri e delle vostre possibilità come classe. Dovete sapere che appartenete alla grande maggioranza dell’umanità. Dovete sapere che finché sarete ignoranti, finché sarete indifferenti, finché sarete apatici, non organizzati e contenti, rimarrete esattamente dove siete. Sarete sfruttati, degradati e dovrete elemosinare un lavoro. Otterrete solo quanto basta per mantenere il vostro lavoro servile e sarete guardati con disprezzo dagli stessi parassiti che vivono e prosperano grazie al vostro sudore e al vostro lavoro non retribuito.

Se volete essere rispettati, dovete cominciare a rispettare voi stessi. Alzatevi in piedi, guardatevi in faccia e vedetevi come uomini! Non lasciatevi cadere nella situazione di quel poveretto che, dopo aver ascoltato un discorso socialista, concluse che anche lui avrebbe dovuto essere socialista. L’argomentazione che aveva ascoltato era inoppugnabile. “Sì”, disse a sé stesso, “tutto ciò che l’oratore ha detto è vero e certamente dovrei aderire al partito”. Ma dopo un po’ lasciò che il suo ardore si raffreddasse e concluse sobriamente che, aderendo al partito, avrebbe potuto far arrabbiare il suo capo e perdere il lavoro. Quindi concluse: “Non posso correre il rischio”. Quella notte dormì da solo. Aveva un peso sulla coscienza che lo portò a fare un sogno terribile. Gli uomini fanno sempre sogni del genere quando tradiscono sé stessi. Un socialista è libero di andare a letto con la coscienza pulita. Va a dormire con la sua virilità e si sveglia e cammina al mattino con il rispetto di sé. Non ha paura e può guardare in faccia il mondo intero, senza tremare e senza arrossire. Ma questo povero debole, a cui mancava il coraggio di eseguire gli ordini della sua ragione e della sua coscienza, fu perseguitato da un sogno sconvolgente e a mezzanotte si svegliò terrorizzato, balzò dal letto ed esclamò: “Mio Dio, non c’è nessuno in questa stanza”. Aveva assolutamente ragione. Non c’era nessuno in quella stanza.

Vi piacerebbe dormire in una stanza dove non c’è nessuno? È una cosa terribile essere nessuno. È certamente uno stato d’animo da cui uscire, prima lo si fa meglio è.

C’è molta speranza per Baker, Ruthenberg e Wagenknecht che sono in carcere a causa delle loro condanne; ma per chi non è nessuno non c’è alcun potere di redenzione. È “dentro” a vita. Chiunque può essere nessuno, ma ci vuole un uomo per essere qualcuno.

Voltare le spalle al corrotto Partito Repubblicano e all’ancor più corrotto Partito Democratico – i lacchè della classe dominante – conta ancora di più dopo che si è usciti da questi partiti capitalisti popolari e corrotti per unirsi a un partito di minoranza che ha un ideale, che si batte per un principio e per una causa. Questo sarà il cambiamento più importante che abbiate mai fatto e verrà il momento in cui mi ringrazierete per avervi dato questo suggerimento. Per me è stato il giorno dei giorni. Lo ricordo bene. Fu come passare dalle tenebre della mezzanotte alla luce del giorno di mezzodì. Arrivò quasi come un lampo e mi trovò pronto. Deve essere stato in un tale lampo che la grande, ribollente, palpitante Russia, preparata da secoli di schiavitù, lacrime e martirio, si è trasformata da un continente oscuro ad una terra di vivida luce.

C’è qualcosa di splendido, che ti sostiene e ti ispira, nella spinta del cuore ad essere fedeli a sé stessi ed al meglio che si conosce, soprattutto in un’ora cruciale della propria vita. Oggi siete nel crogiolo, miei compagni socialisti! Sarete provati dal fuoco, fino a che punto nessuno lo sa. Se siete deboli di fibra e di cuore, sarete persi per il movimento socialista. Dovremo dirvi addio. Non siete la materia di cui sono fatte le rivoluzioni. Ci dispiace per voi, a meno che non siate degli “intellettuali”. Gli “intellettuali”, molti di loro, se ne sono già andati. Non c’è perdita da parte nostra né guadagno dall’altra.

Mi diverte sempre la discussione sul lato “intellettuale” della questione. È lo stesso vecchio standard sotto il quale viene giudicata la base. Che ne sarebbe delle pecore se non avessero un pastore che le conduce fuori dal deserto verso la terra del latte e del miele?

Oh, sì, “Io sono il vostro pastore e voi siete il mio gregge”.

Vorrebbero farci credere che se non avessimo “intellettuali” non avremmo alcun movimento. Vorrebbero che il nostro partito, la base, fosse controllato dai boss “intellettuali” come lo sono i partiti repubblicano e democratico. Questi partiti capitalisti sono gestiti da leader “intellettuali” e la base è composta da pecore che seguono il loro leader fino alla rovina.

Nei partiti repubblicano e democratico non ci si aspetta che voi del gregge comune pensiate. Non solo non è necessario, ma potrebbe portarvi fuori strada. A questo servono i leader “intellettuali”. Loro pensano e voi votate. Loro vanno in carrozza davanti, dove suona la banda, e voi camminate nel fango, portandovi nelle retrovie con grande entusiasmo.

Il sistema capitalista sembra avere grande considerazione e ricompensa per l’intelletto, e i capitalisti si attribuiscono il merito di avere un cervello superiore. Quando ci siamo azzardati a dire che sarebbe arrivato il momento in cui la classe operaia avrebbe governato, hanno risposto senza mezzi termini: “Mai! Per governare ci vuole cervello”. Gli operai ovviamente non ne hanno. E certamente si sforzano di dimostrarlo quando sostengono fieramente i partiti politici dei loro padroni, sotto la cui amministrazione sono tenuti in povertà e servitù.

Il governo sta ora gestendo le sue ferrovie per una più efficace prosecuzione della guerra. La proprietà privata è completamente fallita e il governo è dovuto intervenire in soccorso. Abbiamo sempre detto che il popolo dovrebbe possedere le ferrovie e gestirle a beneficio del popolo. Lo sostenevamo già vent’anni fa. Ma i capitalisti e i loro scagnozzi si sono opposti con forza. “Bisogna avere un cervello per gestire le ferrovie”, hanno replicato con scherno. Ebbene, l’altro giorno McAdoo, il governatore generale delle ferrovie gestite dal governo, ha licenziato tutti i presidenti con stipendi elevati e gli altri dipendenti in soprannumero. In altre parole, ha licenziato i “cervelli”, eppure tutti i treni sono arrivati e partiti in orario. Avete notato qualche cambiamento in peggio da quando i “cervelli” se ne sono andati? Ora è un sistema senza cervello, gestito da “mani”. Ma molto più efficiente di quanto non fosse prima gestito dai cosiddetti “cervelli”. E questo determina in modo inequivocabile la qualità dei loro vantati e costosi “cervelli” capitalisti. È di quel tipo che si può trovare a cifre ragionevoli sul mercato. Si sono sempre attribuiti il merito di avere un cervello superiore e hanno attribuito a questo il motivo della supremazia della loro classe. È vero che hanno quel cervello che rivela l’astuzia della volpe, del lupo, ma per quanto riguarda il cervello che denota la vera intelligenza e la misura della capacità intellettuale sono le persone più tristemente ignoranti della terra. Datemi un centinaio di capitalisti, così come li trovate qui in Ohio, e lasciate che faccia loro una dozzina di semplici domande sulla storia del loro Paese e vi dimostrerò che sono ignoranti e illetterati come tutti quelli che potete trovare nella cosiddetta classe inferiore. Conoscono poco la storia, sono estranei alla scienza, ignorano la sociologia e sono ciechi di fronte all’arte, ma sanno come sfruttare, come spennare, come derubare, e lo fanno con una sanzione legale. Procedono sempre legalmente perché la classe che ha il potere di rapinare su larga scala ha anche il potere di controllare il governo e di legalizzare la propria rapina. Mi dispiace che la mancanza di tempo mi impedisca di discutere più a lungo questo lato della questione.

Si parla continuamente del vostro dovere patriottico. Non si preoccupano del loro, ma del vostro dovere patriottico. C’è una differenza decisiva. Il loro dovere patriottico non li porta mai sulla linea di tiro o in trincea.

E ora, tra le altre cose, vi esortano a “coltivare” gli orti di guerra, mentre allo stesso tempo un rapporto governativo sulla guerra appena pubblicato mostra che praticamente il 52% del suolo arabile e coltivabile è tenuto fuori uso da proprietari terrieri, speculatori e profittatori. Essi stessi non coltivano la terra. Non potrebbero farlo nemmeno se lo volessero. Né permettono ad altri di coltivarla. Lo tengono inutilizzato per arricchirsi, per intascare milioni di dollari di utili non guadagnati. Chi è che rende preziosa questa terra mentre viene recintata e tenuta fuori uso? È il popolo. Chi intasca questo enorme accumulo di valore? I proprietari terrieri. E questi proprietari, che non faticano e non coltivano, sono i primi tra i “patrioti” americani.

Di passata suggerisco di fermarsi un attimo a riflettere sul termine “proprietario terriero”. “LANDLORD!” Signore della terra! Il signore della terra è davvero un superpatriota. Questo signore che praticamente possiede la terra vi dice che stiamo combattendo questa guerra per rendere il mondo sicuro per la democrazia – lui che esclude tutta l’umanità dal suo dominio privato; lui che trae profitto a spese delle persone che sono state uccise e mutilate a migliaia, con la scusa di essere il grande patriota americano. È lui, questo stesso patriota, ad essere in realtà l’arcinemico del popolo; è lui che dovete spazzare via dal potere. È lui che rappresenta una minaccia per la vostra libertà e il vostro benessere molto più grande degli Junker prussiani dall’altra parte dell’Oceano Atlantico.

Il 52% della terra è inutilizzato, secondo i loro stessi dati! Vi dicono che c’è un’allarmante carenza di farina e che dovete produrne di più. Vi dicono anche che dovete risparmiare il grano per poterne esportare di più per i soldati che combattono dall’altra parte dell’oceano, mentre metà della vostra terra coltivabile è tenuta fuori uso dai proprietari terrieri e dagli approfittatori. Cosa ne pensate?

Ancora, vi dicono che c’è una carestia di carbone nello Stato dell’Ohio. Lo Stato dell’Indiana, dove vivo, è in gran parte pieno di carbone. C’è praticamente una fornitura inesauribile. Il carbone si trova sotto i nostri piedi. È a portata di mano tutto intorno a noi, tutto quello che possiamo usare e anche di più. Ed ecco i minatori, pronti ad entrare nelle miniere. Ecco i macchinari pronti ad essere messi in funzione per aumentare la produzione a qualsiasi capacità desiderata. E tre settimane fa un funzionario nazionale degli United Mine Workers ha rilasciato e pubblicato una dichiarazione al Dipartimento del Lavoro del governo degli Stati Uniti in cui si afferma che ai 600.000 minatori degli Stati Uniti in questo momento, mentre si parla di carestia di carbone, non è permesso lavorare più di metà tempo. Sono stato in giro per l’Indiana per molti anni. Sono stato spesso nei giacimenti di carbone; più volte ho visto i minatori inattivi mentre allo stesso tempo c’era scarsità di carbone.

Ti dicono che devi comprare subito il carbone, che se non lo fai rischi di congelare il prossimo inverno. Allo stesso tempo vi fanno pagare il triplo per il vostro carbone… Oh, sì, questo dovrebbe andarvi alla perfezione se votate il ticket repubblicano o quello democratico e credete nella proprietà privata delle miniere di carbone e nella loro gestione per il profitto privato.

Essendo le miniere di carbone di proprietà privata, gli operatori vogliono una scarsità di carbone per poter aumentare i prezzi e arricchirsi di conseguenza. Se si estraesse carbone in abbondanza, i prezzi sarebbero più bassi e questo non converrebbe ai proprietari delle miniere. I prezzi salgono e i profitti aumentano quando c’è scarsità di carbone.

È inoltre evidente la collusione tra i proprietari delle miniere e le ferrovie. I proprietari delle miniere dichiarano che non ci sono vagoni, mentre i ferrovieri insistono che non c’è carbone. E tra di loro ingannano, frodano e derubano il popolo.

Illustriamo un punto fondamentale. Qui c’è carbone in grandi giacimenti tutto intorno a noi; qui ci sono i minatori e i macchinari di produzione. Perché ci dovrebbe essere una carestia di carbone da un lato e un esercito di minatori inoperosi e affamati dall’altro? Non è forse una situazione incredibilmente stupida, uno stato di cose quasi idiota se non criminale?

Noi socialisti diciamo: “Prendete possesso delle miniere in nome del popolo”. Mettete i minatori al lavoro e date ad ogni minatore l’equivalente di tutto il carbone che produce. Riducete la giornata lavorativa in proporzione allo sviluppo dei macchinari produttivi. Questo risolverebbe subito la questione della carestia di carbone e dei minatori inattivi. Ma è una proposta troppo semplice e il popolo non la accetterà. Arriverà però il momento in cui il popolo sarà spinto ad agire in questo modo, perché non c’è altra soluzione efficace e permanente del problema.

Nel sistema attuale il minatore, uno schiavo salariato, scende in un pozzo profondo 300 o 400 piedi. Lavora duramente e produce una tonnellata di carbone. Ma non ne possiede nemmeno un grammo. Quel carbone appartiene a qualche plutocrate proprietario di una miniera che può trovarsi a New York o navigare in alto mare con il suo yacht privato; oppure può essere a spasso con i reali nelle capitali d’Europa, ed è lì che la maggior parte di loro si trovava prima della dichiarazione di guerra. Il cosiddetto capitano d’industria che vive a Parigi, Londra, Vienna o in qualche altro centro d’allegria non deve lavorare per godere del lusso. Egli possiede le miniere e potrebbe anche possedere i minatori.

È lì che voi lavoratori siete e rimarrete finché darete il vostro sostegno ai partiti politici dei vostri padroni e sfruttatori. Voi votate affinché questi minatori siano senza un lavoro e per ridurli a vassalli delle corporation e a poveri.

Noi socialisti diciamo: “Prendete possesso delle miniere, chiamate il minatore a lavorare e restituitegli l’equivalente del valore del suo prodotto”. Egli può quindi costruirsi una casa confortevole, viverci e godersela con la sua famiglia. Potrà fornire a sé stesso, a sua moglie e ai suoi figli vestiti – vestiti buoni, non scadenti –, cibo sano in abbondanza, istruzione per i bambini e la possibilità di vivere una vita da esseri umani civilizzati, mentre allo stesso tempo il popolo otterrà il carbone ad un prezzo pari a quello che costa estrarlo.

Naturalmente questo sarebbe socialismo, per quanto ne so. Ma voi non siete a favore di questo programma. È troppo visionario perché è così semplice e pratico. Quindi dovrete continuare ad aspettare l’inverno per avere il vostro carbone e poi pagarlo il triplo perché insistete a votare un ticket capitalista e a dare il vostro sostegno all’attuale sistema di schiavitù salariata. Il problema con voi è che siete ancora in uno stato mentale capitalista.

Lincoln disse: “Se vuoi quella cosa, quella è la cosa che vuoi”; e la otterrai a tuo piacimento. Ma un bel giorno vi sveglierete e vi renderete conto che è necessario un cambiamento e vi chiederete perché non l’avete capito prima. Sì, un cambiamento è certamente necessario, non solo un cambiamento di partito, ma un cambiamento di sistema; un cambiamento dalla schiavitù alla libertà e dal dispotismo alla democrazia, ampia come il mondo. Quando questo cambiamento finalmente arriverà, passeremo dalla brutalità alla fratellanza, e per realizzarlo dobbiamo educare e organizzare i lavoratori industrialmente e politicamente, ma non lungo le linee di mestiere a zig zag tracciate da Gompers, che per tutta la sua carriera ha favorito la classe padronale. Oggi non si sente mai la stampa capitalista parlare di lui se non con elogi e adulazioni. Recentemente è salito alla ribalta come patriota. Non lo si trova mai dalla parte impopolare di una grande questione. È sempre un conservatore, soddisfatto di lasciare che la questione del Lavoro venga alla fine risolta al tavolo dei banchetti con Elihu Root, Andrew Carnegie e il resto dei federatori civici[8] plutocratici. Quando bevono vino e fumano sigari di crumiraggio insieme, per quanto li riguarda la questione del Lavoro è risolta.

E mentre lodano Gompers, denunciano gli IWW. Sono pochi gli uomini che hanno il coraggio di dire una parola a favore degli IWW. Io l’ho fatto. Lasciatemi dire che ho un grande rispetto per gli IWW. Molto più grande di quello che ho per i loro infami detrattori.

Ascoltate! È stato appena pubblicato un opuscolo intitolato La verità sugli IWW. È stato pubblicato dopo una lunga e approfondita indagine da parte di cinque uomini di indiscussa levatura nel mondo capitalista. A capo di questi investigatori c’era il professor John Graham Brooks dell’Università di Harvard, e accanto a lui John A. Fish [Fitch] del Survey of the Religious Organizations di Pittsburgh, e il signor Bruere, investigatore del governo. Cinque di questi uomini di spicco hanno condotto un esame imparziale degli IWW. Per citare le loro stesse parole, hanno “seguito le loro tracce”. Hanno esaminato le loro azioni a partire da Bisbee, dove i “patrioti”, i codardi uomini d’affari, gli arci-criminali, hanno costituito la folla che ha deportato 1.200 lavoratori nelle condizioni più brutali, accusandoli di essere membri degli IWW quando sapevano che era falso.

È sufficiente etichettare un uomo come “IWW” per farlo linciare come hanno fatto con Praeger, un uomo assolutamente innocente. Era un socialista e portava un nome tedesco, e questo era il suo crimine. Si è sparsa la voce che fosse sleale ed è stato prontamente catturato e linciato dalla folla codarda dei cosiddetti “patrioti”.

La guerra rende possibili tutti questi crimini e oltraggi. E la guerra arriva nonostante il popolo. Quando Wall Street dice guerra, la stampa dice guerra e il pulpito segue prontamente con il suo Amen. In ogni epoca il pulpito è stato dalla parte dei governanti e non dalla parte del popolo. Questo è uno dei motivi per cui i predicatori denunciano così ferocemente gli IWW.

Prendetevi il tempo di leggere questo opuscolo sugli IWW. Non prendete per buone le parole di Wall Street e della sua stampa. Leggete questo rapporto di cinque uomini imparziali e altamente rispettabili che hanno fatto la loro indagine per conoscere la verità e per poterla dire al popolo americano. Essi dichiarano che gli IWW in tutta la loro carriera non hanno mai commesso tanta violenza contro la classe dominante quanta ne ha commessa la classe dominante contro gli IWW.

Non state leggendo nessun articolo della stampa quotidiana sul processo di Chicago, vero? All’inizio del processo erano soliti pubblicare ampi resoconti e blaterare su ciò che si proponevano di dimostrare contro gli IWW, definendolo una gigantesca cospirazione contro il governo. Il processo è andato avanti fino a quando non hanno esaurito tutte le loro testimonianze e non hanno ancora dimostrato la violenza in un solo caso. No, nemmeno uno! Sono del tutto privi di testimonianze incriminanti, eppure 112 uomini sono sul banco degli imputati dopo essere rimasti in carcere per mesi senza l’ombra di un crimine a loro carico, se non quello di appartenere agli IWW. Questo è sufficiente, a quanto pare, per condannare qualsiasi uomo per qualsiasi crimine e mandare il suo corpo in prigione e la sua anima all’inferno. Basta sussurrare il nome degli IWW per essere bollati come sleali. E la ragione di ciò va interamente a merito degli IWW, perché qualunque sia l’accusa mossa nei loro confronti, gli IWW hanno sempre lottato per chi stava più in basso. Ed è per questo che Haywood è disprezzato e perseguito mentre Gompers è lodato e glorificato dalla stessa banda.

Ora, ciò di cui voi lavoratori avete bisogno è di organizzarvi, non secondo linee di mestiere, ma secondo linee industriali rivoluzionarie. Tutti i lavoratori di una determinata industria, indipendentemente dal mestiere o dall’occupazione, dovrebbero appartenere ad un unico sindacato.

L’azione politica e l’azione industriale devono integrarsi e sostenersi a vicenda. Non voterete mai per la Repubblica Socialista. Dovrete gettare le sue fondamenta nell’organizzazione industriale. L’unione industriale è la precorritrice della democrazia industriale. La democrazia industriale nasce nell’officina, dove i lavoratori sono associati. Organizzatevi in base alle vostre industrie! Riunitevi in ogni comparto del servizio industriale! Uniti e agendo insieme per il bene comune, il vostro potere è invincibile.

Quando vi sarete organizzati industrialmente, imparerete presto che potete gestire e far funzionare l’industria. Vi renderete presto conto che non avete bisogno dei padroni e degli sfruttatori. Sono semplicemente dei parassiti. Non sono loro ad impiegarvi, come immaginate, ma siete voi ad impiegarli affinché prendano da voi ciò che producete, ed è questa la loro funzione nell’industria. Potete certamente fare a meno di loro in questa veste. Non avete bisogno di loro per il vostro lavoro. Non potrete mai essere liberi se lavorate e vivete a loro discrezione. Dovete possedere i vostri strumenti e allora potrete controllare i vostri lavori, godere dei prodotti del vostro lavoro ed essere uomini liberi invece che schiavi industriali.

Organizzatevi industrialmente e rendete completa la vostra organizzazione. Poi unitevi nel Partito Socialista. Votate come scioperate e scioperate come votate.

Il vostro sindacato e il vostro partito abbracciano la classe operaia. Il Partito Socialista esprime gli interessi, le speranze e le aspirazioni dei lavoratori di tutto il mondo.

Portate i vostri compagni di lavoro nell’unione industriale e nel partito politico a cui giustamente appartengono, soprattutto quest’anno, un anno storico in cui le forze del Lavoro si affermeranno come mai prima d’ora. Questo è l’anno che richiede uomini e donne che abbiano il coraggio, la virilità e la femminilità di fare il proprio dovere.

Entrate nel Partito Socialista e prendete posto nelle sue fila; aiutate a ispirare i deboli e a rafforzare i vacillanti, e fate la vostra parte per accelerare l’arrivo di un giorno più luminoso e migliore per tutti noi.

Quando ci uniremo e agiremo insieme sul campo industriale e quando voteremo insieme il giorno delle elezioni, svilupperemo il potere supremo dell’unica classe che può portare e che porterà la pace permanente nel mondo. Avremo allora l’intelligenza, il coraggio e la forza per il nostro grande compito. A tempo debito l’industria sarà organizzata su base cooperativa. Conquisteremo il potere pubblico. Allora trasferiremo i titoli di proprietà delle ferrovie, delle linee telegrafiche, delle miniere, delle fabbriche e delle grandi industrie al popolo nella sua capacità collettiva; prenderemo possesso di tutti questi servizi sociali in nome del popolo. Avremo allora una democrazia industriale. Saremo una nazione libera, il cui governo sarà del, da e per il popolo.

Ed ora tutti noi dobbiamo fare il nostro dovere! La diana squilla nelle nostre orecchie e non possiamo esitare senza essere condannati per tradimento verso noi stessi e verso la nostra grande causa.

Non preoccupatevi dell’accusa di tradimento nei confronti dei vostri padroni, ma preoccupatevi del tradimento che coinvolge voi stessi. Siate fedeli a voi stessi e non potrete essere traditori di nessuna buona causa sulla terra.

Sì, a tempo debito andremo al potere in questa nazione e in tutto il mondo. Distruggeremo tutte le istituzioni capitalistiche schiavizzanti e degradanti e le ricreeremo come istituzioni libere ed umanizzanti. Il mondo sta cambiando quotidianamente sotto i nostri occhi. Il sole del capitalismo sta tramontando; il sole del socialismo sta sorgendo. È nostro dovere costruire la nuova nazione e la libera repubblica. Abbiamo bisogno di costruttori industriali e sociali. Noi socialisti siamo i costruttori del bel mondo che sarà. Siamo tutti impegnati a fare la nostra parte. Vi invitiamo, anzi vi sfidiamo oggi pomeriggio, in nome della vostra virilità e femminilità, ad unirvi a noi e a fare la vostra parte.

A tempo debito scoccherà l’ora del trionfo di questa grande causa, la più grande della storia, che proclamerà l’emancipazione della classe operaia e la fratellanza di tutta l’umanità.


NOTE

[*] «Non ho un paese per cui combattere; il mio paese è la terra; e sono cittadino del mondo. […] Non sono un soldato capitalista; sono un rivoluzionario proletario. Non appartengo all’esercito regolare della plutocrazia, ma all’esercito irregolare del popolo. […] Sono contrario a tutte le guerre tranne una; sono favorevole a quella guerra con tutto il cuore e con tutta l’anima, ed è la guerra mondiale della rivoluzione sociale. In quella guerra sono pronto a combattere in qualsiasi modo la classe dominante ritenga necessario, anche sulle barricate». ». E. V. Debs, When I Shall Fight (Appeal to Reason, 11 settembre 1915), Marxists Internet Archive.

[1] Riferimento a Charles Ruthenberg, Alfred Wagenknecht e Charles Baker, membri dell’Ala Sinistra del Partito Socialista Americano accusati ai sensi del Selective Service Act di aver ostacolato la registrazione alla leva in relazione ad un discorso tenuto ad un comizio il 27 maggio 1917. Processati insieme nel luglio 1917, vennero condannati ad un anno di carcere che scontarono nella workhouse di Canton, adiacente al Nimisilla Park.

[2] Appellativo dell’Indiana, lo Stato che diede i natali a Debs.

[3] Appellativo dello Stato dell’Ohio.

[4] Riferimento ironico alla grande spedizione naturalistica e di caccia ad animali selvatici a cui Roosevelt si dedicò una volta concluso il suo secondo mandato.

[5] Espressione idiomatica americana beneaugurante che rende il nostro: “speriamo in bene” o “incrociamo le dita”, tratta dal gioco a dadi denominato craps in cui il 7 e l’11 sono i numeri vincenti.

[6] Non è poi cambiato molto in 108 anni di democratica legislatura borghese: «Nel Senato della Florida è stato presentato un disegno di legge per ridurre le restrizioni all’utilizzo del lavoro minorile. La proposta va nella direzione di consentire il lavoro notturno (anche se il giorno dopo i ragazzi dovessero andare a scuola), di rimuovere il limite di 30 ore di lavoro alla settimana per i sedici-diciassettenni durante il periodo scolastico e il diritto ad una pausa ogni quattro ore. In determinate circostanze, la nuova normativa si applicherebbe anche ai quattordicenni e quindicenni. […] Secondo il senatore repubblicano Jay Collins, che ha presentato la proposta di legge, le nuove norme servirebbero a ripristinare i diritti dei genitori, i soggetti «più adatti» a prendersi cura dei loro ragazzi e dei loro impegni (Financial Times, 8 aprile). È spettato alla senatrice Monique Miller fare ricorso alla prevedibile argomentazione che il lavoro notturno per i minori, la riduzione dei limiti alle loro ore lavorative, l’eliminazione delle pause permetterebbero ai ragazzi «di imparare un mestiere e di prepararsi alla vita» […] La senatrice Miller, tra l’altro, è aderente all’organizzazione Moms for Liberty (mamme per la libertà) che si prefigge di difendere i minori da insidie come la «propaganda gender» e che, nel dicembre 2022, ha partecipato ad un evento antiabortista, insieme a varie espressioni della galassia dell’estrema destra statunitense, dal titolo Protect the Children, proteggete i bambini (il manifesto, 9 aprile). Evidentemente, per questi prodi difensori della famiglia e dell’infanzia, “proteggere i bambini” (soprattutto quando sono figli di altri e sono figli della classe operaia) non implica sottrarli allo sfruttamento capitalistico». “Preparare alla vita” i figli della classe operaia, www.prospettivamarxista.org, aprile 2025.

[7] L’inglese «an‘opening’», accostato a graft (concussione), indica un’occasione/varco per affari illeciti.

[8] Riferimento alla National Civic Federation.

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